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lunedì, 3 Ottobre 2022

Limes Club. Il difficile rapporto dell’Italia (e Trieste) con il Nord Africa

10.10.2020 – 08.00 – Lo scenario geopolitico del Nord Africa ricorda quell’aneddoto brechtiano dell’uomo che sega il ramo su cui è seduto: egualmente gli stati coinvolti traggono la propria forza dalle tensioni interne, senza però essere in grado di spegnerne la carica destabilizzante.
Dalla dipendenza dal petrolio, ai conflitti confinari, alla supremazia dell’esercito, proprio quanti sono “difetti” odiati dalle rispettive popolazioni rappresentano al contempo ineludibili punti di forza. A walking contradiction destinata, come nel caso della Libia, allo “schianto” quando il “ramo” si spezza. In questo scenario delicato, l’Italia, nonostante il suo naturale ruolo di potenza marittima, si agita impotente, con un’azione diplomatica erratica e timorosa.
Questa in sostanza l’immagine che emerge dalla prima conferenza inaugurale di Limes Club Trieste, svoltasi ieri in un’affollata, ma distanziata sala dell’ex Ospedale Militare di Trieste. Intitolato “Nord Africa“, l’intervento è il primo di un lungo ciclo di sessions incentrati su un diverso aspetto della politica estera, in relazione all’Italia e a Trieste. Una sorta di corso, se vogliamo; volto a elencare e approfondire i diversi scenari internazionali specie alla luce del dilagare del Covid-19 e del ri-acutirsi delle tensioni mondiali. La conferenza, organizzata da Simone Benazzo di Limes, ha visto l’intervento di Alessandro Balduzzi, giornalista di Limes che gestisce la rubrica “Lo strillone di Beirut”. Verso la fine della conferenza uno studente di Sconfinare.net ha trattato a livello amatoriale la tematica dei legami di Trieste con l’Egitto.

Lo scenario geopolitico del Nord Africa

L’introduzione di Benazzo, nelle sue linee generali, ha anticipato alcune delle tematiche proprie del panel, specie nell’osservazione che “la pandemia ha ribadito come tutti i soggetti, stati e non solo, siano interconnessi tra di loro. Nessuna realtà agisce in un vuoto”, la quale si applica assai bene allo stesso scenario nordafricano.
Si parte con la contraddizione del Marocco, secondo Balduzzi “una monarchia costituzionale più monarchia che costituzione”, che soffre una forte divisione tra costa ed entroterra, “tra Marocco utile e inutile”. Lo stato marocchino vanta ottimi rapporti diplomatici, ma continua a rimanere invischiato nella questione del Sahara occidentale che risale ancora al dominio spagnolo. Contraddizioni però di poco conto se confrontati con l’Algeria, la quale attraversa da tempo una fortissima agitazione interna, aggravatasi con la crisi sanitaria.
Si contesta un sistema politico che da tempo ha perso la capacità di redistribuire la ricchezza derivante dalle entrate petrolifere; eppure la nazione sembra incapace di riformarsi, nonostante la chiara volontà “di popolo”.

Balduzzi non ha risparmiato le parole dure nei confronti della Tunisia, della quale ha “smontato” il “falso mito della stabilità“, evidenziando un sistema sì democratico, ma chiaramente disfunzionale. All’annosa questione del conflitto tra costa ed entroterra va soggiunta la disoccupazione salita alle stelle, terreno fertile per il jihadismo.
La Libia, tra i diversi stati colei che ha già “segato” il proprio “ramo”, è stata trattata accennandone la storia, definita una “creazione italiana“, malriuscita perchè “frutto di un’unione artificiosa”. Balduzzi ha delineato un quadro di “forte parcellizzazione” dove le tante, troppe milizie si battono per ragioni etniche, senza una reale coscienza nazionale in senso proprio. A tutti gli effetti “l’ospite più ingombrante di questa serata”.
In questo scenario la potenza che sembra aver guadagnato dal caos libico è la Turchia che ha visto nello “scatolone di sabbia” un modo “per rompere il proprio isolamento di aspirante potenza mediterranea”.
L’Egitto, definito blandamente “un paese liberticida“, vede infine nella posizione geografica il segreto della propria potenza: non se ne può fare a meno, a prescindere da quali affari si vogliano condurre. In quest’ambito “la forza dell’esercito nasconde la crisi economica”; l’autoritarismo insito nell’attuale regime soffoca col pugno di ferro le incertezze di un’economia continuamente alla ricerca di investimenti stranieri.

