La N/R Laura Bassi: alla scoperta della prima rompighiaccio italiana

27.09.2019 – 07.30 – Bettisia Gozzadini: laurea in legge nell’anno domini 1236. Elena Lucrezia Cornaro: dottore in filosofia nel 1678. Laura Bassi: cattedra onoraria in filosofia nel 1732. La storia italiana appare costellata, specie a confronto con il resto dell’Europa, di figure di donne intellettuali, prime a studiare e a laurearsi presso le università del tempo: dall’Italia comunale, alla Repubblica di Venezia, allo Stato Pontificio settecentesco. Tra queste Laura Bassi non fu la prima, ma senza dubbio giocò un ruolo di apripista, perché oltre a laurearsi fu la prima donna in assoluto ad avere una regolare cattedra, presso la quale tenere lezioni.
La sua carriera scientifica, nel campo della fisica sperimentale, è stata così la motivazione per ricordarla con la nuova nave polare italiana, approdata proprio in questi giorni in città, nell’occasione di Trieste Next.

Trieste, dal suo canto, vanta un rapporto speciale con l’artico, dai tempi dell’Austria-Ungheria, quando Carl Weyprecht guidò una spedizione esplorativa, scoprendo la Terra di Francesco Giuseppe. I marinai arruolati erano all’epoca un melting pot di nazionalità dell’impero, quasi tutti dall’Adriatico: istriani, fiumani, dalmati e, of course, triestini.
Il retroterra austriaco di Trieste, dal suo canto, si lega bene alla figura di Laura Bassi, perchè fu proprio l’Austria a celebrarla per prima, attraverso l’Università di Innsbruck e l’Università Tecnica di Vienna. L’intitolazione della nave polare in suo onore è infatti un’innovazione recente, risalente appena al 2019: nemo propheta in patria.

La N/R Laura Bassi, ormeggiata in questi giorni presso la Stazione Marittima, è l’unica nave italiana in grado di operare nei mari polari: il suo formidabile rompighiaccio è capace di spaccare fino a cinquanta centimetri di ghiaccio garantendo di poter esplorare zone dell’antartide e dell’artico finora precluse all’Italia.
La nave, che compirà a partire da questo ottobre il suo primo viaggio nell’antartico, riveste una duplice funzione: gli scienziati a bordo svolgeranno ricerche oceanografiche con tecnologia all’ultimo grido, mentre le stive e l’elicottero garantiranno i rifornimenti alle diverse basi nazionali presenti: dai combustibili, alle provvigioni, ai ricambi tecnologici.
La N/R Laura Bassi rappresenta pertanto un immenso passo in avanti per la ricerca scientifica italiana, fino ad oggi ferma all’Italica, un cargo, e l’OGS Explora, le cui capacità rompighiaccio erano sempre state mediocri.

Nell’occasione di Trieste Next, la nave ha così svelato i suoi segreti, con uno speciale tour, dal ponte comando, alla piattaforma per l’elicottero, alle stive, alla cambusa.
“La nave – ha spiegato il direttore – risale al 1995, con un refitting molto importante sotto il profilo tecnologico, avvenuto nel 2007. L’età non deve spaventare, perché è una nave robusta, la sentite sotto i piedi, è massiccia. Monta due motori Rolls Royce Bergen. L’equipaggio ha bisogno di quattordici persone per funzionare nel mar Mediterraneo, diciassette nelle zone polari. Ma normalmente siamo molti di più; possiamo portare fino a 50 ricercatori, per un totale di 80 uomini di equipaggio tranquillamente alloggiabili”.

Il capitano, assiso sul ponte, in una corona di timoni, manopole, mappe geografiche e pannelli, ha spiegato con passione la storia della Laura Bassi: “La nave è stata acquistata di recente, nel maggio di quest’anno; vent’anni di onorato servizio, dall’Inghilterra, alle Falklands, all’Antartico, prima di passare all’Italia; è a tutti gli effetti la prima nave rompighiaccio in Italia. È una nave in controtendenza con quelle attuali per la navigazione polare, perché monta un’unica elica, invece che due; soluzione rara, ma preferibile, perché l’elica rimane in profondità, sommersa e protetta”.

Il capitano della Laura Bassi vanta un’esperienza di lunga data nella navigazione, con due spedizioni antartiche e sette spedizioni artiche all’attivo; un’esperienza che si riflette nell’equipaggio che alterna nuove leve a veri e propri veterani. La sala controllo e propulsione, ad esempio, viene gestita da un entusiasta vice, al suo primo incarico “polare” e il suo superiore, con vent’anni di navigazione alle spalle.
“Qui controlliamo tutte le attrezzature della nave – spiega il vice – Qui abbiamo due motori Bergen TRG da sei cilindri; a 700 giri; sono in grado di sviluppare la potenza necessaria per l’elica e le pale orientabili. Abbiamo inoltre due shaft generator per fornire energia elettrica alla nave; capaci di generare ciascuno 2200 Kw; uniti a due generatori da 600 Kw a testa. Insieme potremmo illuminare tutta la città di Trieste.
La nave è molto avanzata, pertanto ci basta un semplice click per preparare la nave all’intera partenza. Senza considerare come la nave sia anche attrezzata per il freddo intenso delle regioni polari”.

“Come vi accennava il capitano, la nave è dotata di una prua particolare, in grado di salire sul ghiaccio per romperlo; fino a mezzo metro di ghiaccio dovremmo essere in grado di frantumarlo. Lo vedremo: se ci ritroverete a Trieste, vorrà dire che l’abbiamo rotto, altrimenti… Rimarremo lì” ironizza il vice.

Una nave quale la Laura Bassi, specializzata per la ricerca scientifica a discapito di scopi militari o utilitaristici, rimane un peso notevole per il budget italiano; tuttavia sono spese che impallidiscono a confronto con quanto viene investito nelle spese militari o semplicemente nelle navi cargo.
“Se stai fermo, – spiega il direttore – come siamo adesso in banchina, spese di manutenzione comprese, siamo intorno a 250mila euro al mese; quando ti muovi sei invece attorno ai 650mila euro al mese. Questa nave in movimento brucia 19 metri cubi/16 tonnellate di carburante”.
La nave, nei limiti del possibile, mantiene anche una certa attenzione all’ambiente; una mission coerente con gli studi polari, tradizionalmente rivolti alla tutela dell’ambiente:
“Ma non pensate che siano cose pazzesche; una qualunque grande nave consuma molto di più. Questa per altro è anche una nave ecologica: la pittura è speciale, perchè la possiamo usare in bacino, perchè non inquina; il gasolio che usiamo è leggero, con pochissimo zolfo, non dissimile da quello delle auto; e una volta giunti in uova Zelanda useremo uno ancora più leggero. Gli olii che usiamo contro la salsedine e quant’altro sono alimentari, non inquinano”.

La gestione della N/R Laura Bassi è pertinenza dell’OGS, Istituto Nazionale di Oceanografia e di geofisica Sperimentale, il CNR, Consiglio Nazionale delle Richerche e l’ENEA, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile.

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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