10.06.20-19.20 Incontro Sekou Oumar nel marzo 2018 al C.A.S. (centro di accoglienza straordinaria) di Omegna (VB) dove tenevo, come volontaria, un corso di avviamento alla lingua italiana. Io, Luisa, sono un’educatrice che ha lavorato molti anni nella cooperazione sociale nell’ambito minorile e della disabilità e, da un paio di anni, insegno nella scuola primaria. Oumar mi viene presentato al termine di una lezione durante la quale si era parlato di hobby, passioni, capacità e, insieme all’amica volontaria che mi affiancava, avevamo proposto ai ragazzi di organizzare una mostra che mettesse in evidenza i loro talenti.
“Lui taglia molto bene i capelli, ma è anche bravo a dipingere”
Bastano poche parole per ingaggiarlo come artista e coinvolgerlo nell’iniziativa; prima dei saluti non solo si appassiona alla nostra idea ma ci chiede di poter far parte della classe per avere un aiuto nei compiti e nello studio.
Frequentandoci nasce fra me e lui un legame fatto di stima e di fiducia.
Purtroppo, come molti altri il suo iter per richiedere il permesso di soggiorno passa dall’essere molto complicato al diventa praticamente impossibile con l’emanazione dei Decreto Salvini che cancella il permesso di protezione umanitaria e quindi la possibilità di avere un riconoscimento per coloro che non arrivano da un paese dichiarato in guerra. Le persone a cui non viene riconosciuto il permesso di soggiorno devono, secondo la legge lasciare il territorio nazionale entro un tempo stabilito, ma di fatto non possono farlo. Esistono i rimpatri assistiti, per coloro che chiedono di rientrare volontariamente nel loro paese, ma la domanda deve essere fatta prima di avere il diniego. E chi ha scelto di fuggire dal proprio paese difficilmente decide di ritornare. Non avere il permesso di soggiorno significa vivere in un limbo, in una terra di nessuno nella quale diventa difficile costruirsi un futuro sicuro, ma anche tornare indietro.
Quando a marzo 2019 riceve l’ennesimo diniego dal tribunale, sapendo che la reiterazione della domanda è l’unico passo che può ancora compiere e che è anche l’ultimo inizio a pensare seriamente all’adozione.
Sekou Oumar è un ragazzo di 24 anni che, da quando è arrivato in Italia, si è impegnato con intelligenza, tenacia e ottimismo per costruirsi una nuova vita, un futuro. Si è posto degli obbiettivi e ha iniziato a raggiungerli (imparare la lingua italiana, crearsi una rete amicale anche al di fuori del Centro di accoglienza, andare a scuola, cercarsi un lavoro, diventare un parrucchiere professionista, ecc.). Purtroppo ho visto molti ragazzi perdere tutto quello che erano riusciti ad ottenere con grande fatica e non volevo, non potevo permettere che succedesse anche a lui.
Rivolgendoci a un avvocato e con una attiva collaborazione da parte della mamma di Oumar, che ci ha procurato i documenti richiesti in Mali, siamo arrivati alla sentenza in 10 mesi.
Oumar mi ha sempre detto che per lui, avere il permesso di soggiorno significava molte cose ma, prima di tutto, poter riabbracciare la sua mamma.
La parte più faticosa per me è stato dover chiedere alla madre di Oumar il permesso all’adozione; mi è sembrato un gesto inumano farlo, folle pensare che fosse l’unica strada percorribile per essere sicuri di poter permettere a Oumar di tornare a casa. Questa donna fantastica, Tenba piangendo mi ha ringraziata e mi ha affidato il suo bene più prezioso io le ho promesso di prendermi cura di suo figlio e di aiutarlo a tornare da lei appena possibile. Una mamma per tornare dalla mamma.
L’adozione che ho intrapreso è stata molto speciale, non perché Oumar è maggiorenne, non perché io sono single o perché lui profugo, ma per l’amore su cui si fonda questa adozione. Per l’affetto intenso che mi ha spinto a desiderare che diventasse mio figlio, per l’amore assiduo di sua madre che non ha mai smesso di stargli vicino col pensiero e con le preghiere, per la forza con cui mi ha aperto la porte della sua famiglia. E’ speciale per l’amore che fa essere due donne, le sue due mamme, mamme di un uomo che ha il diritto di essere libero.
Luisa Anchisi vive a Verbania (VB), cittadina della sponda piemontese del lago Maggiore. Oltre ad insegnare scrive storie vere: “Forza di gravità. Storie di normale disabilità” Erickson Live, “Viaggio a senso unico” Evolvo edizioni scritto con D. kanoute,B. Keita, M.B. Sissoko e “Sulla mia pelle” racconto realizzato con Sekou Oumar Tounkara, che ha ricevuto menzione al concorso letterario “con occhi di donna” 2019 Città di Gravellona Toce.