L’azione delle cosiddette “grandi potenze”

Balduzzi ha successivamente tratteggiato due tematiche trasversali a tutti gli stati del Nord Africa, rispettivamente il “nuovo corso energetico” ovvero il tentativo rispettivamente dell’Egitto di convertirsi al nucleare e del Marocco all’energia solare. Tecnologie e know-how che provengono dall’estero; e in questo caso entra in campo la seconda tematica, ovvero lo “scramble for africa” da parte delle grandi potenze. L’opzione nucleare è monopolio della Russia, mentre la cooperazione militare è appannaggio degli USA. In questo contesto i cinesi offrono invece le proprie competenze (e prestiti) per le infrastrutture, ad esempio nell’autostrada est-ovest in Algeria. Per i cinesi, nell’ottica della Via della Seta, lo stato che interessa è il Marocco quale chiave per il mercato africano e l’Egitto, per la gestione del canale di Suez.

Sebbene Balduzzi sia scettico tanto sull’influenza delle grandi potenze, quanto sul definirle tali, c’è anche l’Italia i cui legamisono molteplici e molto intensi“.
“In ogni paese del Nord Africa – ha soggiunto Balduzzi – vi sono specificità che coinvolgono l’Italia”. Nel caso del Marocco la comunità èla più numerosa in Italia” e come tale gioca un ruolo di ponte per gli investimenti a reciproco beneficio di entrambi i paesi.
Un ruolo centrale nel caso dell’Algeria viene invece giocato dalla questione energetica, laddove il 15% del gas italiano proviene dal paese; mentre in Tunisia l’incandescente questione all’ordine del giorno è quella migratoria.
Per la Libia Balduzzi ha accantonato come poco importante il passato storico, preferendo concentrare l’attenzione sulla doppia questione energetica e migratoria. Nel primo caso Eniè l’attore più importante in Libia” infatti “un terzo del gas prodotto da Eni viene dalla Libia”. La presenza di Eni, secondo Balduzzi, “garantisce un vantaggio comparato notevole, perchè produce anche per la produzione interna”. Vi sono però dei concorrenti, a partire dalla Turchia e dalla Francia. Inoltre l’Italia soffre un’azione diplomatica mediocre, spesso poco presente. In questo contesto l’Italiaviene marginalizzata da altri attori“; a partire dagli attori regionali, ovvero il Marocco; proseguendo con quelli internazionali, specie con la nuova postura diplomatica della Germania. Berlino “sicuramente mette in ombra l’Italia”.
I legami con l’Egitto, infine, sono imprescindibili “per gli interessi economici, energetici e nella lotta al jihadismo”. Balduzzi ha citato a questo proposito la recente vendita delle fregate a Fincantieri. Il relatore però si è pilatescamente lavato le mani a proposito della questione “Giulio Regeni” e dell’autoritarismo egiziano, preferendo demandare agli spettatori “il proprio giudizio”.

E Trieste? I legami con l’Egitto

Uno studente redattore di Sconfinare.net ha infine approfondito la tematica delle relazioni Trieste-Egitto, delineandone possibilità e pericoli.
L’approfondimento storico iniziale si è rivelato piuttosto carente, trascurando come Trieste, quale componente chiave dell’Austria, fosse in rapporti con l’Egitto a causa di quell’ingombrante vicino noto come Impero Ottomano verso cui tra ‘600 e ‘700 l’Austria ebbe sempre un rapporto odi et amo, che fosse nell’assedio di Vienna (1683) o nei rapporti commerciali (Pace di Passarowitz, 1718). Altrettanto ignorato il ruolo dei vapori del Lloyd Austriaco senza cui Trieste non avrebbe realizzato alcun rapporto col Cairo.
Il redattore ha rilevato come oggettivamente 1/3 delle merci che dall’Europa vanno in Turchia passano per Trieste: un segnale di come lo scalo giuliano rimanga “un interlocutore privilegiato”.

E la concorrenza? Il redattore non è sembrato preoccupato per Venezia, nonostante i malumori seguiti all’accordo con Amburgo dimostrino come la Serenissima si consideri pienamente una rivale di Trieste, come d’altronde comprovato in Nord Africa dai rifornimenti regolari con la Libia. Un concorrente più temibile, secondo lo studente, è invece Fiume/Rijeka, in Croazia. Ma il pericolo maggiore proviene dal porto di Koper/Capodistria, che secondo Sconfinare.net nasce sotto la Jugoslavia “per entrare in competizione con Trieste”.
Il porto sloveno ha forti rapporti con l’Egitto; e ha evidenziato al Cairo come sia molto più competitivo di Trieste, considerando come faccia lo sdoganamento delle merci anche sabato e domenica, senza weekend di pausa. Tuttavia non è vero, come affermato durante la conferenza, che il progetto di un secondo binario della ferrovia Capodistria-Divaccia sia stato abbandonato; anzi, proprio a inizio settembre Orban ha ribadito il proprio interesse nel progetto, contemporaneamente ri-affermando la fedeltà a Trieste. Insomma, i magari guardano ancora con interesse ai vicini sloveni.
L’intervento infine si è concluso con alcuni cenni sulle prospettive della Via della Seta e dell’interesse logistico del porto di Amburgo, osservando come consentirà di “far arrivare i prodotti africani nei supermercati tedeschi” interessando pertanto anche l’Egitto.

[z.s.]

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Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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