In compagnia di una Mistress: viaggio nel Bondage, dominazione o sottomissione

18.10.2018 – 14:00 – Questa settimana, nel nostro viaggio nel benessere sessuale, esploreremo territori insoliti in compagnia di una Mistress con il nome d’arte di Tea Sofia Leoni. Per ovvio motivi di anonimato non citerò il reale nome di Tea. La Mistress è la versione femminile del Master (trad. Padrone), ovvero una donna che interpreta un ruolo dominante; in italiano è definita appunto dominatrice (o padrona). Questi ruoli sono usati nelle pratiche indicate dall’acronimo Bdsm  ovvero “pratiche relazionali e/o erotiche che permettono di condividere fantasie basate sul dolore, il disequilibrio di potere e/o l’umiliazione tra due o più partner adulti e consenzienti che traggono da queste soddisfazioni e piacere.”

Tea, quali sono state le tappe di questo percorso che ti ha poi portata nel mondo del Bdsm?

Ho iniziato prima con lo Shibari (un’antica disciplina giapponese che “Pur essendo nata come pratica sessuale BDSM, oggi viene svolta da alcuni anche come forma di rilassamento o come forma artistica di scultura vivente” – cit. da Wikipedia), facendomi legare. Successivamente ho imparato io a legare poiché volevo capire cosa prova la controparte; ho conosciuto anche il Bondage (“pratica in cui si immobilizza un partner consenziente o se ne limita temporaneamente la capacità sensoriale”) ed ho imparato la tecnica con un corso di legatura, poi sono passata al mondo del BDSM stesso.

Il tuo si può definire un lavoro?

Per alcuni è una vocazione, per alcuni un lavoro e per alcuni un hobby.

Come e da dove è nata la spinta per approcciarsi al mondo delle corde?

È stato un po’ a scopo “curativo”, poiché detestavo tutte le costrizioni. Ho quindi cercato qualcuno di cui mi potessi fidare e mi sono fatta legare; la prima volta è stata da vestita. L’essere immobilizzata all’inizio è stato stranissimo, ma subito dopo mi sono resa conto di quanto le corse siano meravigliose. Bisogna avere fiducia di chi ti lega ed imparare a dare un riscontro verbale. Quindi è necessario descrivere come si sta ad ogni passo e se piace o non piace, sforzandosi anche di dire cose che normalmente non si è abituati ad esprimere in modo così chiaro, specie se si è maniaci del controllo. Bisogna inoltre imparare a lasciarsi andare ed affidarsi.

Questo tipo di pratiche vengono definite anche “performance”; come mai?

Le corde sono un modo per vestire il corpo e per esprimerne la sensualità, che può essere anche sessualità, ma ciò dipende dalla decisione presa di comune accordo. Questa tipo di pratica è un modo per prendersi cura della persona che è immobilizzata e della quale si ha quindi la completa responsabilità, perché si è affidata a te. Per questo motivo è sempre importante avere il riscontro e sapere se la persona sta bene. Bisogna avere una gran conoscenza dell’anatomia, poiché le corde poste nel punto sbagliato bloccano la circolazione del sangue e potrebbero quindi creare dei danni. Affidarsi alla persona che lega è quindi un’estrema forma di fiducia e di abbandono.

 “Una ricerca di tipo estetico è una componente fondamentale del bondage..praticare il bondage significa giocare con i nostri desideri profondi per scoprire il piacere nascosto tra le pieghe dell’abbandono e della forza”” (tratto dal libro “Bondage La via italiana dell’arte di legare” scritto dai maestri di Tea 

Quali sono le sensazioni che si provano quando si è legati?

È una sensazione fantastica, specie per chi come me ha la mania del controllo; da l’idea di un momento in cui la mente si libera. Per un breve tempo ci si affida il controllo all’altro, e questo elimina quindi il peso, la responsabilità e la gestione di sé. Ti permette di rilassarti moltissimo, tanto che alcune persone si addormentano. Le corde sembrano costrittive, ma, nella costrizione, in realtà il corpo si rilassa.

Spesso si suppone che queste pratiche siano abbinate all’atto sessuale, mentre prima spiegavi che questa cosa non è così scontata.

Potrebbe esserlo come non esserlo: la decisione spetta alla persona, sia nelle legature sia nel mondo del BDSM. Il piacere può essere dato da un’erezione o da un orgasmo, sia per gli uomini che per le donne, ma anche dal dolore, in alcune pratiche. Di certo non è la sessualità ordinaria della penetrazione: si parte dal mentale per poi arrivare alla parte fisica, alle volte in modo molto spinto poiché a volte le pratiche possono essere anche forti. Potrebbe anche, come dicevo, non esserci nulla di sessuale: alcune persone provano un  piacere che arriva ad essere sessuale ma proviene da altre sensazioni.

Cosa intendi per altre sensazioni?

Il sessuale è un punto di vista che dipende dalla persona: c’è chi intende “il farsi frustare” come un atto sessuale. Nei rapporti di dominazione la parte mentale è molto forte, perciò la persona potrebbe avere un orgasmo senza che sia accaduto nulla di fisico, ad esempio nell’adorazione dei piedi (vedi feticismo).

 La seconda parte dell’intervista proseguirà con i giochi di dominazione e di sottomissione… siete curiosi? Al prossimo giovedì! 

[Chi fosse interessato ad informazioni può comunque contattarmi come referente di benessere sessuale alla mail: [email protected]]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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