“Operazione ANSAR”: la Polizia blocca un minorenne dedito alla “cyber jhad”

7.4.18 | 15.10 – Una complessa attività di indagine – avviata nel dicembre del 2016 – e condotta dagli specialisti della Sezione per il contrasto al “Cyberterrorismo” del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni di Trieste, in collaborazione con i poliziotti delle Digos del capoluogo giuliano e di Udine, ha permesso di identificare i frequentatori del canale Telegram denominato “Khilafah News Italia”

L’attività investigativa, coordinata dalla Procura per i minori di Trieste, ha portato anche all’individuazione di un sedicenne italiano di origine algerina residente in provincia di Udine, che attraverso la Rete, utilizzando l’applicazione di messaggistica istantanea telegram, amministrava due gruppi chiusi e diversi canali di propaganda a favore dell’Isis, istigando altri utenti a commettere atti di terrorismo e contro l’umanità.

I poliziotti hanno constatato come all’interno del canale, frequentato da circa 200 utenti e risultato essere uno dei veicoli della narrativa del Califfato, venivano pubblicati messaggi di propaganda dello Stato Islamico, originariamente prodotti in lingua araba dai diversi media “ufficiali” del Califfato e successivamente tradotti in lingua italiana, rivolti in particolare ai cosiddetti “lupi solitari” presenti sul territorio nazionale.
Ad esempio, era stata pubblicata la traduzione in italiano del testo di rivendicazione dell’attentato terroristico di Berlino del 19 dicembre 2016.

L´hashtag #califfatoIT, presente in tutti i contenuti pubblicati sul canale Telegram, aveva una doppia funzione: quella di indirizzare i contenuti a tutti i sostenitori e simpatizzanti dello Stato Islamico presenti sul territorio nazionale, nonché di indicare a livello internazionale la presenza di una “sezione” italiana attiva.

Inoltre, sullo stesso canale Telegram, venivano pubblicati i link di collegamento ad altre piattaforme per la condivisione di video, quali Youtube, Google Photos e Google Drive, dai quali era possibile visualizzare video in lingua araba, ai quali erano stati aggiunti sottotitoli in lingua italiana.

La traduzione dei contenuti è risultata particolarmente precisa ed accurata, con perfetta corrispondenza tra i termini arabi e quelli italiani, evidenza che denotava eccellenti conoscenze linguistiche.

Considerata l’impossibilità di acquisire elementi investigativi utili all’identificazione dell’amministratore del “Khilafah News Italian” attraverso canali ufficiali diretti, i cyber poliziotti hanno attivato un’attività di raccolta informativa che ha permesso di orientare l’attività di individuazione dell’amministratore del canale.
Un’attività particolarmente complessa, visto anche le tecniche di anonimizzazione evolute (connessioni attraverso servizi di VPN e nodi TOR) utilizzate, e portata a buon fine grazie anche allo sviluppo di software sviluppati ad hoc e rivelatisi di particolare efficacia.

Nonostante la giovane età, il minore è risultato essere in possesso di elevate capacità tecnico-informatiche, padronanza linguistica non comune e approfondita conoscenza dei principali testi sacri dell’Islam.
Dimostrando inoltre una forte determinazione a svolgere un ruolo da leader e da punto di riferimento per tutti coloro che intendevano partecipare attivamente alla causa jihadista, il giovane aveva creato un canale dal titolo in arabo “Stato Islamico frontiera d’Europa” con circa 60 membri, affidando ai componenti del gruppo la traduzione in lingua spagnola, francese e italiana delle notizie da lui reperite, allo scopo di diffonderle nel modo più capillare possibile.

L’utilizzo della piattaforma di comunicazione permetteva quindi la più pervasiva diffusione della propaganda islamista ed un’efficace attività di indottrinamento, sino ad arrivare alla promozione di sé stesso come figura di raccordo con organizzazioni terroristiche internazionali allo scopo di aiutare e assistere i combattenti che intendevano recarsi nei territori di guerra; tale attività era resa possibile dai contatti verso l’estero intrattenuti autorevolmente dall’indagato.
In una delle tante conversazioni il minore si rendeva disponibile a fornire aiuto per raggiungere lo Stato Islamico e unirsi alle file dei combattenti del Califfato, scrivendo testualmente: “Volevo dire che ti posso aiutare nella tua impresa: Akhi lo faccio perché è un piacere ed è un dovere. Non avrai solo indicazioni. Ci sono molti fratelli che sono in fila, comunque tu non abbassare mai la guardia”.

Nel corso delle indagini gli inquirenti hanno rilevato come che l’indagato fosse anche dedito ad un’attività “formativa” relativa alla progettazione e alla costruzione di ordigni artigianali, così come evidenziato in un video che pubblicizzava nel “suo” canale Telegram.
L’utente infatti commentava il video con frasi tipo: “Semplice no?”e aggiungeva: “Il fratello ci ha messo 15 minuti per creare una “bomba”‘ e che “il materiale è roba semplice che compri al supermercato”.

Altro episodio rilevante è risultato quello per cui, in un post sul medesimo canale Telegram, il minore poneva ai partecipanti il seguente quesito: “salve, come faccio a far passare una cintura esplosiva attraverso le porte automatiche?”. In risposta riceveva il messaggio, in lingua araba: “Il materiale utilizzato nella cintura deve essere il […] si tratta di un materiale plastico inodore per cui è impossibile che venga scoperta sia dai cani addestrati che dagli apparati di controllo degli aeroporti. E´ possibile che superi i controlli dell’aeroporto con la stessa facilità con cui vengono superati da qualsiasi pezzo di plastica. Con la volontà di Allah ne parleremo dettagliatamente nei prossimi giorni dando indicazione su come fabbricarlo”.

Nel corso delle attività d’indagine, ed in particolare durante una chat, emergeva come l’indagato, nonostante la giovanissima età, risultasse fortemente radicalizzato al punto da potersi ritenere che fosse pronto a realizzare un dispositivo rudimentale per compiere un’azione presso l’istituto scolastico da lui frequentato.
I servizi di pedinamento posti in essere in collaborazione tra le Digos territoriali, hanno consentito di agire tempestivamente, sottoponendo ad un controllo lo zaino del minore, all’interno del quale sono stati rinvenuti diversi documenti manoscritti in lingua araba ed una bandiera dell´ISIS realizzata manualmente dal ragazzo.
Le successive perquisizioni effettuate nella casa dove il giovane viveva con i genitori, hanno consentito di sequestrare ingente materiale informatico, le cui analisi hanno confermato quanto ipotizzato e ricostruito dagli investigatori.

Come nota finale è importante evidenziare come l’intervento della Procura dei minori e della Polizia di Stato abbia permesso – superata la mera fase di accertamento della responsabilità penale del minore – grazie agli strumenti messi a disposizione dell’ordinamento, l’avvio di un percorso di recupero e deradicalizzazione, reso possibile dallo “scollegamento” del giovane dalla rete della cosiddetta “cyber jihad”.