27.04.2019 – 14.38 – Non c’è, da parte di “Trieste Running Festival”, una preclusione nei confronti di nessuno: non esiste un ‘blocco agli atleti africani’, come riportato da più di un giornale locale e nazionale. L’eco della notizia è già diventato una gran voce, e la comunicazione da parte degli organizzatori non è stata rapida nelle spiegazioni e nei chiarimenti; ma si tratta, principalmente, di una notizia ripresa in fretta e in modo incompleto.
Fabio Carini non blocca e non rifiuta gli atleti di colore che si iscrivano singolarmente. L’attenzione di Carini in conferenza stampa, in risposta alle domande dei giornalisti da lui stesso sollecitate, si è incentrata sullo sfruttamento dei corridori africani da parte di manager di diverse nazionalità, orientati al guadagno piuttosto che allo sport e per nulla interessati alla sicurezza e alla salute degli atleti. Si tratta degli atleti “Top Runner”, professionisti ingaggiati da terzi e pagati – a volte, pochissimo – per partecipare alle gare come quella di Trieste: fenomeno già emerso da tempo, diffusissimo nello sport e non ancora risolto; in occasione della mezza maratona di Lucca, lo scorso anno, l’organizzazione aveva scelto di non accettare “Top Runners” di qualsivoglia nazionalità, e di consentire il pagamento diretto dei premi ai corridori primi classificati anziché ai loro manager.
Comunicazione non buona, quindi, e approccio al problema, da parte di “Trieste Running Festival”, con una scelta che si riflette nel privilegiare gli atleti europei, problematico tanto quanto il problema dei “Top Runners” stesso. Fattori che hanno causato rilanci incrociati immediati, notizie riadattate per i Social Network e un fuoco di fila su Carini più che sulla manifestazione in un clima che fa ricordare come la campagna elettorale per le Elezioni Europee sia in pieno svolgimento. Con un tavolo al quale erano seduti, assieme a Carini, i vertici dell’amministrazione comunale e regionale con il Sindaco Roberto Dipiazza e il governatore della Regione Massimiliano Fedriga, e dopo un accenno del vicesindaco Paolo Polidori proprio alla campagna elettorale stessa, forse non ci si poteva aspettare altro. Un peccato però per lo sport, e per l’immagine della città di Trieste, alla quale – in attesa delle precisazioni dell’organizzazione – la raffica di comunicati stampa e di notizie rivisitate e pubblicate in prima pagina nuoce altrettanto quanto la mancanza, per ora, di un segnale forte degli organizzatori. L’ex “Bavisela”, naufragata nei guai finanziari e riportata a galla proprio da Carini, affronta ora una nuova bufera, questa volta ideologica e mediatica.


