18 luglio 2026 – ore 11:30 – Le micro e nanoplastiche potrebbero avere un impatto sulla salute del cuore. A suggerirlo è una ricerca italiana pubblicata lo scorso 14 luglio sull’European Heart Journal, che ha individuato un’associazione tra la presenza di queste particelle nel sangue e alcuni eventi cardiovascolari, in particolare l’infarto. Lo studio è stato condotto da ricercatori della Sapienza Università di Roma, dell’Università di Verona e dell’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli. Nel dettaglio, gli studiosi hanno analizzato campioni di sangue coronarico e periferico di 61 pazienti, prendendo in considerazione anche le loro abitudini di fumo e il livello di esposizione al particolato fine (PM2,5).
I risultati hanno mostrato una differenza significativa tra i diversi gruppi esaminati. Le micro e nanoplastiche sono state rilevate nell’84% dei 19 pazienti che avevano avuto un infarto miocardico acuto, una percentuale più che doppia rispetto a quella osservata nelle persone con cardiopatia ischemica cronica (40%) e nei soggetti con arterie coronarie sane (32%) che invece non erano stati colpiti da infarti. Tra le particelle individuate si è distinto soprattutto il polietilene, un materiale plastico molto comune, utilizzato negli imballaggi e in numerosi prodotti di uso quotidiano.
La ricerca ha inoltre evidenziato un possibile intreccio tra fumo, fattori ambientali e accumulo di microplastiche. I fumatori presentavano infatti una probabilità circa sei volte più elevata di accumulare queste particelle nel sangue rispetto ai non fumatori. Anche le persone residenti in aree caratterizzate da alti livelli di inquinamento atmosferico mostravano concentrazioni maggiori di micro e nanoplastiche. I ricercatori si sono soffermati anche su un altro aspetto rilevante: l’infiammazione. I pazienti con le concentrazioni più elevate di microplastiche nel sangue presentavano anche livelli maggiori di alcuni marcatori infiammatori, tra cui TNF-α e IL-6. Questo dato potrebbe suggerire una possibile correlazione tra l’accumulo di particelle plastiche e una maggiore predisposizione dell’organismo a sviluppare eventi cardiovascolari acuti.
Gli stessi autori, però, invitano alla cautela. Lo studio ha coinvolto un numero molto limitato di partecipanti e i risultati raccolti evidenziano una forte associazione tra esposizione ambientale, microplastiche nel sangue e malattie cardiovascolari, senza tuttavia dimostrare che le microplastiche siano una causa diretta degli infarti. Saranno quindi necessarie ulteriori ricerche per chiarire il loro reale impatto sulla salute cardiovascolare. “Le micro e nanoplastiche sono minuscole particelle di plastica che si trovano praticamente ovunque nell’ambiente, compresa l’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo e molti alimenti che consumiamo”, ha spiegato il primo firmatario dello studio, Pasquale Paolisso, dell’Azienda ospedaliero-universitaria Sant’Andrea di Roma. Negli ultimi anni, gli scienziati hanno iniziato a rilevare queste particelle anche nei tessuti e negli organi umani, destando preoccupazioni circa le loro potenziali ricadute sulla salute. Proprio per questo, comprendere l’impatto delle micro e nanoplastiche sull’organismo umano rappresenta oggi una delle principali sfide per la ricerca scientifica.
Articolo di Benedetta Marchetti


