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sabato, 3 Dicembre 2022

La Corte Europea e la famiglia nel Diritto 4.0. L’opinione

08.05.2019 – 09.58 – Nei due articoli precedenti, in Diritto 4.0, abbiamo visto che nei casi di “maternità surrogata” o “utero in affitto” la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (la CEDU) sta cercando di cambiare nome ai genitori “committenti” (cioè quelli che finanziano la gestazione di un bambino). Concludiamo assieme il ragionamento per capire come, per perseguire uno scopo che, per loro natura, è politico, anche gli enti internazionali possano modificare l’uso delle parole per alterare la percezione della realtà. La Corte vorrebbe che venissero chiamati genitori “d’intenzione”, così sottolineando il desiderio delle persone d’avere un figlio e ponendo in secondo piano l’aspetto economico della vicenda.

Poi, abbiamo visto che gli artisti moderni, le cui opere non sono paragonabili alle opere classiche, non stanno facendo la stessa cosa di Michelangelo o Leonardo. Pertanto, il loro lavoro deve avere un nome differente. Gli affreschi della Cappella Sistina sono “opere d’arte”, mentre, ad esempio, la persona che versa del colorante nella fontana di Trevi per creare un “evento artistico” sta cercando di fare un’opera d’arte “moderna”. Dunque, esistono due locuzioni per due concetti differenti: “arte” e “arte moderna”.

Ci eravamo lasciati con la seguente osservazione: oggi sta succedendo la stessa cosa con la “famiglia”. Il concetto di famiglia ha varie caratteristiche: l’aiuto reciproco dei suoi componenti, il luogo ove risiedere e, soprattutto, la finalità di generare e crescere i figli. L’evoluzione sociale ci insegna a riconoscere nuovi modelli di nuclei di persone che si aiutano reciprocamente, che risiedono assieme ma che non possono generare figli e, desiderando crescerne di propri, al di fuori dei tradizionali percorsi di adozione e con la modalità della maternità surrogata (o utero in affitto), pagano per commissionarne la gestazione. A questo punto, la domanda sorge spontanea: la “famiglia” in senso proprio e quella in cui il figlio è stato commissionato con un pagamento in denaro sono la stessa cosa?

Non fatevi trarre in inganno: non guardate dal punto di vista della parte più forte, cioè degli adulti, siano essi genitori naturali, committenti o “d’intenzione”. Mettetevi dalla parte del più debole, quello che merita la nostra attenzione e la nostra tutela. Mettetevi dalla parte del bambino e chiedetevi: ma se proprio un bambino è così sfortunato da non poter crescere con i propri genitori, è giusto che stia con chi lo adotti secondo regole stabilite dallo Stato italiano o è giusto che stia con chi può pagarselo? Il pagamento di una somma di denaro è sufficiente per far preferire una coppia di “genitori d’intenzione” rispetto ad un’altra?

Non voglio dare una risposta, ma sottolineare che i due nuclei familiari sono sostanzialmente diversi: nel primo modello, quello “classico”, il figlio viene generato dalla coppia o adottato; nell’altro modello, quello “moderno”, il figlio viene generato da terzi secondo la “intenzione” degli adulti che lo commissionano, cioè la genitorialità viene acquisita in seguito ad un pagamento di denaro.

Nel momento in cui ci rendiamo conto di questa diversità, ci rendiamo anche conto che dobbiamo descrivere le due realtà con due parole differenti. Una è la “famiglia” come l’abbiamo sempre conosciuta, l’altra è la “famiglia moderna”. Così come per l’arte. Tenere distinti anche linguisticamente i due concetti è molto importante, perché solo così non generiamo confusione tra due concetti diversi e non creiamo quella alterazione che ci impedisce di rapportarci correttamente con la realtà che ci circonda. Un esempio ci chiarisce il problema: se c’è una legge che è relativa alla “famiglia”, a chi va applicata? Nel momento in cui comprendiamo che ci sono “famiglie” e “famiglie moderne” non abbiamo dubbi: le regole per la famiglia si applicano solo alla “famiglia”, mentre le necessarie ed opportune regole per le “famiglie moderne” si applicheranno a queste ultime. Diversamente, le regole che tutelano i figli si ritorcono contro i bambini, perché se “tutto è famiglia”, anche le realtà che sono sostanzialmente differenti godono della stessa tutela. E la pratica dell’utero in affitto, con cui si acquista la genitorialità pagando del denaro, ne risulta legittimata. Che è quello che sta accadendo oggi in Europa, con il sostegno della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (la CEDU).

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