12.03.2019 – 16.40 – Meno di una settimana separa Trieste dal suo appuntamento con la storia: trecento anni dalla concessione della patente di Porto Franco a Trieste, da parte di Carlo VI d’Asburgo. Nonostante sia errato definire la città “un villaggio di pescatori” prima della metamorfosi settecentesca, l’atto di Carlo VI innesca un cambiamento radicale per Trieste, dove viene suggellato quell’indissolubile legame tra porto e città che d’allora ne ha assicurato la fortuna, quando presente, e la stagnazione e il declino, quando veniva artificialmente spezzato. La patente pertanto non è solo importante per il porto o per Trieste, ma consente di legarle insieme, in un unico corpo urbano, oggigiorno simboleggiato dal ritorno ai cittadini del Porto Vecchio.
L’assessore Pierpaolo Roberti ha pertanto definito una “sfida epocale“, allora come adesso, il futuro di Trieste, sottolineandone la “seconda giovinezza”, conseguente alle nuove opportunità offerte, come tre secoli prima, dallo scalo giuliano. L’intervento è avvenuto nel contesto della presentazione del convegno “Trieste città-porto: 300 anni di Porto Franco“. Sarà un appuntamento che, il 18 marzo prossimo, animerà il confronto tra istituzioni e imprese su futuro commerciale e sviluppo del territorio.
Protagonisti dell’evento, assieme alla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, saranno l’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale, il Comune di Trieste, la Camera di Commercio della Venezia Giulia, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti con il viceministro Edoardo Rixi, il Land della Carinzia con il governatore Peter Kaiser e numerosi operatori economici italiani ed esteri. I lavori prenderanno il via la mattina al Ridotto del Verdi, con i saluti delle autorità e gli interventi dei relatori, per poi svilupparsi nel pomeriggio in Camera di Commercio, dove avranno spazio gli incontri “b2b”.
“Se Trieste, grazie al proprio Porto Franco, si trova oggi sulle labbra dei presidenti di Stati Uniti e Cina e sui principali organi di informazione mondiali – ha spiegato Roberti – significa che ci troviamo di fronte a una svolta epocale non solo per la città ma per tutto il Friuli Venezia Giulia e, ancor di più, per l’intero bacino di riferimento del nostro sistema economico e logistico”.
“Cogliere l’opportunità diventa dunque imprescindibile – secondo l’assessore regionale – per riportare il Friuli Venezia Giulia al centro di dinamiche di sviluppo su scala globale, come già accadde quando Carlo VI, tre secoli or sono, ebbe l’intuizione di riconoscere a Trieste la patente di Porto Franco”.
“Ecco perché – ha concluso Roberti – il 18 marzo non ci incontreremo solo per festeggiare un’importante ricorrenza, ma per dare ossigeno all’operatività di quell’istituto di eredità asburgica che ieri ha contribuito a trasformare un piccolo villaggio in snodo emporiale dell’Impero e che domani potrà portare la regione al centro delle nuove rotte commerciali che segneranno il futuro dell’economia mondiale“.


