Infrastrutture, la Cina “punta” sull’Europa meridionale: Italia e Grecia

25.05.2020 – 14.27 – Nonostante ora si accenni a una “guerra fredda” tra Stati Uniti e Cina, un tempo la Repubblica Popolare investiva pesantemente negli USA: un fatto naturale, considerano quale interconnessione sussista tutt’ora tra le industrie e i consumi dei due paesi.
La Cina ad esempio aveva investito 31 miliardi di dollari dal 2009 ad oggi nella California, rispettivamente a Los Angeles e nella Silicon Valley; investimenti minori, ma altrettanto importanti erano stati indirizzati a favore di New York e Texas.
L’anno 2020 segnerà invece – causa Coronavirus, ma non solo – un “taglio” deciso degli investimenti americani: se nel 2016 la Cina aveva investito 46 miliardi, ora nel 2019 ne ha investito solo 4,8.
Non sorprende come, in un clima di recessione, la Cina continui a favorire i paesi del sud est asiatico: un terzo dei progetti sono stati finanziati in Asia, con un aumento degli investimenti del +19%.
Tuttavia la novità sta negli investimenti nel sud del mondo: dall’Europa mediterranea al Nord Africa. La Cina in particolare scommette sui paesi africani in crescita (+26%): Sud Africa, Algeria, Nigeria; oltre che sui paesi PALOP di lingua portoghese; Mozambico, Guinea Equatoriale, Guinea-Bissau e Angola.

E infine si giunge all’Europa; dopo aver favorito a lungo Regno Unito e Finlandia, specie per il dislivello tecnologico, ora gli investimenti cinesi “puntano” in maniera massiccia Italia e Grecia. Come osserva il sinologo Lorenzo Riccardi per Affari Italiani, la Cina ha investito negli ultimi 10 anni 16 miliardi in Italia; a fronte di 50 miliardi per l’Inghilterra e 22,7 per la Germania. Secondo Riccardi Pechino preferisce ormai incentrare gli investimenti nel Sud del mondo; che sia il sud-est asiatico, l’Africa o la stessa Europa. D’altronde sono paesi che coincidono con la Nuova Via della Seta; che sia marittima o terrestre. Le mosse cinesi sono inoltre facilitate dalla stessa sinofobia occidentale: la paura di una “colonizzazione” cinese però si accompagna a un rifiuto di concorrere in Africa e in Asia; lasciando de facto un vuoto di potere riempito dalla Cina. Si criticano gli investimenti cinesi, ma senza offrire alcuna alternativa che non siano le ingerenze americane.
In Italia il gruppo Faw, il più grande produttore di automobili in Cina, ha dichiarato che investirà un miliardo di euro nella produzione di auto elettriche in Emilia-Romagna; il Porto di Trieste prosegue dritto sulla Via della Seta, sebbene in stretta connessione con il centro-est Europa; raramente menzionati, ma precedenti all’emergenza non erano stati pochi i fondi cinesi investiti a favore del turismo.