Borghese e la X MAS. Un complicato intreccio fra Italia, fascismo e storia

20.01.2020 – 15.36 – Una breve cerimonia in ricordo della Decima Mas, tenutasi sabato scorso, 18 gennaio, a Gorizia, presenti pochi reduci e parenti, rinfocola le polemiche, mobilita le Forze dell’Ordine e richiama una contromanifestazione dell’Anpi con trecento persone. La presenza pubblica delle insegne dell’unità di Junio Valerio Borghese lo fa puntualmente: la ‘Decima’ è ancora simbolo del fascismo. In realtà, la ‘X MAS’, e ancora di più il suo comandante, nella storia del nostro paese sono stati qualcosa di diverso: per certi versi più a destra di Mussolini stesso, e per altri parte di uno scenario europeo molto più ampio e complesso, fatto di patriottismo spesso estremo, di paura del comunismo, di contrapposizione fra i paesi dell’Alleanza Atlantica e quelli del Patto di Varsavia, scenario del quale le formazioni partigiane e la Resistenza italiana che non fosse legata al Partito Comunista stesso non facevano parte. Chi fu, Junio Valerio Borghese? Perché fa paura?

Junio Valerio Borghese, che la storia italiana ricorderà poi come “il principe nero”, nasce veramente principe, il 6 giugno 1906, a Roma. Borghese appartiene a una famiglia delle più nobili italiane, della Roma cattolica e forse, così si suppone dalle ricerche genealogiche, dell’Impero Romano stesso. Numerosi cardinali e Papi sono venuti proprio dai Borghese e dalle famiglie loro alleate, come i Colonna, i Pallavicini, gli Orsini, e un principe Borghese sposò la sorella di Napoleone: famiglie che, negli anni dopo il 1900, hanno ancora un enorme potere, e un’influenza che continua, seppur stemperata, oggi. I Borghese, però, perdono gran parte della loro fortuna proprio nell’Ottocento dopo la caduta dell’Empereur Bonaparte: Junio Valerio Borghese, un po’ per questo e molto per carattere, va quindi alla guerra. È un soldato intelligente, intrepido, che comprende la guerra moderna e non esita di fronte a niente: nelle tecniche di combattimento, è un innovatore. Inizia negli anni Trenta con le operazioni di sabotaggio per il generale Francisco Franco, in Spagna, durante la Guerra Civile (ritroverà Franco molti anni dopo). Comanda il sommergibile ‘Scirè’, e sfida la morte in molte occasioni. Si specializza in azioni con i natanti leggeri e gli uomini rana, proseguendo sulla strada di chi aveva dato il via a questo nuovo modo di combattere con azioni come quelle nell’Adriatico, contro l’Austria, nella Prima Guerra Mondiale. Sempre negli anni Trenta, Borghese crea per Mussolini proprio quell’unità combattente il cui nome si ricorda ancora oggi: la Decima MAS, o ‘X MAS’, dove “MAS” è l’acronimo di “Motobarca Armata SVAN” (dalla fabbrica che originariamente le costruiva) e poi “Motoscafo Armato Silurante”; MAS diverrà poi il sinonimo di qualsiasi mezzo leggero impegnato in azioni veloci in mare.

Seppure unità d’elite dell’Italia fascista, la ‘X MAS’ diventa in realtà subito qualcosa di speciale: una sorta di formazione combattente personale di Borghese stesso, che mantiene, in quello strano dualismo di rapporti fra Mussolini e la Casa Reale, legami molto forti con le persone importanti dell’oligarchia del Veneto e della Casa Savoia; tanto che uno degli ufficiali a lui più vicini è Aimone di Savoia, Duca d’Aosta, inventore assieme al fratello Amedeo dei ‘barchini esplosivi’. Nell’intreccio di legami nazionali e internazionali, la ‘X MAS’ entrerà in contatto, a guerra ancora in corso, persino con l’OSS di Allen Dulles, allora servizio segreto degli Stati Uniti ed embrione della CIA. Sono questi contatti internazionali molto forti e la sua peculiarità di ‘patriota italiano più patriota di Mussolini’ che permettono a Borghese di operare in modo indipendente dalla gerarchia fascista: i suoi ufficiali sono in buona parte nobili, e hanno il supporto dello Stato Maggiore delle Forze Armate del Regno d’Italia. Grazie alle loro referenze possono parlare direttamente con le società e gli ingegneri che sviluppano i motoscafi e le armi, e la flottiglia della ‘X MAS’ ha pochi rivali al mondo come perfezionamento e capacità: forse nessun rivale, nella sua specialità, tanto che i tedeschi stessi, che all’inizio del conflitto sono la potenza più avanzata tecnologicamente, non possiedono nulla di simile e guardano a Borghese con invidia.

