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sabato, 28 Maggio 2022

Uscire di casa, Costituzione, e diritti inviolabili. L’emergenza sanitaria e la libertà

11.04.2020 – 14.32 – L’Italia è in emergenza sanitaria. Lo sanno tutti. Formalmente tale status è stato dichiarato con una delibera del Consiglio dei Ministri del 31 gennaio 2020. Da tale data in poi siamo stati letteralmente sommersi da provvedimenti di ogni tipo: decreti-legge, decreti del Presidente del Consiglio, decreti dei vari Ministri, ordinanze dei Presidenti delle Regioni e dei Sindaci dei Comuni. Visto il pericolo per la salute dei cittadini tutti hanno voluto dire la loro con l’effetto di generare tra la gente un senso di diffusa paura. Paura del contagio, paura delle sanzioni, paura di avvicinarsi troppo agli altri, paura di chi non porta la mascherina. La paura del Coronavirus ha spinto il Governo ad adottare soluzioni sempre più stringenti, anche se il passare del tempo ed il progressivo regredire del contagio indurrebbe al comportamento contrario: maggior libertà e meno costrizioni.

La paura è il peggio che una società civile possa temere, perché impedisce di ragionare oscurando le menti delle persone: ci rende automi e sudditi di chi ci governa. La gran parte di noi ha accettato tutti i divieti che il Governo ci ha imposto, impedendoci di fare passeggiate, di fare dello sport, di frequentarci, di andare in chiesa. Tutti devono stare a casa: questo ci viene detto quotidianamente. È in gioco la nostra salute e tutto il resto non conta.
Detta così sembra convincente. Ragionandosi su, però, qualcosa non torna. Innanzitutto le restrizioni in questione aggrediscono dei nostri diritti. Si chiamano libertà civili: libertà personale, libertà di circolazione, libertà di riunione, libertà di associazione, libertà di culto. Sono diritti scritti nella nostra Costituzione ovvero nel documento giuridico più importante di un paese. Vengono definiti come inviolabili, perché sono talmente importanti che nessuno può sacrificarli se non per tutelare altri diritti che però devono avere la stessa importanza.
Per questo motivo ogni limitazione delle libertà deve essere stabilita da una legge dello Stato. È questo è stato deciso per proteggere tutti i cittadini di un paese. Quando è stata scritta la Costituzione c’era ancora il ricordo che nel ventennio precedente le libertà erano state spesso violate, anche con meri atti amministrativi. Insomma, non si voleva che il Governo di turno si prendesse la “libertà” di imporre ai cittadini restrizioni e limitazioni illegittime.
Ad esempio la libertà personale (la libertà di muovermi dove voglio e di vedere chi
voglio, articolo 16 della Costituzione) gode di una protezione totale, perché per potere impedire ad una persona di non muoversi da casa ci deve essere una legge scritta da un Parlamento che stabilisca con precisione i “casi” ed i “modi” di qualsiasi restrizione alla stessa; e se mi trattengono ingiustamente a casa devo avere diritto di andare da un giudice a difendermi (riserva di giurisdizione).
La scelta di limitare tutte le nostre libertà con un decreto del Presidente del Consiglio (o con una ordinanza del Presidente della Regione) suona male, non convince.
A causa dell’emergenza sanitaria il nostro Governo ha deciso di attribuirsi ogni decisione in
merito, scavalcando in pratica il Parlamento. Più precisamente: ha emanato dei decreti legge (cioè degli atti normativi del governo che poi devono essere approvati dal Parlamento), i quali hanno trasferito al Presidente del Consiglio dei ministri il potere di decidere quali restrizioni imporre alle persone e come eseguirle.
In pratica uno stesso soggetto (il Governo) sta fissando le regole da rispettare (Potere
legislativo) e poi da ordini affinché tali regole vengano rispettate (Potere esecutivo). Dei
tre poteri dello Stato (legislativo, esecutivo, giudiziario) il nostro Governo ne sta gestendo
due. Ed anche questo fatto non convince, suona male.

Abbiamo detto che solo una legge statale può limitare le nostre libertà: pertanto è quantomeno dubbio che possa farlo un decreto-legge, posto che il rispetto di diritti
inviolabili mal si concilia con l’urgenza di un decreto scritto in fretta e furia dal Governo. E poi un decreto legge (che è un atto normativo provvisorio in attesa della sua approvazione da parte del Parlamento) non può, come è stato fatto, attribuire ad un altro
soggetto (nel nostro caso il Presidente del Consiglio) il potere di decidere quali restrizioni
imporre ai cittadini.
Non può: perché la Legge n. 400/1988 che disciplina i poteri del Governo, stabilisce, per il
rispetto dell’art. 77 Costituzione, che ogni decreto legge deve essere già preciso e di immediata applicazione.
Ma la decisione di farci stare tutti a casa in forza non di una legge, ma di semplici atti amministrativi (decreti del presidente del Consiglio, ordinanze della Regione), impedisce a
tutti noi di poter chiedere ad un giudice che tali atti vengano annullati perché in contrasto con le nostre libertà. Il giudice che dovrebbe decidere sulla violazione dei nostri diritti è la Corte Costituzionale: ma tale organismo può giudicare della legittimità delle leggi, non può annullare degli atti amministrativi.

Insomma siamo giunti ad un paradosso: ci hanno tolto anche la libertà di fare una passeggiata con decreti del Presidente del Consiglio, che non sono delle leggi (come
richiesto dalla Costituzione), che il Parlamento non può approvare e che neppure il Presidente della Repubblica, garante della nostra Costituzione, può censurare. Ma allora: la difesa della salute giustifica tutto? E chi ci dice che sono misure giuste? Che sono misure proporzionate?
La Costituzione dice che le nostre libertà sono inviolabili e che solo una legge, precisa e puntuale, può limitarle: ma allora un decreto, un atto che non è una legge, può dirci di stare tutti a casa? È impensabile ritenere degni di uscire da casa solo gli indispensabili: personale sanitario, negozianti autorizzati, bancari e assicuratori, popolo che si reca a fare la spesa di soli alimenti e medicine e materiale d’igiene, proprietari di cani, fumatori e lettori di giornali cartacei. In realtà, con le dovute precauzioni, deve poter uscire di casa anche chi deve lavorare per portare la pagnotta a casa, chi ha a cuore la salute psicofisica dei suoi cari e chi ritiene che, oltre il corpo, vada nutrito anche lo spirito.

[c.g.]

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