Barcola ai tempi della Belle Époque: “amena spiaggia” ante litteram

11.07.2020 – 07.30 – Barcola, ai tempi dell’antica Roma (I secolo d. C.), esibiva la fisionomia che l’avrebbe poi caratterizzata dall’ottocento ai giorni nostri: le barche dei pescatori s’inframezzavano alle ville dei patrizi, agli impianti termali, ai giardini privati. Si rifletteva già allora il contrasto tra un’economia basata sulla pesca e un’altra sull’industria del lusso, del piacere, naturale conseguenza della posizione panoramica.
L’economia del mare era oggetto di disprezzo, ma col passare dei secoli dimostrò di saper resistere meglio dell’industria proto-turistica; i pescherecci continuarono a vivacchiare attraverso i mille anni del Medioevo; e perdurarono fino all’età moderna, mentre le ville romane cadevano a pezzi. Questa contraddizione tra pesca e turismo, tra “nativi” ed élite, si ripresentò poi a metà ottocento, quando entrata nella modernità Barcola ridiventò luogo dove costruire la propria villa, la propria residenza estiva, il proprio ritiro borghese.

Possiamo individuare quale simbolico segno di passaggio l’introduzione dell’illuminazione pubblica a gas, nell’anno 1870. A cui presto seguirono i collegamenti ferroviari con tre chilometri di binari destinati a uno dei primi tram a cavalli (1883).
Il Presidente della Società Triestina Tramway, responsabile di aver portato il tram a Barcola, era quello stesso Filippo Artelli del quale oggi sopravvive il Palazzo (via dell’Università 5); e lo stesso Artelli era un ardente sostenitore delle bellezze di Barcola.
L’imprenditore già vedeva nella località di Barcola un paradiso balneare:
“Abbelliamo Barcola! – esortava dal pulpito dei giornali – Facciamone una stazione balneare! Rendiamola un quartiere urbano!”.

Passeggiata di Barcola (1910), Modiano, Civici musei di storia ed arte

In quello stesso 1883 Barcola trovava un’inedita descrizione grazie alla penna di un viaggiatore francese, Carlo Yriarte, nell’opera Le rive dell’Adriatico e il Montenegro.
Yriarte descrive la strada che conduce a Miramare; e nel farlo tratteggia anche Barcola, descritta quale un paesaggio da favola:

“La via, che conduce da Trieste alla residenza, oggi deserta, attraversa dapprima quei grandi spazi bigi di polvere, popolati di depositi, di magazzini, di cantieri, che circondano una gran città commerciante. Dal lato del porto nuovo, il terreno viene conquistato sul corpo della montagna, di cui furono intaccati i massi superiori, per gettarli nel mare e colmar il fondo” [chiaro riferimento alla costruzione del Porto Nuovo, oggi Vecchio n.d.R]

“È una marina d’aspetto grigio, attraversata da ferrovie a cavalli e vapore, senza giardini, senza abitazioni di lusso. Ben presto per altro il sito diventa più ridente, la città si allontana poco a poco, e la campagna comincia; a destra della strada non si vede più che qualche ostieruccia tentatrice, colle tavole disposte all’ombra; a sinistra il mare batte e scherza sulla sabbia: è San Bortolo, una specie di sobborgo, dove la domenica e i giorni di festa la città si riversa fuori, e ci si diverte in quelle graziose bettole di carattere italiano.
In un’ora appena si arriva a Palazzo, che si scopre da lontano, alla punta del golfo, e le cui torri merlate spiccano su un chiaro orizzonte”.