Nel luglio 1943, Mussolini viene incarcerato; è il crollo del fascismo. L’esercito italiano si sbanda, passa poi a combattere per gli Alleati e risale la penisola con il Corpo di Liberazione; i tedeschi affondano le più importanti unità di marina in modo che non possano essere usate contro di loro. Borghese rimane esterrefatto di fronte a quello che all’Italia sta accadendo, e senza ordini; dispone di aprire il fuoco contro chiunque tenti di attaccare la sua unità, riuscendo a respingere i tentativi tedeschi di disarmarla. Poi decide di continuare a combattere contro gli Alleati e rimanere fedele alla Germania: a chi non se la sente, Borghese consente di congedarsi, e adotta per la ‘Decima’ un regolamento unico nella storia militare italiana che prevede la totale uguaglianza fra ufficiali e truppa, tutti volontari, tutti con la stessa giacca. Karl Wolff, generale delle SS che controlla il nord Italia, ordina a Borghese, la cui unità costituisce ora la spina dorsale delle forze armate della Repubblica di Salò completamente controllata dai nazisti, di spostare le operazioni dal mare alla terraferma, e la ‘Decima’, che acquista la forza di circa 50.000 uomini, diventa la punta di lancia della lotta contro i partigiani nel settentrione e a nordest: dal 1943 al 1945, quella italiana diventa una sanguinosa guerra civile. La ‘X MAS’ è al comando di Borghese e al servizio della Repubblica di Salò, ma non giura fedeltà alla stessa, e continua a combattere sotto una propria bandiera. A Mussolini arrivano rapporti che indicano come Borghese sia in realtà impegnato in colloqui con tutte le parti in guerra: con il controspionaggio tedesco e con il generale Wolff naturalmente, con la famiglia reale italiana fuggita a sud, con il servizio segreto inglese, con Dulles; all’inizio del 1944, lo fa arrestare, per liberarlo però subito dopo. Negli ultimi mesi del conflitto, per difendere l’italianità dell’Istria, Borghese avvia contatti con la Regia Marina italiana, al fine di favorire uno sbarco italo-alleato e bloccare Tito con l’appoggio delle formazioni fasciste ancora rimaste e della Decima. Gli inglesi fanno fallire il piano: dopo l’accordo di Yalta è rischioso inimicarsi Stalin, e quindi le forze del maresciallo iugoslavo sono vittoriose, e avanzano con il sostegno attivo della marina britannica.

