09.04.2020 – 17.01 – Dopo il crollo avvenuto tra gennaio e febbraio durante l’infuriare del Coronavirus, giungono i primi indicatori della ripresa dell’economia cinese: interna, ma non solo, perché positivi sono anche gli indici relativi alla logistica e alla portualità.
Specificatamente gli indici in questione, forniti dalla Federazione cinese della logistica e degli acquisti (Cflp), riflettono le tendenze del mercato: quando superano i 50 punti c’è un’espansione, quando sono inferiori, una contrazione.
L’indice della prosperità logistica è cresciuto nel mese di marzo a 51,5 punti rispetto ai 26.2 di febbraio; quasi un raddoppio. L’indice delle scorte di magazzino è di nuovo a 52,7 punti, dopo il tracollo a soli 39 punti a febbraio. Meno performante, ma altrettanto positivo il settore delle rinfuse solide.
Sebbene siano dati che riflettono la ripresa di un’economia soprattutto interna – distribuzione delle merci&consumo – la Cina non ha dimenticato il progetto della Nuova Via della Seta, considerato dagli analisti un amalgama di economia e politica difficilmente accantonabile nonostante la pandemia.
Come l’isolazionismo di Trump si è riflesso nell’economia degli Stati Uniti, così la Nuova Via della Seta riflette la volontà di integrazione dell’economia cinese in quella mondiale. In entrambi i casi la volontà politica muove quella economica, non viceversa; il che lascia sottintendere come la Via della Seta proseguirà egualmente, perché troppo importante sul piano geopolitico e propagandistico per il Paese del Dragone.
Mentre la Cina era intenta a combattere il Coronavirus, sono continuati i lavori per diversi progetti infrastrutturali nei paesi “fratelli” della Via della Seta: una diga da 800mila dollari in Cambogia, un parco logistico da 22,4 milioni nel Myanmar, un grande parco fotovoltaico nel Laos.
Il giornale Nikkei Asian Review a questo proposito ha ipotizzato un possibile sviluppo della Nuova Via della Seta che dipenderà in maniera massiccia da come i paesi asiatici supereranno la pandemia. I progetti citati appartengono infatti tutti al sud-est asiatico, dove prevedibilmente si concentrerà una massiccia parte del budget cinese. Se nei decenni precedenti la Cina doveva infatti competere con gli investimenti delle nazioni occidentali, ora la Repubblica Popolare non ha più concorrenti. È lecito supporre che nei mesi a venire la Cina rafforzerà la sua presenza (economica e politica) nel sudest asiatico. A questo proposito la China Development Bank, sotto il controllo del governo cinese, ha dichiarato che sosterrà le aziende legate al progetto della Via della Seta danneggiate dalla pandemia.
Zeno D’Agostino, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale, ha osservato tramite un’intervista su The MediTelegraph, come la Cina sarà “l’unico mercato che rimarrà aperto nel 2020“. Sebbene la crisi abbia fatto saltare l’accordo per l’export vinicolo con la Cina, “Adesso stiamo riattivando le relazioni, siamo quasi pronti”.
L’esperienza e i contatti acquisiti in oriente “sono stati utili anche per sapere come muoverci durante l’emergenza. CCCC (China Communications Construction Company) ha inviato 10 mila mascherine, altre ne arriveranno da China Merchants Group“.
Come in oriente, anche a Trieste la situazione delineata non prelude a un’interruzione della Nuova Via della Seta o a un suo fallimento; ma piuttosto a un suo ridimensionamento.
Fonti: Nikkei Asin Review,China faces Belt and Road course correction after coronavirus


