Pillole di filosofia: l’insolubilità dell’Aporia

04.06.2020 – 11.00 – Oggi è un grande giorno, tanto di spessore quanto il termine che affronteremo in queste righe.
Dall’aspetto baldanzoso, quando sentiamo uscire dalla bocca del nostro interlocutore la parola “Aporia”, non facciamo altro che catalogare quell’individuo quale erudito, o sicuramente uomo di non modesta cultura, che tanto si è impegnato per inserire questa pietra miliare in un semplice colloquio gioviale.
Ma sappiamo veramente cosa significa Aporia?
Apriamo ora il nostro compagno di avventure che, senza macchia e senza paura, tenta di spiegare cosa effettivamente l’Aporia sia; stiamo parlando chiaramente della celebre e inaffondabile Treccani che, ormai, essendo fruibile dalla grande rete dell‘Internet, può risolvere ogni nostro dubbio in qualsiasi momento.

Il Vocabolario online recita: “dal greco ἀπορία «difficoltà, incertezza», derivazione di ἀπορέω «essere incerto». In filosofia, difficoltà di fronte alla quale viene a trovarsi il pensiero nella sua ricerca, sia che di tale difficoltà si ritenga raggiungibile la soluzione sia che essa appaia intrinseca alla natura stessa della cosa e quindi ineliminabile“.

Ed è proprio così.
L’Aporia è una strada senza uscita, un problema dal quale risulta impossibile divincolarsi, lasciando spazio ad un ineluttabile corso.
In Filosofia sono molti, ad esempio, i dialoghi giovanili platonici che offrono conclusioni aporetiche.
Nella filosofia moderna il termine indica proprio una difficoltà insolubile.
Un esempio classico, nonché efficace, è il Tempo: è impossibile fermarlo e non si è in grado di porre rimedio alla sua scansione interminabile, dunque appare una dinamica contro la quale non si può fare nulla.

Si può dire, azzardando, che l’aporia sia un arenarsi, o perlomeno un non potersi cimentare nell’esprimere una soluzione.
Prendiamo Platone e l’epilogo di un suo dialogo: Socrate pone domande incalzanti su alcune certezze della vita – il grande esperto della maieutica non poteva far altro del resto – finché queste vengono smontate e ci si ritrova a dover prendere atto dell’impossibilità di dire o sapere qualcosa.
Altro esempio non scontato può essere l‘infinità del Universo: è spiegabile? Possiamo venirci a capo?

No, ma ovviamente l’Aporia non è inamovibile, e chissà, magari in un futuro le nostre ‘Colonne d’Ercole’ della conoscenza si allontaneranno sempre più, arrivando a frontiere conoscitive ad oggi impensabili.
Quindi non facciamoci prendere dal panico, nulla è perduto.

Ciò che viene però ritenuto dagli antichi virtuoso, e del quale possiamo appropriarci quale strumento di vita, è il rendersi conto di questi limiti, di ciò che l’uomo ancora non può spiegare, e rispettare le aporie.
Si apparirà, e si sarà, più saggi, perché è inutile “sbattere la testa contro il monte se il passaggio non c’è”.