Scontro tra Fiom – Cgil e USB sul tema Ferriera: posti di lavoro a rischio

30-12-2019 – 16.34 – Negli ultimi giorni si sta lavorando in merito alla possibilità di un accordo realizzato dai sindacati per la chiusura dell’area a caldo della Ferriera.
La chiusura dell’altoforno è prevista per il 31 gennaio 2020 e i sindacati sono chiamati a formalizzare un accordo che metta al riparo i lavoratori della Ferriera da possibili ricadute economiche e occupazionali, cercando di individuare percorsi alternativi all’ interno dell’azienda stessa.
Nell’accordo sono stati introdotti degli elementi di garanzia che possono essere riassunti così di seguito:
1) Rioccupazione di tutti i lavoratori dell’area a caldo.
2) Creazione un percorso anche interno che includa maggiori tutele per i contratti di
somministrazione in scadenza a breve.
3) Garanzia di una CIG che abbia i minori impatti possibili nelle tasche dei lavoratori coinvolti
attraverso rotazioni, anticipo e maggiorazione della quota prevista per legge.
Le organizzazioni sindacali FAILMS, FIM-CISL, UILM-UIL ed USB continuano nel loro percorso atto a garantire “esuberi zero”, in un quadro di sviluppo delle attività che rimarranno in capo ad Arvedi, a tutela della salute di lavoratori e cittadini, per la riconversione dell’area.

Con la chiusura dell’area calda, ci sono 310 lavoratori da rioccupare, più 51 membri dello staff (come i lavoratori che fanno parte per esempio della vigilanza) per un totale di 361 lavoratori. Nelle ipotesi di rioccupazione che prevedono un ricollocamento c’è l’area freddo che porterebbe a 198 lavoratori rioccupati. Degli altri 163 lavoratori ci sarebbero 66 contratti in scadenza, 57 previsti parte dello staff da ricollocare sempre nel medesimo ambito ed una quarantina di lavoratori pensionabili.

Tra i sindacati, solo la Fiom- Cgil interviene in difesa dell’area a caldo. L’incontro del 23 dicembre, al ministero per lo sviluppo economico, per l’accordo sindacale condiviso da tutti gli altri sindacati, ha visto il segretario provinciale della Fiom Marco Relli lasciare il tavolo ancora prima della discussione.
Il segretario nazionale Fiom Gianni Venturi, elenca tutti gli elementi non convincenti del documento. «Pur non condividendo – dichiara Venturi – la scelta della chiusura dell’area a caldo, la Fiom si è detta disponibile a verificare la praticabilità di un piano in grado di fornire prospettive nella cornice più ampia dell’Accordo di programma. Il Piano industriale presentato da Arvedi non ha queste caratteristiche e l’ipotesi di accordo sindacale che ne conferma le scelte non può garantire la certezza della continuità occupazionale di tutti gli addetti». Sasha Colautti, del sindato USB ha affermato «Ci aspettiamo che l’istituzione massima ovvero sia il governo, il ministro Patuanelli, intervenga immediatamente per dipanare queste preoccupazioni che qualcuno sta alimentando strumentalmente a regola d’arte». Alexander Vecchiett del sindacato USB afferma inoltre: «Oggi il padrone decide di chiudere e il sindacato nei suoi compiti può fare solamente una cosa, tutelare la salute dei lavoratori e l’occupazione e credo che se un sindacato non fa questo ma si mette a fare da sponda politica ad altre situazioni, alla fin fine crea un danno alla città, ai lavoratori e in primis a chi dovrebbe tutelare». Oggi pomeriggio alle 16:30 è prevista la riunione tra delegazioni sindacali per decidere i passaggi e concordarsi in merito al Referendum. C’è da attendere l’esito delle assemblee dei lavoratori, chiamati ad esprimersi sull’intesa il 7 o l’8 gennaio (data da concordare) e il Referendum, che sarà vincolante anche per la Fiom – Cgil.

[a.d]

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