Quando le sorti del conflitto si fanno ormai chiare è l’aristocrazia romana che chiede al capo della commissione militare alleata in Italia, il vice ammiraglio Ellery Stone, di intervenire a favore di Junio Valerio: Stone è un amico di famiglia ed è amante di una baronessa romana, quindi si convince facilmente, e nel momento in cui i partigiani si preparano a catturare il ‘Principe Nero’ lo fa mettere sull’avviso, e fa in modo che siano i soldati americani anziché gli italiani ad arrestarlo, salvandolo dal plotone d’esecuzione delle forze di liberazione nazionale. Borghese continua ad avere amici giusti nel posto giusto, che gli assicurano che il suo nome verrà tenuto pulito dalle accuse di crimini di guerra: il nuovo governo italiano insiste però per metterlo, sul finire del 1945, sotto processo, e viene comunque incarcerato. Il processo viene trasferito però da Milano a Roma, dove i giudici sono molto più favorevoli alle richieste che arrivano da parte alleata; la condanna è a dodici anni di prigione per aver collaborato con i Nazisti, ma fra riduzioni di pena e attenuanti derivanti dal suo valore nelle azioni di guerra precedenti, dalla sua opera di salvaguardia delle industrie del nord dalle distruzioni e rappresaglie dei nazisti, per la difesa della Venezia Giulia, e tenendo conto dell’amnistia di Palmiro Togliatti del 1946, Borghese viene rilasciato dal giudice, che ritiene il periodo di carcerazione già scontato come sufficiente. La decisione è collegata allo scenario politico internazionale, che è rapidamente mutato, e all’inizio della Guerra Fredda: Stati Uniti e Gran Bretagna hanno ancora bisogno di Junio Valerio Borghese, che inizia una nuova carriera. Nel dopoguerra, infatti, sia gli americani che i britannici mostrano un grande interesse per le attività della ‘Decima’, in particolare per il battaglione Vega, che ha operato dietro le linee nemiche: per le due potenze occidentali, gli uomini e le tecniche di Borghese sono importanti e fanno scuola, perché egli è riuscito, in collaborazione con gli agenti dello spionaggio tedesco, a infiltrarsi nelle bande partigiane e fra le formazioni comuniste, apprendendone segreti e tattiche. Numerosi uomini di Borghese vanno negli Stati Uniti per scambio d’informazioni, e si parla di riproporre il concetto dello ‘stay behind‘, degli ‘agenti dormienti’, già sviluppato dai tedeschi, dietro le linee di quelli che potrebbero diventare, in un possibile scontro con Stalin, stati nemici: è un’anteprima dell’operazione che prenderà successivamente in Italia il nome di ‘Gladio‘.

Nel 1951 Borghese aderisce al Movimento Sociale Italiano; viene nominato presidente onorario e appoggia la corrente di Giorgio Almirante. Nel 1953 è pronto a guidare volontari dell’MSI e sostenitori politici in una sorta di ‘rivolta di Trieste’ che si ispira alla marcia del 1919 di D’Annunzio su Fiume, per la liberazione della città ancora non restituita all’Italia e retta da un governo alleato. L’impresa non si fa, e Trieste verrà restituita all’Italia nel 1954, ma Borghese se ne va dal Movimento Sociale già nel 1953, ritenendo il partito ‘troppo debole’. La visione di Borghese è diversa da quella dell’MSI, egli ha in mente una destra sovranazionale ed extraparlamentare, “universale”, come ebbe modo di dire e scrivere: la sua idea è quella di un movimento che costruisca un’Europa libera dalle nazioni e unita sotto il cappello di protezione della NATO: il sentimento che dovrebbe ispirarla è l’anticomunismo, unito però al rifiuto del capitalismo finanziario internazionale, da lui percepito, così come il comunismo stesso, come “materialista, sfruttatore e disumano”. Borghese ritiene che nel dopoguerra nessuna nazione sia in grado di confrontarsi con le due superpotenze, USA e URSS, ed egli immagina l’Europa unita come possibile terza forza mondiale. Nonostante qualche perplessità nei confronti di questa sua dichiarata avversione verso il capitalismo, Borghese è comunque gradito a occidente, in particolar modo ai britannici: la Gran Bretagna è a quel tempo una nazione fortemente nazionalista e di destra, in cui si immagina una Germania, ora libera da Hitler, alleata del Regno Unito e degli Stati Uniti e strumentale per l’eliminazione, definitiva, del comunismo e la ‘futura conquista dell’Unione Sovietica’. Visione alla quale si opponeva il presidente statunitense Franklin D. Roosevelt, che aveva come ideale la sconfitta definitiva dei regimi fascisti e un mondo senza più colonie nel quale Stati Uniti e Unione Sovietica collaborassero per un ancor più grande sviluppo economico aperto a tutti gli stati del mondo; alla sua morte, però, non fu questo il sogno del suo successore, Harry Truman.

