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mercoledì, 28 Settembre 2022

“The space Cinema” omaggia Bernardo Bertolucci: “Ultimo Tango a Parigi” il 3, 4 e 5 dicembre

29.11.2018 – 12.50 – Alla camera ardente di Bernardo Bertolucci, allestita ieri in Campidoglio, hanno fato visita molti volti noti del piccolo e grande schermo, tra cui Vittorio Storaro, Paolo Taviani, Stefania Sandrelli, Mario Martone, Nanni Moretti, Dario Argento, Saverio Costanzo con la compagna Alba Rohrwacher, il presidente dell’associazione piccolo cinema America, Valerio Carocci, Walter Veltroni, Francesco Rutelli.

Anche “The space Cinema” vuole porgere l’ultimo omaggio ad un italiano straordinario e proietterà nelle proprie sale una delle vette più alte della sua produzione: “Ultimo tango a Parigi”. L’opera sarà riproposta, nella versione recentemente restaurata dal Centro Sperimentale di Cinematografia, il 3, 4 e 5 dicembre a Trieste alle ore 20:00 nel cinema di Via Svevo 14.

Poeta, documentarista, regista, produttore, personaggio visionario nonché unico nostro connazionale ad aver vinto il premio Oscar come miglior regista nel 1988 e Leone d’Oro alla carriera a Venezia nel 2007, Bertolucci presentò “Ultimo Tango a Parigi” nel 1972. Interpretato da Marlon Brando e da una giovane ed esordiente Maria Schneider, scomparsa nel 2011, è considerato il film italiano più visto di tutti i tempi. Proprio Maria Schneider, nata a Parigi nel 1952, divenne poi l’icona del film, pagando purtroppo la fama con un periodo di forte difficoltà emotiva e personale; ammise che la sua tossicodipendenza da eroina, segnata da un’overdose e da un tentativo di suicidio, fu conseguente all’immagine che Bertolucci le aveva fatto assumere, suo malgrado, proprio in “Ultimo tango a Parigi”. Il film comprende una scena di violenza sessuale fra le più famose nella storia del cinema, prevista nella sceneggiatura, ma i dettagli della quale non erano stati preventivamente concordati ed erano ignoti alla Schneider, che li subì. Successivamente, in altri film, rifiutò le scene di nudo, precipitando nella depressione e nelle crisi di nervi.

Geniale ma scandalosa e controversa, la pellicola fu sequestrata per “esasperato pansessualismo fine a se stesso”, e nel 1976 la Cassazione ne ordinò la distruzione. Gli stessi Brando e Bertolucci furono condannati a due mesi di prigione con la condizionale. Riabilitato 11 anni dopo, il film è universalmente riconosciuto come un capolavoro assoluto del cinema.

[nella foto: Maria Schneider all’esordio]

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