“Acquamarina” è una casa che manca. Dalla pagina Facebook un movimento civico per non dimenticare

interno della piscina Acquamarina dopo il crollo
l’interno della piscina dopo il crollo

19.08.2019 – 07.39 – “La piscina Acquamarina, a Trieste, non era solo una struttura, ma una comunità. Tutti i suoi frequentatori ora sono rimasti privi di un punto di riferimento, i lavoratori non hanno ancora notizie su quello che sarà il loro futuro, e chi ne aveva bisogno per la propria salute, e sono molti, non sa dove andare. È questo il motivo per cui abbiamo creato la pagina Facebook ‘Ricostruire l’Acquamarina’: via via di quello che è successo si sta parlando sempre di meno e soprattutto non si parla di quello che sarà il futuro. Abbiamo paura che tutto possa essere dimenticato.”

Acquamarina
l’Acquamarina così com’era

È l’accorato appello che Manuele Fakin, uno dei frequentatori di “Acquamarina” prima e degli animatori della pagina Facebook adesso, lancia all’amministrazione comunale di Trieste e alla Regione Friuli Venezia Giulia. Mentre parliamo al telefono, ci racconta di una comunità di frequentatori della piscina che si sta raccogliendo ora in un movimento civico: lo scopo e i confini dell’azione di questo movimento sono ben precisi, e l’obiettivo è quello di tenere ben viva l’attenzione dell’amministrazione comunale nei confronti della necessità di provvedere il prima possibile all’avvio di lavori per una nuova struttura, che possa essere messa a disposizione dei cittadini in tempi molto rapidi.

L’ipotesi, infatti, di poter riavere a disposizione la struttura esistente in tempi ragionevoli, di fronte alla complessità sia della situazione tecnica che del percorso giuridico necessario a una identificazione precisa delle responsabilità, appare remota anche alla comunità di utenti rimasta priva della struttura. “Chi ha occasione di passare nelle vicinanze di Acquamarina”, ci racconta Fakin, “che è naturalmente inaccessibile e sottoposta a sorveglianza, riferisce di rumori, di scricchiolii; nei giorni dopo la caduta del tetto, di altri crolli. Siamo ben consapevoli del fatto che l’unica alternativa potrebbe essere la demolizione completa della struttura sulle Rive e la ricostruzione, o lo spostamento da un’altra parte. E, per la ricostruzione di una struttura come quella che è crollata, ci vorranno anni, e sicuramente il terreno non sarà a disposizione fino alla fine delle indagini. Chiediamo quindi al Sindaco Roberto Dipiazza e in particolare agli assessori Rossi, Lodi e Grilli, che sono stati i più vicini e presenti subito dopo il crollo, di aiutarci e di fare tutto ciò che possono per mettere a disposizione presto una piscina che abbia le caratteristiche di Acquamarina. Il timore è che nessuno riesca a rendersi conto di quanto importante fosse per Trieste”.

Acquamarina, nei dintorni, era effettivamente unica: l’acqua salata a 32 gradi e l’attrezzamento sia per i corsi ai bambini che per la fisioterapia e l’aiuto a chi ne ha più bisogno, dai disabili agli affetti da sindrome di Down, andava a costituire un vero e proprio mondo che ora è venuto a mancare. Le altre strutture simili che si possono usare sono quelle di Grado e Ancarano; raggiungerle da Trieste, però, non è semplice, e i frequentatori ex Acquamarina, diverse centinaia, che si spostino in altre piscine in regione o in Slovenia comunque vanno a interferire con la programmazione delle loro attività e con la loro utenza. Problematiche che risultano subito evidenti. “Qualcosa sicuramente faremo”, prosegue Fakin; “assieme a Christian Cattaruzza, che ha creato la pagina Facebook, forse una raccolta di firme, o un incontro pubblico. Stiamo lavorando per organizzarci e poter essere un punto di riferimento e una voce che possa essere l’interlocutore per il Comune stesso. Vorremmo trasferire la nostra esperienza e le opinioni delle più di 1600 persone che ora ci stanno seguendo“. Preoccupa, anche, la situazione dei lavoratori: la parte di segreteria e quella organizzativa avrebbero dovuto riprendere il lavoro domani 19 agosto, ma dalla società di gestione non sono ancora arrivate notizie. Sono in difficoltà quindi anche gli accompagnatori dei disabili, le decine di istruttori e chi si occupava della gestione della struttura e dei servizi annessi.

Una collocazione efficace, ideale per una nuova Acquamarina, una piscina termale con acqua di mare quindi, potrebbe essere il Porto Vecchio, cosa della quale si è già parlato subito dopo il crollo e a cui aveva fatto accenno anche Roberto Dipiazza stesso; servono però i fondi, e anche se dovessero essere reperiti subito, magari con il sostegno di filantropi e privati che abbiano a cuore le difficoltà ad esempio degli invalidi e dei diversamente abili che si trovano ora privi della piscina, sarà necessaria la volontà da parte dell’Amministrazione Comunale di destinare l’area e avviare subito i lavori. La speranza, quella che già a settembre si possa parlare in maniera più concreta di quello che sarà il futuro.

[r.s.]