Una clausola segreta del trattato di fondazione della NATO stabilisce che ciascun membro dell’alleanza, fra i quali l’Italia, debba dotarsi di una ‘autorità di sicurezza nazionale’ che abbia come scopo proprio il combattere il comunismo, anche attraverso la costituzione di squadre segrete di cittadini. Queste ‘forze speciali’ vengono poi autorizzate dal Consiglio di Sicurezza ad addestrarsi all’uso di armi e a mantenersi pronte a un impiego diretto contro i partiti comunisti, anche nelle nazioni in cui gli stessi hanno ottenuto supporto popolare attraverso libere elezioni: è l’inizio di quella che si concretizzerà formalmente nel 1956 e verrà poi resa pubblica, nel 1990, come ‘vicenda Gladio’. ‘Gladio’, quindi, non è in quegli anni un’organizzazione sovversiva o clandestina, ma una formazione paramilitare autorizzata, controllata dai servizi segreti nazionali e destinata alla stabilizzazione politica e se necessario alla guerra non ortodossa e alla difesa del territorio. Il colpo di stato, come strategia di contrasto al comunismo, non viene escluso dai manuali operativi della NATO, così come l’attacco a civili non impegnati in politica: lo scopo è quello di fare in modo che i cittadini, spaventati, si rivolgano allo stato per ottenere ancora maggiore protezione, è l’inizio della ‘strategia della tensione’. La ‘battaglia per l’Italia’ si concentra in quegli anni anche sulla politica economica; nel 1950, la Democrazia Cristiana, influenzata da Enrico Mattei, ex capo partigiano cattolico e ora potente industriale, si allontana dalle politiche di libero mercato e si indirizza verso il dirigismo e la crescita rapida: nascono progetti come la Cassa per il Mezzogiorno e l’ENI, che Mattei identifica come la strada verso l’indipendenza energetica italiana in contrapposizione con le multinazionali britanniche e statunitensi, le famose ‘Sette Sorelle’. La reazione è rapida e spietata: Mattei viene ucciso nel 1962 in un attentato, ma già da Portella della Ginestra in poi era iniziata l’era del terrorismo, prima quella che avrebbe portato dalla strage del Rapido 904 a Piazza Fontana, e poi quella che porterà agli Anni di Piombo e ad Aldo Moro. Si tratta di un vero e proprio scontro armato fatto in Italia per cose molto più grandi dell’Italia, che sarà però l’Italia a pagare: secondo il senatore Giovanni Pellegrino, capo della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul terrorismo che operò fra il 1994 e il 2001, gli atti di violenza orchestrati da gruppi organizzati furono più di 14mila, e lasciarono dietro a sé 1100 feriti e quasi 500 morti: il bilancio di una guerra, che non ha paragoni in altri stati europei.

