16.04.2019 – 11.14 – Il mestiere reale dell’archeologo è lontano dalle avventure di Hollywood e di Indiana Jones, ma sa riservare ancora sorprese: è il caso della scoperta degli archeologi dell’Università di Udine, che hanno individuato dopo lunghe ricerche in Iraq il sito della battaglia di Gaugamela o Arbela (1 ottobre 331 a. C.) È una storica battaglia che contrappose Alessandro Magno contro le orde del re persiano Dario III. La vittoria segnò la fine dell’impero persiano, ormai diviso tra una parte occidentale e orientale e rappresentò per il giovanissimo condottiero macedone una svolta fondamentale. La precisa locazione della battaglia era incerta fino ad oggi, ma le ricerche condotte dagli archeologi di Udine, grazie alle nuove tecnologie e a una rilettura delle fonti a disposizione, hanno permesso di scoprire il luogo autentico della battaglia. L’impresa non sarebbe stata possibile senza l’utilizzo di fotografie militari scattate dall’esercito americano durante l’invasione in Iraq degli inizi duemila. Non sono però mancate tecnologie maggiormente aggressive, a partire dai droni ad ala fissa e dai quadricotteri per mappare aree così vaste e difficili.
La scoperta rappresenta la punta dell’iceberg di una missione attiva da anni nel territorio tormentato del Kurdistan Iracheno, che corrispondeva un tempo al nord della Mesopotamia. La missione, guidata dal prof. Daniele Morandi Bonacossi, ha ricostruito la storia dell’insediamento e della demografia dell’area con la più alta densità di siti archeologici (0,7 per chilometro quadrato), per decenni inesplorata a causa della complessa situazione politica. Un risultato in linea con l’impegno del Dipartimento di studi umanistici di Udine, primo a istituire in Italia il Corso di laurea in Conservazione dei Beni culturali.
La missione si è caratterizzata per mescolare l’archeologia con la diplomazia e la cooperazione internazionale: non solo infatti i ricercatori hanno studiato la storia del territorio, ma hanno concretamente soccorso i locali. Il prof. Morandi Bonacossi ha “mappato” il patrimonio culturale della (fragile) comunità yazida, che vanta due studentesse attive proprio in Friuli Venezia Giulia, giunte grazie a due borse di studio del Collegio del Mondo Unito dell’Adriatico (Duino). L’archeologia dunque come disciplina di chi studia non solo i morti, ma i vivi, utilizzando il passato per costruire un futuro migliore.
Grazie al Ministero Affari Esteri e cooperazione internazionale e all’Agenzia italiana per la Cooperazione allo sviluppo, la missione dell’Università di Udine ha anche lanciato un programma di formazione del personale della Direzione delle Antichità del Kurdistan, elaborando anche manuali didattici in curdo e ha donato un laboratorio di restauro al Museo nazionale di Duhok.
La spedizione, presente dal 2012 con il progetto Terra di Niniveh, coinvolge ogni anno circa 25 specialisti e studenti, in una concessione di ricerca di 3.000 kmq, una delle più ampie mai rilasciate in Iraq, e ha scoperto e mappato 1100 siti.


