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venerdì, 12 Agosto 2022

Covid, farmacie: vaccini antinfluenzali irreperibili, e aumentano le richieste delle mascherine FFP2

04.11.2020 – 18.10 – Con l’ultimo Dpcm del premier Giuseppe Conte si può dire di essere entrati nuovamente in un regime di semi-lockdown, molto vicino per alcune regioni a quello di aprile e comunque problematico anche per altre. Per questo motivo si è voluto effettuare un secondo giro virtuale delle farmacie locali per ‘fotografare’ la situazione attuale e paragonarla a quella riscontrata durante il primo lockdown. Questa volta sono state considerate all’incirca una ventina di farmacie triestine e del goriziano. Ai farmacisti è stato chiesto di indicare criticità o eventuali miglioramenti nella reperibilità dei prodotti e nel rapporto con la clientela, nonché le richieste attuali dei cittadini. Rispetto al primo periodo di marzo/aprile, la gran parte delle farmacie contattate ha evidenziato un numero uguale, se non maggiore, di richieste di mascherine. Quasi la totalità di esse ha confermato di aver avuto un incremento riguardante principalmente i dispositivi chirurgici e FFP2. Queste ultime, in particolare, dal mese di ottobre hanno avuto un enorme successo (maggiore perfino a quello del periodo di primo lockdown). Snobbate, invece, le mascherine in tela, considerate poco igieniche e poco filtranti. Le motivazioni si riscontrano principalmente in una popolazione che appare più informata e preparata riguardo l’uso effettivo dei dispositivi e le reali capacità di protezione. Se nel primo lockdown c’era confusione e difficoltà nel reperirle, attualmente si evidenzia una disponibilità di scorte, con un abbassamento o un equilibrio dei prezzi. A ciò si somma una maggior apprensione per il contagio, ricercando quindi dispositivi più sicuri e utili per luoghi più a rischio, in cui si è a contatto con il pubblico.
La clientela è stata definita come affetta da un clima di psicosi e troppo preoccupata solamente da una delle farmacie contattate, mentre nel resto delle strutture viene riportata una diminuzione dell’ansia e della confusione rispetto al primo periodo. Quasi tutte le farmacie sono concordi, però, nel segnalare nervosismo tra la clientela; mentre per quanto riguarda i riscontri positivi, si considerano le persone più rispettose e a conoscenza delle regole da attuare per la prevenzione del Covid-19.

Ma quali sono i prodotti più richiesti dai cittadini? Sembra che, oltre alle mascherine e ai gel, vadano per la maggiore i farmaci per la febbre (tachipirina, vedi sotto), i prodotti immunostimolanti e gli integratori. Di questi, quercitina e lattoferrina sono i più richiesti, ma “non bisogna pensare siano cure per il Covid”, sottolinea il direttore di una farmacia del goriziano. “Attualmente dobbiamo considerare questi prodotti come un aiuto per rinforzare le difese immunitarie: non possiamo sostituirci ai medici e ricercare rimedi fai-da-te. Inoltre, gli immunostimolanti sono consigliabili solo a chi è in salute, non ha chi ha già il sistema immunitario indebolito”. Infine, una farmacia in particolare ha confermato che “molti vengono a comperare prodotti solo perché sentiti nominare alla televisione: un esempio? Il “boom” del termometro a infrarossi nel mese di marzo, e il pulsossimetro in questo periodo. Il problema è che la metà di coloro che l’hanno richiesto non sa neanche cosa sia”. Insomma, una clientela facilmente influenzabile e che preferisce correre subito in cerca dei ripari.

Quali sono, invece, i prodotti ancora non reperibili? La situazione attuale garantisce una sostanziale tranquillità per quanto riguarda le scorte di gel, dispositivi e medicinali. Viene riferita – in particolare da una farmacia – una criticità di tachipirina segnalata dalla multinazionale che la produce, che però non deve causare allarmismi in quanto non sembra prevista nessuna mancanza. Inoltre, la stessa carenza di tachipirina si era verificata nel mese di marzo/aprile per alcuni giorni, probabilmente per scorte in previsione di restrizioni maggiori. Una seconda segnalazione, da una singola farmacia, riguarda la difficoltà di reperire guanti in lattice e in nitrile: sembra che le difficoltà siano state riscontrate anche dalle grandi ditte italiane che non riescono a trovare la materia prima, il lattice, prodotta principalmente in Vietnam e Cina.
Il grande assente, però, risulta essere ovunque il vaccino antinfluenzale: se difatti quello gratuito distribuito agli studi medici per gli anziani, Over 60, e alle categorie a rischio/con patologie è già arrivato, e non risultano problemi, del vaccino a pagamento nelle farmacie non si ha notizia. Moltissime sono già le prenotazioni, il nervosismo cresce sia da parte della clientela che da parte dei farmacisti che chiedono chiarimenti ma la data resta incerta: c’è chi parla di metà novembre, altri persino di fine mese. Asugi rassicura, comunicando che, “dalle verifiche effettuate risulta che ci saranno a breve nuovi invii e i medici di medicina generale verranno nuovamente riforniti di vaccini”, ma notizie concrete ancora latitano. Una criticità, infine, questa sì “trasversale”, riguarda la giornata del 3 novembre per la zona di Trieste: con la festività di San Giusto, una parentesi per fortuna di pochi giorni, ci si aspettava una maggiore “partecipazione volontaria” al servizio da parte di varie farmacie triestine, che nella giornata di festa sono invece rimaste chiuse. Sebbene, quindi, siano rimaste aperte le tre farmacie di turno previste assieme a svariate altre, il lavoro di chi è rimasto aperto è risultato comunque impegnativo ed il periodo incerto ha portato a un incremento di apprensione e preoccupazione in alcuni cittadini. Nessuno disguido, in concreto.

Ciò che è emerso è quindi un quadro abbastanza omogeneo, sicuramente migliorato rispetto al primo lockdown. Una popolazione abbastanza informata e preparata; farmacie più organizzate che rivelano criticità quasi nulle nel reperimento della merce, tranne che per una grande questione: quella dei vaccini per la quale bisognerà attendere ancora, sperando in una celere risposta.

[m.p.]

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