Lavoro: calano gli occupati in FVG, le donne più colpite

12.09.2020 – 07.45 – Sono 7000 in meno gli occupati in Friuli Venezia Giulia nel secondo trimestre del 2020, rispetto al primo, e quasi 12mila in meno rispetto allo stesso periodo del 2019. Il dato è emerso dalla rielaborazione sui dati Istat effettuata dal ricercatore dell’Ires Friuli Venezia Giulia, Alessandro Russo. Una diminuzione, spiega, che riflette il periodo di lockdown compreso tra marzo e maggio.
Una dato particolarmente preoccupante è che, nel confronto tra il primo ed il secondo trimestre, questo calo ha riguardato principalmente la componente femminile (-7.800 unità), dove incide ad esempio il settore dei servizi in cui le donne rappresentano la maggioranza, mentre la componente maschile è rimasta sostanzialmente stabile (+900). Un divario che si rende ulteriormente evidente anche nel tasso di disoccupazione in regione, sceso nel secondo trimestre al 5,5 per cento, ma che si attesta al 7,6 per cento per le donne. Infine, stando ai dati Ires, il numero delle persone alla ricerca di un’occupazione nel nostro territorio, supera di poco le 29.000 unità nel secondo trimestre, in calo sia rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, dov’era pari a 32.300, sia rispetto al trimestre precedente, dove era di 33.400 unità. Il numero di inattivi, ossia coloro che non sono occupati e non sono alla ricerca di un nuovo impiego, pari a 220.500 tra i 15 ed i 64 anni, risulta al contrario in aumento rispetto al primo trimestre dell’anno, quando era pari a 211.600.

“L’allarme era già rosso e i dati dell’Istat non fanno che confermarlo. Evidenziando, fortunatamente, una tenuta occupazionale che a Nordest e in regione appare leggermente migliore rispetto al dato complessivo dell’Italia. Quello che preme maggiormente rilevare” segnalano però i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil Friuli Venezia Giulia Villiam Pezzetta, Alberto Monticco e Giacinto Menis “è da un lato il ruolo fondamentale degli ammortizzatori speciali per Covid nel limitare l’impatto occupazionale rispetto al drastico calo delle ore lavorate, che a livello nazionale è del 20 per cento su base tendenziale rispetto al 2019, dall’altro che un numero ancora molto elevato di lavoratori dipendenti in cassa integrazione sta subendo un forte calo reddituale e che per molti settori la ripartenza si annuncia ancora molto difficile. Da qui l’esigenza di un impegno straordinario, a livello nazionale come su scala regionale, per definire politiche industriali capaci di rilanciare gli investimenti pubblici e privati sui settori strategici per sostenere una ripresa economica e occupazionale tuttora fortemente condizionata dall’emergenza sanitaria”.