03.04.2021 – 08:47 – Con l’approvazione degli ultimi dieci articoli avvenuta lo scorso 23 Marzo da parte del Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia, la Regione ha dato il via libera alla riforma in materia di sicurezza e Polizia Locale, promossa dall’Assessore alle autonomie locali, sicurezza e politiche comunitarie Pierpaolo Roberti. Nelle scorse settimane quello che ufficialmente rappresenta uno svecchiamento della cosiddetta “Legge 9 del 2009” a firma di Federica Seganti aveva riscosso non poche critiche e perplessità da parte dei capigruppo dell’opposizione, i quali avevano in più occasioni messo in risalto rischi e problematiche che sarebbero potuti insorgere all’interno della comunità regionale e nei corpi di Polizia Locale del territorio del Friuli Venezia Giulia in seguito alla sua entrata in vigore. Per fare maggiore chiarezza sull’attuale situazione, ci siamo rivolti proprio a Pierpaolo Roberti.
Assessore, come è nata l’idea di riformare la precedente “Legge Seganti” del 2009?
“Ci eravamo resi conto che la Legge 9 Seganti del 2009, dopo 12 anni di onorato servizio, era diventata vetusta; pertanto doveva essere riformata. Dopo la pubblicazione di quella norma, infatti, sono stati approvati diversi provvedimenti a livello statale i quali hanno modificato completamente le normative di riferimento; penso ad esempio ai decreti Maroni, Minniti, Salvini, e all’attuale Decreto Lamorgese. La Legge 9 a suo tempo è stata sicuramente buona e tutt’oggi continuiamo ad ispirarci al suo impianto normativo ed ai suoi principi, tuttavia diversi passaggi erano diventati obsoleti, superati dal tempo. L’articolo 6 della vecchia legge prevedeva la collaborazione con soggetti di vigilanza privata; l’articolo 8 dell’attuale legge 125 appena approvata, invece, parla di collaborazione con soggetti addetti alla sicurezza sussidiaria”.
Qual è la differenza tra i due articoli?
“Nel 2009 si parlava solo di vigilanza privata perché per la normativa nazionale non esisteva nient’altro, mentre con la Legge 94 del 15 Luglio 2009 furono istituiti anche gli Steward Urbani i quali tuttavia non sono mai stati utilizzati. Essi sono figure appositamente formate addette alla sicurezza sussidiaria; entità a fini di lucro che si occupano di mantenere la viabilità e la fluidità dei cittadini negli spazi pubblici”.
Secondo il consigliere Furio Honsell del Partito Democratico, il concetto di ‘cittadinanza attiva e controllo di vicinato’ inserito nella nuova legge porterà alla nascita degli… ‘spioni di quartiere’. È un rischio reale?
“Per quanto riguarda l’aspetto della cittadinanza attiva e del controllo di vicinato vorrei ricordare che questo è un tema che è stato già normato in altre regioni, non per forza a guida centrodestra: penso ad esempio all’Emilia-Romagna, la quale ha fatto una norma identica alla nostra. Non vedo particolari rischi nel ricomprendere nella norma la vecchina che dal balcone guarda la strada per controllare che sia tutto in ordine; il controllo di vicinato è sempre esistito e sempre esisterà, esso nasce dalla solidarietà tra un gruppo di conoscenti o da un gruppo di vicini di casa. Oggi questa consuetudine si è rafforzata grazie ai maggiori mezzi che abbiamo a disposizione, come ad esempio i cellulari con WhatsApp e i Social network come Facebook, con i suoi gruppi di discussione. Il controllo di vicinato si è trasformato in qualcosa di più capillare e più diffuso, ma esso è un fenomeno che è esistito e continuerà ad esistere sempre, a prescindere dalle leggi regionali e dalla volontà di qualsiasi legislatore”.
Non ci si deve, quindi, preoccupare per la Privacy.
“Noi nella nuova norma diciamo semplicemente che la Regione Friuli Venezia Giulia riconosce la funzione sociale delle forme di cittadinanza attiva in funzione al controllo di vicinato come strumenti finalizzati al controllo del senso civico, della solidarietà collettiva e dell’attività di prevenzione delle criticità territoriali in collaborazione con le attività della Polizia Locale. La cittadinanza attiva ci piace perché ha un valore sociale. Ritornando ai gruppi Social di vicinato, penso al celebre gruppo Facebook degli abitanti di Opicina. Anche volendo, non potremmo chiedere in alcun modo a Mark Zuckerberg di cancellare i gruppi di vicinato, quindi vista la funzione che svolgono probabilmente è meglio dare loro un riconoscimento morale con la stesura di questa norma, per regolarizzare quelli che svolgono un’attività meritoria e quelli che invece si trasformano in qualcos’altro”.
