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domenica, 14 Agosto 2022

Auto abusiva o abbandonata nel parcheggio di condominio: che fare? L’esperto risponde

27.08.2018 – 10.28 – A seguito del quesito posto via Facebook dal lettore signor Antonio, in merito a quali azioni si possano fare per la rimozione di un “autovettura abbandonata” in una proprietà privata, sono a riferirvi quanto eseguito in un caso concreto occorso in una proprietà unica da me amministrata e gli accenni di normativa in merito.

Nella fattispecie si trattava di un cortile interno di un complesso abitativo; detto cortile è di proprietà di un unico soggetto, il quale ha realizzato, con tutti i permessi autorizzativi del caso, posti auto e moto, che poi affitta a terzi, indicando chiaramente con appositi cartelli che trattasi di proprietà privata. Più di una volta, anche se i posti sono delimitati e numerati, quindi identificabili chiaramente ed inequivocabilmente che trattasi di posti privati e non liberi, autovetture estranee e non autorizzate hanno provveduto a parcheggiare in detto spazio, stazionando sia per brevi che lunghi periodi, sottraendo quindi il diritto ad utilizzare detti posti agli assegnatari.

Essendo una proprietà privata le autorità competenti, quali vigili urbani e/o polizia locale, non possono intervenire per l’eventuale rimozione del veicolo; la soluzione è quella di agire legalmente in via civile per ottenere una autorizzazione dal giudice competente per la rimozione del veicolo, anticipando quindi le spese del procedimento. Per poter provvedere a detta azione legale bisogna conoscere il nominativo del proprietario del veicolo; quindi attraverso il PRA con il numero di targa si risale al possessore, poi tramite l’ufficio anagrafe del comune si ottiene la residenza del soggetto proprietario dell’autoveicolo, per poter inviare una prima diffida. Detta diffida deve contenere l’indicazione della data o il tempo in cui si è rilevata la presenza dell’autovettura sulla proprietà privata, magari correlata da documentazione fotografica, oltre un termine perentorio concesso per provvedere autonomamente alla rimozione del mezzo; a scadenza di detto tempo bisognerà comunicare che si procederà per vie legali per ottenere l’autorizzazione alla rimozione dell’autovettura, con addebito di tutti i costi sostenuti per tale procedimento, oltre eventuali danni conseguenti al mancato godimento del posto auto.

Se a tale diffida non si avrà il riscontro desiderato – la rimozione autonoma del mezzo da parte del proprietario – bisognerà quindi iniziare l’iter legale; ricordo che se la proprietà è condominiale occorre munirsi di apposita delibera assembleare che determini la volontà della maggioranza dei millesimi a procedere con l’azione legale, con espressa nomina dell’avvocato e mandato all’amministratore a rappresentare il condominio in tale procedimento, oltre alla determinazione della provvista economica per le spese previste.

I “furbetti” che sfruttano le aree private per poter posteggiare le loro macchine rischiano talvolta anche di essere condannati penalmente; con la sentenza numero 16571/2006, infatti, la Corte di cassazione ha confermato la condanna per violenza privata di un uomo che si era introdotto con la propria auto in un’area privata condominiale, aveva parcheggiato in maniera tale da ostacolare l’uscita del veicolo di un condomino e, invitato ad allontanarsi, si era rifiutato, pretendendo che il condomino attendesse “la discesa della sorella”.
Non è chiaro, invece, se sia consentito chiamare un carro attrezzi per far rimuovere il veicolo “fastidioso” prima del procedimento legale: la giurisprudenza, infatti, è divisa tra chi ritiene che tale decisione configuri una forma di esercizio arbitrario delle proprie ragioni e chi, invece, ritiene che si tratti di un esercizio di legittima autotutela o difesa privata del possesso; è chiaro che questa è una scelta che è preferibile evitare.

Occorre in ogni caso ricordare che, se si tratta di materia di abbandono di veicolo su suolo privato, le cose cambiano. Nel caso in cui questo sia in evidente stato di abbandono, sarà possibile comunque chiedere e ottenere la rimozione del mezzo: presupposto fondamentale è che il veicolo si trovi in condizioni talmente compromesse da far ritenere, senza alcun dubbio, che si tratti di rifiuto.

Quindi, ove si ritenga che il veicolo è stato abbandonato dal suo proprietario che, invece di disfarsene consegnandolo al demolitore direttamente o al concessionario in caso di acquisto di un nuovo mezzo, lo ha lasciato nell’area privata, esso andrà considerato fuori uso ai sensi dell’articolo 3, comma 2, lettera d) del d.lgs. 209/03 e per questo si configurerà la violazione del divieto di abbandono del rifiuto/veicolo punita ai sensi dell’articolo 5 della stessa norma. In tal caso si notificherà nei modi di legge l’ordinanza per la rimozione del rifiuto al solo proprietario del veicolo, direttamente o per compiuta giacenza, ovvero anche ai sensi dell’articolo 140 o 143 del cpc. Avvenuta la notifica nei modi di legge, in caso di inerzia del proprietario del veicolo, si procederà d’ufficio alla rimozione del mezzo a spese del proprietario dello stesso (anticipate dall’amministrazione comunale, anche se raramente sono recuperabili), procedendo alla sua rottamazione definitiva del rifiuto speciale.

La normativa di riferimento si trova nei D.lgs. n. 209/2003 e 152/2006 (Testo Unico Ambiente).

Massimo Varrecchia

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