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lunedì, 15 Agosto 2022

“Cura Italia”, commercialisti: Miani “Marginalizzazione di liberi professionisti ordinistici”

19.03.2020 – 11.30 – Il Consiglio e la Fondazione Nazionale dei Commercialisti, attraverso il presidente nazionale della categoria, Massimo Miani, comunica la propria relazione tecnica del decreto sull’emergenza da Covid-19 “Cura Italia“.
“Quello che non funziona – spiega Miani – è l’evidente marginalizzazione di centinaia di migliaia di liberi professionisti ordinistici, tra i quali sono numerosissimi i giovani con redditi già bassi nei periodi di normalità economica che rischiano davvero di ritrovarsi ultimi tra gli ultimi e peggio che dimenticati, in quanto qui non c’è alcuna dimenticanza, ma scelte precise.”

Dalla relazione tecnica del Decreto emerge che i 25 miliardi aggiuntivi di titoli di Stato, di cui viene autorizzata l’emissione, andranno a finanziare interventi che impattano sull’indebitamento 2020:

  • 3,2 miliardi euro per Servizio sanitario nazionale,
  • 10,3 miliardi di euro, a fronte di misure di sostegno al lavoro;
  • 5,1 miliardi, a fronte di misure di sostegno della liquidità attraverso il sistema bancario;
  • 2,3 miliardi, a fronte di misure fiscali a sostegno della liquidità delle famiglie e delle imprese).

La parte restante è dedicata ad altre misure.

Dei 10,3 miliardi di misure a sostegno del lavoro:

  • circa 7 sono relativi a misure fruibili solo da lavoratori dipendenti;
  • circa 3 anche da lavoratori autonomi.

Secondo il presidente Miani emerge “una significativa emarginazione delle centinaia di migliaia di liberi professionisti iscritti agli ordini professionali con proprie casse previdenziali, posto che per questi ultimi viene consentito soltanto di provare ad accedere, in concorrenza però con tutti gli altri lavoratori dipendenti e autonomi,  al cosiddetto “reddito di ultima istanza” per il quale il decreto stanzia 300 milioni appena degli oltre 10 miliardi dedicati a questo comparto di misure”

Dei 5,1 miliardi di misure di sostegno della liquidità:

  • 1,6 miliardi sono riconducibili al rifinanziamento del fondo centrale di garanzia per le PMI;
  • 1,7 miliardi sono riconducibili alle misure per la moratoria fino al 30 settembre della restituzione dei prestiti delle PMI;
  • 400 milioni riconducibili alle misure per la sospensione dei mutui prima casa.

Con specifico riguardo alle misure per la moratoria, la relazione stima in 219 miliardi l’importo complessivo dei prestiti che ne beneficerebbero:

  • 97 miliardi di linee di credito in conto corrente (di cui 66 miliardi utilizzati);
  • 60 miliardi di finanziamenti accordati per anticipi su fatture e altri titoli di credito (di cui 35 miliardi utilizzati);
  • 29 miliardi per altri prestiti a breve termine;
  • 33 miliardi di sospensione rate relative a mutui, leasing e altri prestiti a medio-lungo termine.

Dei 2,3 miliardi di misure fiscali:

  • 982 milioni sono riconducibili al blocco della riscossione dei ruoli;
  • 880 milioni sono riconducibili al bonus di 100 euro per i dipendenti con redditi fino a 40.000 euro che a marzo vanno regolarmente al lavoro;
  • 356 milioni sono riconducibili al credito di imposta pari al 60% dell’affitto di marzo di negozi e botteghe per gli esercenti “chiusi” per decreto.

“Sul punto – commenta Miani – va sottolineato che la Relazione Tecnica conferma come nessun costo per lo Stato, in termini di indebitamento, hanno invece le sospensioni dei versamenti di IVA, ritenute e contributi in scadenza a marzo e aprile, disposte per i “piccoli” e per le attività economiche delle filiere “più esposte”. Ciò dipende dalla brevità della sospensione (tutti gli importi sospesi devono infatti essere versati entro l’anno, a partire già dal mese di maggio).

L’adeguatezza delle misure di sostegno al lavoro – commenta – è ovviamente fuori discussione, specie per tutte quelle attività che sono state costrette a chiudere per decreto. Così come significative sono alcune delle misure di sostegno della liquidità attraverso il sistema bancario”.

“Così come salta all’occhio l’assoluta assenza di misure straordinarie di effettiva  riduzione del cuneo fiscale a carico del datore di lavoro: una scelta che, messa a fianco di quella opposta compiuta sul versante del potenziamento delle misure di cassa integrazione, rischia di trasformare il Decreto Cura Italia in un enorme spinta psicologica a ricorrere il prima possibile e il più possibile alla cassa integrazione anche per quei datori di lavoro che, con un mix di misure più accorto e bilanciato, potrebbero fare nelle prossime nove settimane scelte diverse”.

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