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mercoledì, 7 Dicembre 2022

In soccorso della mamma. Diritto 4.0 e figli che corrono.

03.09.2019 – 11.20 – Su questa rubrica abbiamo già esaminato il caso di una mamma che ha superato i limiti di velocità “mentre si stava recando dalla sua bambina malata”. Le ragioni che hanno spinto la donna a premere troppo a fondo sull’acceleratore non avevano fatto breccia nei cuori dei giudici, che avevano confermato la multa (Cass. Civile n. 5650/19). E se, viceversa, fosse un figlio a precipitarsi dalla mamma?

Questa volta, ad opporsi alla multa è un automobilista sanzionato per aver “superato di oltre 60 Km il prescritto limite di velocità massima” in autostrada. Il guidatore giustifica la propria andatura perché costretto da uno stato di necessità. Infatti, mentre stava guidando, era stato raggiunto da una telefonata della moglie che lo aveva avvertito che la madre era stata colta da un malore improvviso e verosimilmente grave. Per tale ragione, aveva ritenuto indispensabile arrivare quanto prima a casa della genitrice che non voleva essere portata al pronto soccorso. Teniamo presente che l’art. 54 del Codice Penale stabilisce proprio che “Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé od altri dal pericolo …”; cioè, se sei costretto a commettere un illecito, non sei punibile. Quindi, il figlio devoto sostiene d’aver legittimamente guidato a 190 chilometri all’ora in autostrada, poiché aveva saputo del malessere della madre.

Purtroppo, nuovamente, i giudici non si lasciano commuovere dall’affetto familiare. La Corte di Cassazione chiarisce che, affinché ci sia uno “stato di necessità”, è indispensabile che ci sia un’effettiva situazione di pericolo imminente di danno grave alla persona, non altrimenti evitabile. Non basta lo stato d’animo del figlio preoccupato, essendo sufficiente chiamare l’autoambulanza. (Cassazione ord. 16155/19).

avv. Guendal Cecovini Amigoni

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