Secondo l’opposizione, per riformare il corpo della Polizia Locale non si è interpellato a dovere nessun dirigente della stessa. Chi lavora quotidianamente sul campo non avrebbe potuto dare invece un importante contributo alla riforma?
“È un accusa ridicola. Come già previsto dalle Legge 9, ogni riforma deve essere approvata da un Comitato Tecnico. Esso è composto proprio dai comandanti dei vari distaccamenti provinciali della Polizia Locale. La nuova norma prima di essere approvata dal Consiglio della Autonomie Locali è passata al vaglio del Comitato Tecnico. Inoltre, prima di essere scritta, è stata analizzata da gruppi di lavoro presieduti proprio dai Comandanti delle varie Polizie Locali”.
Gli agenti della Polizia Locale saranno chiamati a svolgere nuove mansioni, quindi dovranno essere in grado di apprendere nuove competenze. Verranno organizzati dei corsi di specializzazione?
“Al momento abbiamo una scuola per gli agenti della Polizia Locale, istituita proprio con legge 20 del 2009. Attualmente vengono già effettuati corsi di aggiornamento per tutti gli agenti di tutti i distaccamenti della Regione, in quanto con l’evolversi dei tempi c’è bisogno di una preparazione costante ed aggiornata in tutti gli aspetti e le discipline di cui si occupano gli operatori di Polizia. Oggigiorno, quelli che erano i vigili urbani svolgono attività di polizia commerciale, amministrativa, ambientale oltre che stradale, ed è sempre più difficile fare in modo che ogni singolo agente sia formato in tutto. Noi vogliamo che in futuro sia garantita il più possibile una uniformità di servizio su tutto il territorio regionale. Attualmente Trieste è la città con il corpo di Polizia Locale più grande ed è in grado di specializzare una parte dei suoi agenti facendoli diventare esperti in determinate materie. Nei comuni più piccoli invece questo è più difficile in quanto il personale è ridotto e non si può pretendere che il singolo agente sia preparato su tutti gli aspetti. La scuola, fino ad oggi, preparava tutti gli agenti allo stesso modo, dando loro una preparazione di base e solo successivamente li istruiva sulle precise materie; d’ora in poi i futuri agenti verranno istruiti direttamente sulle tecniche operative di una precisa disciplina e, in caso di esito positivo al concorso, verranno assegnati al comune che ne avrà fatto richiesta. Inoltre, con la riforma, se un comune piccolo non avrà agenti specializzati per trattare una precisa materia o risolvere un determinato caso, potrà richiedere ad un municipio più grande di prestargli qualche agente maggiormente esperto. La Regione provvederà poi ad eseguirne il temporaneo trasferimento presso la località da cui è giunta la richiesta”.
Come hanno accolto i sindaci questa possibilità di collaborare con l’istituzione Regione? Ci sono stati segni di accordo, o di ostilità?
“Sindaci ostili ce ne saranno sicuramente, ci mancherebbe altro. Tuttavia al momento abbiamo uno strumento istituzionale per la valutazione delle riforme quale è il Consiglio delle Autonomie Locali, organismo ufficiale che da il suo parere sulle delibere, composto da sindaci eletti da altri sindaci. Quest’ultimo ha dato parere positivo, quindi al momento il problema non sussiste”.
Tra le critiche più pesanti fatte dall’opposizione ricordiamo quella che vede il superamento della ‘Legge Seganti’ come una riforma eseguita troppo in fretta; come risponde?
“Rispondo con i dati. Questa norma è stata approvata in Giunta verso la fine del mese di ottobre 2020; successivamente è stata spedita al Consiglio Regionale a tutti i capigruppo e al Consiglio delle Autonomie Locali; da quest’ultimo è arrivata nei primi di Novembre 2020 dove è stata depositata e rimasta a disposizione di tutti. Successivamente, è stata portata in Commissione a Febbraio, ben tre mesi dopo, ed infine ufficializzata il 23 Marzo. Complessivamente la riforma è stata approvata in 5 mesi, senza considerare tutto il periodo di costruzione antecedente. Chi parla di riforma fatta in fretta e furia è perché quest’ultima riguarda il delicato tema della sicurezza, un tema attorno al quale ruota uno scontro di carattere ideologico. Accetto le critiche, accetto la dialettica politica, ma parlare di ‘fretta e furia’ per una delle norme che hanno richiesto più tempo in assoluto per essere approvate (più lungo del dibattito sviluppatosi in merito alla Legge di Stabilità in Consiglio Regionale), con oltre 200 interventi e 20 ore di dibattito, non lo posso accettare. Non è mai mancata la possibilità né di discussione, né di replica”.
[g.t.]


