Wärtsilä Horizons: ritorno al mare, dove tutto ebbe inizio. La visione di oggi per il futuro.

11.05.2019 – 08.01 – “Non possiamo più, nel mondo in cui viviamo, permetterci di voltare le spalle. Lo dobbiamo ai nostri figli”. Il mare come fonte di vita, e la salvezza dell’ambiente, di fronte all’allarme lanciato dagli scienziati, come tema fondamentale per la società, l’industria, la politica di oggi. Con queste parole e con la proiezione del video “Oceanic Awakening” realizzato per la promozione e spiegazione della motivazione alla base dell’evento, Andrea Bochicchio, presidente e amministratore delegato di Wärtsilä Italia, ha concluso l’introduzione a “Horizons”, conferenza-incontro svoltasi giovedì 9 maggio presso il Ridotto del Teatro Verdi a Trieste.

Wärtsilä ha iniziato a guardare il mare di Botnia con l’acquisizione della fabbrica di motori a Vaasa, in Finlandia, nel 1936, ed è poi arrivata, nel corso della sua lunga storia, anche al golfo di Trieste e in tutti i mari del mondo; con i suoi prodotti, le sue idee e i suoi uomini. È proprio al mare che Wärtsilä ritorna con “Horizons”. Relatori del primo panel il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza, il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale dell’Adriatico Orientale Zeno D’Agostino, l’Assessore della Regione Friuli Venezia Giulia con delega all’Ambiente Fabio Scoccimarro e il vicepresidente di Confindustria Friuli Venezia Giulia Diego Bravar, in rappresentanza dell’ing. Sergio Razeto assente a causa di un impegno di lavoro. Hanno poi proseguito la discussione, moderati da Barbara Ganz de “Il Sole 24 Ore”, il Rettore dell’Università degli Studi di Trieste Maurizio Fermeglia, la scienziata Lisa Vaccari di Elettra-Sincrotrone Trieste, Giulio Bernetti del Comune di Trieste, Paolo Jerkic di AcegasApsAmga e Vittorio Torbianelli dell’Autorità Portuale Progetti Speciali, per poi lasciare spazio agli interventi di molte altre personalità del mondo istituzionale, imprenditoriale e scientifico triestino e regionale.

Secondo l’Agenzia per l’Ambiente, mediamente attorno al 5 per cento delle specie marine è costantemente a rischio d’estinzione, di dieci anni in dieci anni; anche quando non si arriva all’estinzione, si verificano comunque profondi cambiamenti negli ecosistemi, e gli organismi che sopravvivono adattandosi vanno a variare equilibri, danneggiano o distruggono altri ecosistemi, e così via, in una catena complessa di sconvolgimenti della quale l’uomo è il principale fattore di accelerazione se non di origine e nella quale l’uomo non sembra essere, a lungo termine, il prediletto per la sopravvivenza. L’inquinamento dell’acqua arriva da fonti industriali e dall’agricoltura; l’estinzione o il mutamento della vita nel mare colpisce direttamente la catena alimentare, e la plastica con la quale noi invadiamo il mare ritorna nel nostro corpo: è un fatto noto. L’esposizione alle tossine e ai derivati dagli idrocarburi cresce: porta al cancro, alle malattie del cuore, e, in tremendo e rapido aumento, alle malattie degenerative neurologiche, per le quali non esiste cura. Bruciare combustibili fossili, come il carbone, il petrolio, il gas naturale, rilascia sostanze che provocano il riscaldamento della temperatura dell’aria, e il riscaldamento cambia la temperatura del pianeta e provoca eventi meteorologici catastrofici e carestia: anche questo è un fatto noto. L’inquinamento e l’utilizzo delle fonti fossili per la generazione di energia elettrica porta quindi un ‘beneficio’ solo in termini economici e sul breve periodo, perché l’aumento delle malattie, in particolare di quelle invalidanti, sta avendo un pesante effetto sull’economia stessa, con le nazioni impegnate ad assistere una popolazione che, sì, in termini di anni, vive di più, ma inizia a vivere male. Digitalizzazione e decarbonizzazione, come ha ricordato il Rettore dell’Università di Trieste Maurizio Fermeglia, sono i temi principali del mondo prossimo venturo, con la scadenza del 2030 che si avvicina a velocità vertiginosa; digitalizzazione come fattore importantissimo di supporto per quel cambio di cultura oramai necessario, che deve avvenire anch’esso a velocità vertiginosa attraverso un’alleanza fra università, industria e istituzioni, come ha sottolineato Diego Bravar. Strategia, quella di Wärtsilä, come ha suggerito Zeno D’Agostino, che mostra quanto sia importante la pianificazione del trasporto marittimo fatta dall’origine alla destinazione del viaggio, con la raccolta di dati e la reazione in tempo reale, per fare in modo che la nave arrivi in porto proprio al momento giusto e che il porto stesso sia in grado di riceverla senza tempi d’attesa, riducendo le inefficienze, minimizzando i consumi, aiutando l’ambiente.

Attraverso “Horizons”, quindi, si manifesta la forte volontà di Wärtsilä Corporation, come azienda, di continuare a organizzare eventi in tutto il mondo che possano avvicinare e far dialogare i mondi politici, scientifici, economici e industriali. Favorendo momenti di confronto e proponendo soluzioni tese a contribuire, attraverso un lavoro comune – come sta già avvenendo di fatto nello stabilimento di Bagnoli della Rosandra – a creare, attraverso l’aiuto della tecnologia intelligente, una società e un futuro sostenibile del quale tutti possano essere orgogliosi. È la nuova missione dell’azienda, che si proietta anche su importanti temi etici, e vede la co-creazione come ingrediente chiave proprio per lo sviluppo della sostenibilità. La strada da fare è ancora molta, eppure il ‘via’ dato anche a Trieste è un segnale importante e un motivo d’orgoglio per la città, per un futuro non solo più ‘Green’ ma anche, indubbiamente, più sereno e bello. Il tempo rimasto da qui al 2030 è poco; la consapevolezza percepita e raccolta in eventi come “Horizons” contribuisce a riaccendere la speranza e l’entusiasmo.

 

Roberto Srelz
Roberto Srelzhttps://trieste.news
Giornalista iscritto all'Ordine del Friuli Venezia Giulia

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