“Tytus”, potenza e melodia in una fusione perfetta per la band ‘Heavy’ triestina

05.02.2019 – 11.51 – È uscito pochi giorni fa, per la Fighter Records, il nuovo album dei triestini Tytus: precisiamo subito che ci troviamo in ambito Heavy Metal e più precisamente nel filone New Wave of British Heavy Metal, molto in voga negli anni Ottanta ma che sta vivendo in questo periodo una seconda giovinezza.

Una volta inquadrato l’ambito in cui si muove il quartetto c’è però da dire che i nostri non si limitano ad una pedissequa esecuzione di maniera ma rielaborano e miscelano varie influenze maturate in molti anni di carriera. Infatti, anche se i Tytus sono una band relativamente giovane, i suoi componenti sono tutt’altro che dei debuttanti e provengono dai Gonzales e dai My Space Invaders, band assurte ad una certa fama anche internazionale nei rispettivi generi di riferimento.

Dicevamo della sapiente miscelazione delle varie influenze: sicuramente è presente un amore viscerale per i primi lavori degli alfieri Iron Maiden, ma basta grattare un po’ la superficie per ritrovare in molti rallentamenti e riff granitici diversi tratti distintivi del Thrash Metal della Bay Area e anche della scuola tedesca. Penso soprattutto alla traccia “Disobey” che apre l’album e che risulta un riuscitissimo mix tra i tedeschi  Helloween e gli americani Flotsam & Jetsam, tratti che ritroveremo più avanti anche in “The Storm That Kills Us All” che strizza l’occhio a “I want out” degli Helloween o a “Our time is now” deliziosamente Megadethiana, in primo luogo nel cantato, o ancora a “The Dark Wave”, con quel riff che non sfigurerebbe in un pezzo degli Iron Maiden, fino a spingersi ad elementi di Black Metal melodico di scuola nordica nel finale di “Rain after Drought pt1”.

In questo disco la potenza e la melodia si fondono in maniera quasi perfetta; ci troviamo di fronte ad un lavoro che farà la felicità di tutti gli amanti proprio del Metal anni Ottanta, e a Trieste e in tutto il Friuli Venezia Giulia ce ne sono ancora molti. E, perché no, magari farà avvicinare al genere qualche giovane che non li ha vissuti in prima persona. Per concludere “Rain After Drought” centra l’obiettivo e conferma ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, l’anima Rock e Metal di Trieste.