05.03.2020 – 18.10 – Perché mai azzuffarsi per una bottiglia di Amuchina, particolare oggetto dalla forma cilindrico-conica ormai divenuta ‘vintage’ e ricercatissima, quando l’alternativa è sotto l’occhio di tutti? C’è un nuovo prodotto disinfettante Made in Italy, custodito gelosamente nei meandri della punta dello stivale: stiamo parlando della ‘Nduja! Finalmente il Sacro Graal calabrese della lotta contro i batteri è venuto alla luce, risollevando le sorti non solo della Penisola, ma di tutta la popolazione mondiale. L’applicazione è tra le più semplici: adagiate una piccola dose di nettare carminio sui vostri palmi, e in men che non si dica, otre ad un’ustione di secondo grado, le vostre mani saranno perfettamente sterili ed estremamente lisce, grazie alla proprietà innata del preparato al peperoncino di trasformarsi in prodotto estetico-sanitario, fornendo alle nostre pelli morte e cuticole uno scrub chirurgico in grado di bruciare i primi due strati, ovviamente in eccesso, della pelle umana. Secondo fonti serie e ben verificate, e calabresi di Trieste che la preparano a casa, la ‘Nduja uccide il 106 per cento dei virus e batteri’.
Il tanto temuto Covid-19, grazie alla tradizione delle terre più al sole, ha ormai le ore contate: e un mazzo di peperoncini sul tavolo da pranzo di una nonna calabrese vale tant’oro quanto pesa. La ‘Nduja originale, infatti – il nome forse deriva dal francese ‘andouille’, che identifica una salsiccia, nome a sua volta derivato dal latino – è prodotta nel territorio di Vibo Valentia: è un insaccato morbido, che una volta tagliato è rosso vivo. La leggenda, e forse storia, dice che la ‘salsiccia’ sia stata importata in Calabria da Gioacchino Murat, il maresciallo di Napoleone che fu re di Napoli: i calabresi la reinterpretarono poi con tagli di maiale, pancetta e lardo, aggiungendo un’impronta personale, usando una delle cose più buone e genuine della regione e d’Italia: il peperoncino rosso essicato. Niente coloranti, e niente conservanti, perché è il peperoncino stesso a conservare la carne dopo una leggera affumicatura con essenze, e la stagionatura in un locale fresco e asciutto. Stiamo scherzando, naturalmente (non sulla bontà della ‘Nduja); ma un po’ di buonumore, e di buona cucina, non guastano comunque mai. Neppure ai tempi del Coronavirus.
[f.f.]


