10.12.2018 – 16.53 – Vento di cambiamento nell’aria: il nuovo Decreto Legge si muove con decisione in materia di sicurezza e mette ben in chiaro: niente sconti a chi si macchia di reati gravi. Il Ministero degli Interni rinforza la stretta nei confronti di coloro che si rendono autori di reati particolarmente gravi dal punto di vista dell’allarme sociale, un segnale forte che non ammette tolleranza e si concretizza di fatto con un inasprimento delle pene. Un tema che ovviamente tocca in particolare anche una questione delicata come quella della protezione umanitaria: Perché accogliere chi non rispetta le regole del nostro paese?
Le idee su come il cittadino dovrebbe regolarsi in tale proposito risultano chiare e trovano concretizzazione nell’articolo 7 del DL Sicurezza, nel quale si quale stabilisceil diniego alla protezione nazionale, per tutti coloro che si siano resi colpevoli di violenza sessuale, mutilazione genitale femminile, spaccio di sostanze stupefacenti, furto aggravato, rapina ed estorsione, oltre ai reati di resistenza e violenza a pubblico ufficiale in servizio di ordine pubblico.
Un passaggio importante, che di fatto sottolinea il pugno di ferro che il Ministro degli Interni, Matteo Salvini, ha deciso di attuare da quando è salito in carica; molto diverso dalla politica messa in atto dai suoi predecessori, dalla quale vuole, come dichiara, prendere le distanze, una politica da lui stesso definita “accoglienza indiscriminata” e che recrimina ai suoi avversari. Matteo Salvini, Vicepresidente del Consiglio, ospite il 28 novembre scorso a ‘di Martedì’, programma in onda su La7, ha così commentato, proprio a proposito del Decreto Sicurezza e facendo riferimento in particolare ai 13 nigeriani ospiti a Potenza e sorpresi a spacciare: “Vieni qua, ti apro le porte di casa mia, ti metto in albergo, ti pago colazione, pranzo e cena e tu in cambio vendi droga a mio figlio, ti prendo a pedate nel sedere fin da dove sei arrivato”. Parole forti che però descrivono, forse in maniera spicciola, il disagio lamentato da una fascia della popolazione nei confronti di quegli elementi che minano la disponibilità all’accoglienza diffusa. Complici le notizie di cronaca nera che coinvolgono gli immigrati e i senza fissa dimora si è diffuso un sentito malcontento generale nei loro confronti, che spesso sfocia in diffidenza e in alcuni casi, in odio.
Gli aiuti distribuiti alle persone che giungono nel nostro paese vengono spesso visti come privilegi non guadagnati a dispetto dei cittadini italiani che si sentono abbandonati e relegati in secondo piano dalle Istituzioni. Il Decreto Sicurezza ha tra le sue finalità proprio l’accelerazione della valutazione delle pratiche di registrazione e gestione dei migranti, con l’istituzione di 10 nuove Commissioni territoriali, che entreranno in azione a partire da gennaio 2019. Nel caso in cui il richiedente abbia un procedimento in atto a suo carico o sia già stato condannato per uno dei reati riconosciuti di particolare gravità, la domanda di protezione internazionale sarà negata. Si procede con la revoca della cittadinanza italiana e l’espulsione in caso di reati con finalità di terrorismo o eversione dell’ordinamento costituzionale. Tra le altre novità del decreto anche l’eliminazione del permesso di soggiorno della durata di 2 anni, sostituito da nuovi permessi, tutti di durata inferiore: protezione speciale (un anno), per calamità naturale nel Paese di origine (sei mesi), per condizioni di salute gravi (un anno), per atti di particolare valore civile e per casi speciali (un anno), nel caso di vittime di violenza grave o sfruttamento lavorativo. Il Viminale ha inoltre stanziato un fondo di 500 mila euro per il 2018 per attuare il rimpatrio volontario assistito e aumentato da 90 a 180 giorni, la durata massima del trattenimento degli stranieri nei Centri di permanenza per il rimpatrio.
Il decreto affronta anche il tema del controllo dei territori locali e contrasto alla criminalità, in particolare per quanto riguarda il Daspo ovvero l’allontanamento forzato da determinate zone urbane. Il Daspo urbano sarà applicabile negli ospedali e nei presidi sanitari, oltre che in aree destinate allo svolgimento di fiere, mercati e pubblici spettacoli, azione che verrà applicata anche agli indiziati per reati di terrorismo.