Nel 1955 Borghese diventa presidente dell’unione degli ex soldati della Repubblica di Salò, e successivamente sarà una delle figure guida del Comitato per l’Italianità dell’Alto Adige.
Nel 1963, Borghese è presidente del Banco di Credito Commerciale e Industriale, banca controllata dal finanziere siciliano Michele Sindona. La banca di Borghese è coinvolta in un settore d’affari piuttosto vasto e ha contatti ad alto livello, oltre che con i partiti nazionali e la Democrazia Cristiana, anche con poteri conservatori internazionali, fra cui il Vaticano e la Spagna. La banca poi fallisce, ma senza gravi conseguenze per lui. Alcune delle attività, mai pienamente chiarite, dell’organizzazione ‘Gladio’ sembrano portarla in contatto proprio con Borghese e la strategia della tensione sembra avere un impulso dopo l’elezione negli Stati Uniti, nel 1969, del presidente Richard Nixon e delle prese di posizione del suo segretario per la sicurezza nazionale, Henry Kissinger, la politica del quale è avversa a un’Italia indipendente. Kissinger teme un paese che è il fianco meridionale della NATO, ospita armi nucleari ed è strategicamente molto importante, ma nel quale il Partito Comunista è particolarmente forte, a pochi punti percentuali di distanza dalla maggioranza e dalla presa del potere. Con Kissinger, il supporto finanziario alle operazioni occulte aumenta: siamo ora a dicembre 1970, anno in cui in Italia è al governo una coalizione presieduta dal democristiano Emilio Colombo e formata dalla Democrazia Cristiana, dal Partito Socialista, dal Partito Socialdemocratico e dal Partito Repubblicano. Nella notte tra il 7 e l’8 dicembre, Borghese mette in atto a Roma, a Milano e in altre città, con il supporto di diverse centinaia di persone, di uomini dei servizi segreti, delle forze dell’ordine e delle forze armate, un tentativo di colpo di stato pianificato precedentemente e sostenuto esternamente, a livello internazionale: l’obiettivo, prendere il controllo dello Stato rapendo il presidente Giuseppe Saragat, deportando gli oppositori presenti in Parlamento, assassinando il capo della polizia Angelo Vicari e mettendone a capo Giulio Andreotti, con il favore ‘di una potenza occidentale’. È però Borghese stesso, quella notte, a bloccare a metà il colpo di stato già in atto e a far rientrare i congiurati: dalle indagini sia della magistratura che dei giornalisti, negli anni successivi emergerà l’ipotesi che siano stati proprio i servizi segreti statunitensi a dare a Borghese l’ordine di interrompere l’azione dopo il rifiuto di Andreotti di essere al vertice del nuovo assetto politico. Borghese, in una sorta di testamento postumo ritrovato anni dopo, l’autenticità del quale non è stata confermata, avrebbe riferito dell’ ‘apporto fattivo’ degli Stati Uniti al tentativo di golpe e del rifiuto di Andreotti. Borghese quindi si sarebbe mosso non di sua iniziativa, ma all’interno di uno scenario politico di natura strategica, seguendo in pratica una sorta di ‘catena di comando’; la certezza assoluta, però, come per altri misteri italiani, non c’è. Se le testimonianze rinvenute dovessero un giorno trovare conferma definitiva, occorrerebbe rileggere una buona parte della storia del nostro paese con occhi diversi.

Dopo il fallito tentativo di colpo di stato, Junio Valerio Borghese fugge nella Spagna di Franco, dove continua a lavorare con Stefano Delle Chiaie, morto l’anno scorso, esponente della fazione politica radicale italiana più a destra dell’MSI, più volte accusato di terrorismo ma più volte assolto. E dove le sue attività fino al 1974 rimangono misteriose. Così come misteriosa è la sua morte, avvenuta improvvisamente nel 1974 dopo una cena, a 68 anni, in circostanze tali da far pensare a un avvelenamento, anche se il referto ufficiale parla di morte per pancreatite. Sulla vita e sulla morte di Junio Valerio Borghese, comandante della ‘X MAS’, rimangono aperti molti interrogativi; e rimane il proclama – anch’esso ritrovato nei suoi cassetti – che egli avrebbe dovuto leggere in quella notte del 1970, subito dopo aver preso il potere con il colpo di stato.

«Italiani, l’auspicata svolta politica, il lungamente atteso colpo di stato ha avuto luogo. La formula politica che per un venticinquennio ci ha governato, e ha portato l’Italia sull’orlo dello sfacelo economico e morale ha cessato di esistere. Nelle prossime ore, con successivi bollettini, vi saranno indicati i provvedimenti più importanti ed idonei a fronteggiare gli attuali squilibri della Nazione. Le forze armate, le forze dell’ordine, gli uomini più competenti e rappresentativi della nazione sono con noi; mentre, d’altro canto, possiamo assicurarvi che gli avversari più pericolosi, quelli che per intendersi, volevano asservire la patria allo straniero, sono stati resi inoffensivi. Italiani, lo stato che creeremo sarà un’Italia senza aggettivi né colori politici. Essa avrà una sola bandiera. Il nostro glorioso tricolore! Soldati di terra, di mare e dell’aria, Forze dell’Ordine, a voi affidiamo la difesa della Patria e il ristabilimento dell’ordine interno. Non saranno promulgate leggi speciali né verranno istituiti tribunali speciali, vi chiediamo solo di far rispettare le leggi vigenti. Da questo momento nessuno potrà impunemente deridervi, offendervi, ferirvi nello spirito e nel corpo, uccidervi. Nel riconsegnare nelle vostre mani il glorioso TRICOLORE, vi invitiamo a gridare il nostro prorompente inno all’amore: ITALIA, ITALIA, VIVA L’ITALIA!»

[r.s.]