18 luglio 2026 – ore 08:00 – Una vita lunga 102 anni, attraversata dalle guerre, dall’esilio, dall’emigrazione negli Stati Uniti e dal ritorno in Italia, ma in Friuli, dove divenne uno dei protagonisti, spesso lontano dai riflettori, della rinascita dopo il terremoto del 1976. È la storia di Tullio Amelio Biagini, nato nel 1922 a Parenzo, in Istria, e scomparso a Roma nel 2024, un uomo che seppe trasformare le vicissitudini personali del Novecento in un impegno concreto al servizio delle comunità colpite dal sisma. Istriano di nascita, esule per le vicende del secondo dopoguerra, Biagini visse sulla propria pelle il dramma delle terre dell’Adriatico orientale. Dopo aver concluso nel 1941 gli studi magistrali al Regio Istituto “Regina Margherita” di Parenzo, si iscrisse all’Università Ca’ Foscari di Venezia. L’anno successivo venne arruolato nell’esercito italiano e, mentre frequentava il Corso ufficiali, fu catturato dai tedeschi dopo l’8 settembre 1943.
Come migliaia di militari italiani, divenne un Internato Militare Italiano (IMI), categoria che indicava di fatto i prigionieri di guerra italiani detenuti nei campi tedeschi. Rimase negli Stalag fino al 1945, quando venne liberato. Tornato in Italia, raggiunse il Friuli, dove vivevano alcuni parenti materni, e si ricongiunse con i genitori costretti a lasciare l’Istria dopo l’instaurazione del regime comunista jugoslavo. Venne riconosciuto ufficialmente come esule istriano.
Nel dopoguerra iniziò a lavorare come insegnante in Friuli fino al 1951, quando decise di partire per gli Stati Uniti insieme a un cugino. Qui incontrò Jeno Paolucci, imprenditore italo-americano del Minnesota che gli offrì una prima opportunità lavorativa. Successivamente si trasferì in California, dove costruì una nuova vita e ottenne la cittadinanza americana.
A metà degli anni Cinquanta entrò nell’Aviazione degli Stati Uniti e iniziò a collaborare all’organizzazione della presenza americana nella Base di Aviano, mantenendo un intenso rapporto tra Italia e Stati Uniti. Negli anni successivi la sua vita si legò sempre più al Friuli: nel 1967-68 fu raggiunto negli Usa dalla fidanzata friulana, con la quale si sposò, e dalla loro unione nacque la figlia Jane. Nel 1974 la famiglia rientrò definitivamente in Friuli, stabilendosi a Pordenone, mentre Biagini continuava a lavorare nella base militare di Aviano.
La svolta arrivò il 6 maggio 1976, quando il terremoto sconvolse il Friuli. La tragedia attirò immediatamente l’attenzione degli Stati Uniti, che decisero di avviare un grande programma di aiuti attraverso l’Agency for International Development (A.I.D.) del Dipartimento di Stato americano. Proprio Biagini venne coinvolto nella gestione del progetto, diventando una figura centrale nel coordinamento degli interventi.
Il Congresso degli Stati Uniti stanziò complessivamente 50 milioni di dollari per sostenere la ricostruzione delle aree terremotate friulane. I fondi furono destinati non solo all’emergenza, con la fornitura di tende, medicinali e beni di prima necessità distribuiti dall’esercito americano, ma soprattutto alla realizzazione di strutture pubbliche destinate ai territori più colpiti.
Sotto il coordinamento del programma A.I.D. seguito da Biagini vennero costruiti, tra il 1976 e il 1982, 21 edifici: scuole, istituti professionali, centri per anziani e strutture sociali distribuite in sedici comunità friulane. Tra queste Aviano, Buja, Cividale, Faedis, Gemona, Magnano in Riviera, Majano, Maniago, Osoppo, Pordenone, Sacile, San Daniele, San Pietro al Natisone, Spilimbergo, Travesio e Villa Santina.
Un intervento che non si limitò alla semplice ricostruzione materiale, ma puntò a restituire servizi essenziali alle comunità, con particolare attenzione ai giovani e agli anziani. Gli edifici furono progettati secondo criteri antisismici avanzati e inseriti nel contesto architettonico locale, grazie anche alla collaborazione con le istituzioni italiane e con l’Associazione Nazionale Alpini.
Per il suo impegno a favore del Friuli terremotato, nel 1980 Tullio Biagini venne insignito del titolo di Commendatore della Repubblica Italiana. Un riconoscimento che premiava il lavoro di un uomo capace di unire due mondi: quello delle sue radici istriane e quello della sua nuova terra friulana.
Dopo l’esperienza friulana, nel 1982 venne chiamato a seguire un analogo programma A.I.D. per la ricostruzione dopo il terremoto dell’Irpinia del 1980. Si trasferì con la famiglia a Napoli, dove rimase fino alla conclusione del progetto nel 1987, anno del pensionamento. Successivamente si stabilì definitivamente a Roma.
La sua scomparsa nel 2024, all’età di 102 anni, ha chiuso il percorso umano di un protagonista silenzioso del Novecento italiano. Un istriano diventato americano, un uomo che contribuì concretamente a restituire scuole, servizi e speranza a un Friuli ferito dal terremoto ma capace di rinascere.
Articolo di Lorenzo Degrassi


