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martedì, 29 Novembre 2022

Il cancro del cemento: un materiale che tutto è, meno che eterno

31.07.2019 – 17.14 – Oggi parliamo di una piscina triestina che crolla, partendo da lontano. Il cemento è un materiale molto affidabile, e non di certo l’ultimo ritrovato della scienza: già i romani, e prima di loro gli egiziani, utilizzavano nelle loro costruzioni un legante che le irrobustisse, e avevano capito che impastando diversi materiali si poteva trovare la soluzione giusta a molti problemi costruttivi. I romani impiegarono fango e materiali di origine vulcanica, creando la pozzolana; e la miscela funzionò, perché dura ancora, da duemila anni. Nella prima metà dell’Ottocento, dopo una lunga pausa storica, si arrivò a quello che viene definito cemento moderno o cemento Portland. E a tutte le sue varianti.

Quanto dura il cemento moderno? Dipende. Gli esperti di edilizia ne discutono già da qualche tempo: ponti, autostrade e costruzioni abitative si sgretolano; crollano in alcune parti, o completamente. Dal crollo del Ponte Morandi di Genova è passato un anno; a Trieste, lunedì 29 luglio, alle tre del pomeriggio, con il crollo di Acquamarina, una tragedia che avrebbe potuto certamente avere un numero di vittime alto è stata evitata per un soffio. Per un’ironia, benigna, della sorte: la piscina, che ha vent’anni e non si può definire una struttura vetusta, era chiusa, quindi tutti salvi. Ma è frequentata normalmente da molti bambini e da disabili, ed è utilizzata per la preparazione atletica e per attività sia di svago che di riabilitazione. L’emergenza diramata e la rapidità d’intervento di Vigili del Fuoco, Carabinieri, Polmare, servizi di soccorso parlavano chiaro: i morti di Acquamarina avrebbero potuto essere decine. Agli inquirenti e alla magistratura il compito, senza interferenze e rumori di fondo, di stabilire assieme ai periti che cosa sia successo. Se corrosione degli elementi in metallo, o sgretolamento della parte in cemento. Con la piena consapevolezza, ben avvertibile negli sguardi e nell’espressione delle autorità immediatamente accorse poco dopo il cedimento della cupola, di quello che sarebbe potuto succedere. Il punto chiave resta però quello di una struttura nuova che collassa, improvvisamente, senza nessuna ragione apparente, in un giorno d’estate.

Un materiale, questo cemento armato moderno, che ha vissuto una grandissima popolarità soprattutto negli anni dopo il 1950 e continua a essere largamente impiegato. La differenza fondamentale fra il cemento dei templi e dei fori di duemila anni fa e le piscine e i viadotti di oggi è l’armatura metallica; è nascosta all’interno. Sia essa in forma di barre, che di tiranti o stralli come a Genova, c’è: vive, lavora. Subisce stimoli, viene percorsa da correnti, attaccata dall’umidità. E si corrode. In modo difficile da rilevare. La corrosione può arrivare, ad esempio, a espandere le dimensioni di una barra fino a quattro volte in spessore, ingrandendo le crepe e spaccando il materiale in quello che viene definito “il cancro del cemento”. L’armatura in metallo annegata nel cemento è l’innovazione che fa la differenza, perché aggiunge forza all’insieme, permettendo la realizzazione di strutture più lunghe, di pilastri più alti e più sottili, di elementi con un minor numero di altri elementi di supporto. Accorcia di molto i tempi di costruzione, e riduce i costi, perché un elemento in cemento armato richiede meno materiale colato. Da qui la sua vittoria su altri tipi di tecnologie di costruzione come quelle con armature metalliche o tradizionali mattoni. Però, anche se le affinità fra, per citarne una, l’acciaio e il cemento armato in termini di dilatazione termica sono note, non lo sono completamente i fattori che portano al degrado. Sempre ad esempio, gli studi relativi all’esposizione al sole del cemento armato e ai cambiamenti continui di temperatura non sono ancora risolutivi. Esistono tecnologie che possono prevenire la corrosione, come la protezione catodica; esistono sistemi di monitoraggio come quello elettrico e quello acustico. Esistono studi che interessano la difesa del cemento armato attraverso bio-molecole e batteri. È però una questione di denaro, di costi e di benefici: la manutenzione costa, il monitoraggio costa ancora di più. Costi che vanno messi a bilancio, e che nessuno aveva previsto, perché solo negli ultimi anni si è capito che fondamentalmente niente può evitare il fatto che un elemento di metallo inserito in una costruzione in cemento si corroda e la rovini, compromettendone la durata. Ed è qualcosa, questa sorte ineluttabile, che il grande pubblico sta iniziando solo ora a scoprire.

Al centro delle indagini sul crollo di Acquamarina, che rimarrà ora inagibile per lungo tempo assieme all’area immediatamente circostante, c’è ora un traliccio metallico, che sembra essere ruotato rispetto alla posizione che avrebbe dovuto avere: esclusi i bulloni della cupola, che in un primo momento erano stati indicati come probabili imputati, sembra ora via via trovare conferme l’ipotesi che l’intera struttura sia venuta giù assieme, come se un piano intero di un edificio fosse crollato schiantandosi su quello sottostante. Perizie, deduzioni e suggerimenti di manutenzioni straordinarie: polemiche su lavori completati e criticati fin da subito dopo l’inaugurazione, un incarico nel 2016 da parte del Comune di Trieste all’ingegner Fausto Benussi, voci di una perizia di un anno fa sulla situazione della struttura del tetto che devono ancora trovare conferma. Oltre all’inagibilità, sarà lunga, molto probabilmente, anche l’indagine. Niente mille anni di durata, quindi: gli ingegneri dei primi del Novecento si sono sbagliati. Il tempo di vita di una struttura di cemento armato sembra essere di cinquanta, sessant’anni, in qualche caso anche meno; e il deterioramento può iniziare anche solo dopo dieci anni, richiedendo un costante e attento monitoraggio e lavori di consolidamento. Che non danno sempre garanzie di mettere al riparo da terribili sorprese. In uno studio statunitense si è stimato che il costo della riparazione, o abbattimento e completa sostituzione come nel caso del Morandi, delle strutture in cemento armato sarà di miliardi e miliardi; un debito che lasciamo a carico delle future generazioni e che è destinato purtroppo a riempire ancora le cronache.

[r.s.]

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Roberto Srelz
Roberto Srelzhttps://trieste.news
Giornalista iscritto all'Ordine del Friuli Venezia Giulia

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