Tre anni dopo la famiglia Cesare di Salvore chiedeva la concessione di una spiaggia e vi costruiva, grazie a un progetto di Edoardo Tureck, lo stabilimento balneare Excelsior (1886). Un caffè-ristorante, un salone, una terrazza sul mare; 450 cabine che si affacciavano su tre bacini; docce di acqua dolce e di mare e infine due teatrini: l’Excelsior era una struttura per il turismo balneare a tutti gli effetti; moderna nello stile e nella tecnologia. Intanto giungevano i primi investimenti, la macchina imprenditoriale si avviava: trattorie e osterie iniziarono a spuntare più o meno ovunque, seguite dai primi villini, tra i quali il palazzetto in stile neogotico di viale Miramare 58, di quello stesso Tureck responsabile dell’Excelsior. Nel 1895, segnale di come Barcola ormai attirasse la borghesia mitteleuropea, Alessandro Cesare di Salvore costruì l’Albergo Excelsior (viale Miramare 109) che amplierà con una pista di pattinaggio nel 1910.
Nel 1896 alcune delle più eccentriche ville di Barcola trovavano collocazione; la villa di Angelo Mreule in stile veneziano (viale Miramare 261), ma soprattutto la villa “russa” di Antonio Jakic, definita a quei tempi come una “bruttura” con le “cipolle moscovite” (viale Miramare 229).
Curiosità: l’impresa Martelanz responsabile della costruzione in realtà era specializzata nei lavori sottomarini; i suoi palombari s’erano inabissati per costruire le fondamenta sommerse del palazzo della Banca d’America e d’Italia e i magazzini del Cantiere San Marco.

“Bagno Excelsior”, riproduzione su legno di Silvana Cermelj.

La Guida Generale di Trieste, nel 1895, descriveva una Barcola radicalmente mutata:

“Oggi con l’erezione dei due stabilimenti balneari il piccolo villaggio di Barcola è cambiato.
Da tutte le parti, intorno alla piccola darsena, spiccano le facciate bianche e civettuole degli alberghi e la città è doppiamente allacciata al sobborgo da una linea di tramways e da un’altra di vaporini che in dieci minuti portano all’amena spiaggia; ed è, durante la stagione dei bagni, tutta una dolce emigrazione di eleganti signore, un echeggiar di risate nelle vasche, un affollarsi nei camerini, una ressa allegra, piena di movimento e di brio.”

“Barcola tutta si anima di vita nuova; un pubblico giardino e una quantità di graziose ville sorsero in poco tempo nei dintorni; alla sera le orchestre sonano sulla terrazza dell’Excelsior e negli altri ritrovi; dove brucavano una volta galline e i polli e dove dormivano tre o quattro barche di pescatori, si affolla oggi la società elegante, s’innalza il tintinnio dei bicchieri, e nelle tranquille acque del piccolo porto si allungano i riflessi dei palloncini veneziani e dei fuochi d’artifizio”.

In realtà i pescatori erano niente affatto pochi e la stessa guida rifletteva un disprezzo classista specchio del contrasto tra l’economia del mare e quella turistica. A lungo i pescatori chiesero che si lasciasse loro maggiore spazio, senza che i loro bacini venissero infestati da bagnanti e regate; dal canto loro i proprietari delle ville sapevano bene di avere i soldi e il potere necessario per porre in minoranza i pescatori; cosa che fecero.
Intanto i trasporti pubblici annullavano le distanze; e dal tram a cavalli si giungeva al sospirato Tramway elettrico: era il 2 ottobre 1900. La tecnologia tagliava i tempi, dimezzava i costi; e Barcola diventava sempre più parte integrante di quella Trieste un tempo così lontana.

Fonti:
Fabio Zubini, Barcola: dalla Vallicula delle ville romane, alla contrada San Bortolo, attraverso due guerre mondiali, alla Barcolana, regata velica di fama internazionale, Italo Svevo, 1995
Zeno Saracino, Il Bagno Excelsior, primo stabilimento balneare della Riviera di Barcola, Trieste All News, 2018
Zeno Saracino, “Pompei in miniatura”: la storia di “Vallicula” o Barcola, Trieste All News, 2018

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

Ultime notizie

Dello stesso autore