ATER Melara, sui tempi decide Roma. Caldaie a condensazione al posto della ‘super centrale’

02.05.2019 – 10.11 – Caldaie a Melara, decide Roma. La questione, più ampia, è quella relativa al progetto per il miglioramento del riscaldamento nel comprensorio Ater, finanziabile con un contributo proveniente dal fondo statale destinato alla riqualificazione delle periferie, per le quali il governo giallo-verde ha stanziato 18 milioni di euro. Fondi prima bloccati, poi sbloccati; la decisione definitiva, per Melara, deve però ancora arrivare.

Nel contesto della previsione di intervento, per il comprensorio di Melara, l’Ater aveva predisposto un progetto in cui venivano fatte rientrare una serie di opere, fra le quali i giardini, la viabilità, la manutenzione straordinaria dei serramenti, e anche e soprattutto l’impianto di riscaldamento. L’idea alla base del progetto, sostenuta come partner tecnologico dal gruppo Hera, era quella di trasformare l’attuale riscaldamento dei più di 600 appartamenti del comprensorio da autonomo a centrale, attraverso la realizzazione di un grande impianto termico che avrebbe provveduto a riscaldare acqua sia per uso sanitario che per i termosifoni.
Il progetto aveva sollevato rapidamente le perplessità dei residenti, manifestati pubblicamente già nel marzo del 2018 dal comitato di quartiere di Melara con il presidente Claudio Calabrese: la trasformazione in un grosso impianto centrale degli impianti autonomi, che sono comunemente gestiti in base alle necessità individuali e con attenzione particolare alla spesa, rischiava di generare nel tempo maggiori costi di manutenzione e, presumibilmente, ulteriori consumi a causa delle dispersioni termiche dovute all’usura. Finendo per andare, quindi, contro agli interessi dei residenti stessi, molti dei quali beneficiano di contratti convenzionati e sovvenzionati a seguito delle condizioni sociali. Le bollette del gas, con l’impianto centrale, avrebbero rischiato di non poter più essere convenzionate: il consumo di energia per il riscaldamento individuale si sarebbe tramutato in un consumo calcolato in un modo diverso, quindi potenzialmente fuori dalla convenzione e con prezzi alle stelle, da povertà energetica. Bene per i fornitori, male per i residenti, in particolare per i pensionati minimi e per gli anziani. Sull’argomento, su richiesta del comitato di residenti, era intervenuto il gruppo triestino di “Fratelli d’Italia” assieme all’On. Walter Rizzetto. La ricaduta economica del progetto con la ‘centralona termica’ avrebbe poi potuto impattare direttamente sul bilancio della Regione Friuli Venezia Giulia: se un inquilino Ater, oggi, non paga la bolletta, la fornitura del gas viene sospesa, e il fornitore non incassa. Con la ‘centralona’, e i consumi pagati direttamente dall’Ater per poi essere suddivisi, l’eventuale buco avrebbe dovuto essere coperto da Ater stessa che avrebbe pagato il fornitore, con costi sempre a carico del Friuli Venezia Giulia e quindi dello Stato, oltre ad eventuali possibili aumenti delle spese per le parti comuni, divisi fra tutti, per coprire eventuali mancati pagamenti. La ‘centralona’ avrebbe inoltre tolto la possibilità, al singolo inquilino, di rivolgersi a fornitori alternativi sul mercato libero; un problema per la società fornitrice, certamente, ma un possibile vantaggio per chi paga. Se poi paga lo Stato, con un impianto centralizzato – più si consuma, più tutti sono, potenzialmente, contenti. A meno che non si intenda il servizio di riscaldamento fatto centralmente con la ‘centralona’ come un intervento sociale: fondamentalmente giusto, però purtroppo progetti con impianti centrali di rilevanti dimensioni, in strutture non completamente nuove – e Melara non lo è di certo – hanno già dimostrato, proprio negli anni Settanta e Ottanta, i loro forti limiti.

Una verifica fatta sul progetto da parte dell’Università di Trieste ha portato a un ricalcolo del tutto, e a una constatazione del fatto che l’installazione della mega-caldaia e delle relative tubazioni avrebbe prodotto un consumo maggiore di energia. I dubbi di Claudio Calabrese, dopo un anno, hanno quindi trovato conferma; il risultato è l’abbandono della ‘centralona’, che lascerà il posto a una sostituzione delle caldaie degli appartamenti con nuove caldaie a condensazione. Tecnicamente, la caldaietta a condensazione avrebbe un inquinamento per unità maggiore; ma, considerato che, rispetto alla ‘centralona’, la caldaia dell’appartamento sarebbe accesa solo di tanto in tanto, mentre l’impianto centrale dovrebbe bruciare sempre, anche questo aspetto è risolto.

Sui tempi per l’intervento, contrariamente a quanto annunciato da alcune sigle sindacali, come conferma l’Assessore ai Lavori Pubblici Elisa Lodi, il Comune di Trieste non ha potere decisionale; la decisione verrà presa direttamente a Roma in sede governativa. La firma del Comune non basta, principalmente perché non c’è una firma da fare; la procedura è diversa, e ci vuole tempo, per Melara non ancora quantificabile. Per quanto riguarda quanto direttamente gestito dal Comune di Trieste, invece, sempre in tema lavori pubblici, 2 milioni e 100 euro sono stati già sbloccati su altri progetti.