4.11.2017 | 10.53 – Il Comitato per la salvaguardia del Golfo di Trieste lancia un nuovo allarme in merito all’ipotesi di realizzazione di un rigassificatore a Zaule. In un recente incontro con la giunta Serracchiani il Comitato ha ricevuto “risposte vaghe e indefinite” su questo progetto bocciato anche dal il ministro sloveno Erjavec. Ecco la lettera integrale del Comitato per la salvaguardia del Golfo di Trieste:
“Segnali inquietanti nella baia di Zaule. Addio al RoRo in area ex Aquila, dopo la cacciata della Teseco; si vocifera di futuri ampliamenti ai depositi petroliferi; in via Errera si pensa ad un’ipotesi di costruzione di un impianto per la produzione di gas dal trattamento di rifiuti e, ciò che più preoccupa, il ritorno in pista del rigassificatore della Gas Natural, dopo l’approvazione del gasdotto marino della Snam del 12 giugno 2017.
A proposito del rigassificatore le preoccupazioni sono giustificate anche dal fatto che nell’analisi di impatto della regolamentazione (A.I.R.), collegata al decreto attuativo del Porto Franco, tra gli “ Obiettivi a medio e lungo periodo” elencati, a pag. 4 punto C/2, viene imposto di monitorare l’incremento del traffico LNG con cadenza biennale (traffico di LNG è legato al rigassificatore). A tutto ciò possiamo aggiungere che nella conferenza stampa indetta a conclusione dei lavori della sessione plenaria del Comitato dei ministri di Italia e Slovenia (copresieduta dall’onorevole Alfano) il ministro sloveno Erjavec ha ribadito che la Slovenia è contraria al rigassificatore di Zaule. Da ciò si deduce che durante l’incontro se ne sia parlato e che sia stato il nostro ministro a riesumare l’argomento.
Quindi, mentre in tutto il mondo i siti indicati per l’ubicazione di questi impianti vengono scelti in funzione della tutela delle popolazioni, delle attività economiche e dell’ambiente, per quanto riguarda Trieste, si va invece controcorrente, in quanto si pretende di imporre un rigassificatore a Zaule, sulla terraferma, al centro di un’area densamente popolata e, soprattutto, scavalcando e ignorando le norme di sicurezza e le precauzioni adottate, oltre che in Italia per gli impianti già esistenti (Porto Viro e Livorno), anche in tutto il resto del mondo.
Sembra proprio che lo Stato italiano voglia condannare la nostra popolazione a vivere in perenne pericolo, bloccare definitivamente lo sviluppo del nostro porto e l’economia della città e rendere il nostro mare tossico e infruibile.
Martedì 31 ottobre si è svolto un incontro al quale ha partecipato il Comitato con l’assessore regionale all’ambiente Vito, per conoscere lo stato dell’arte del progetto e quali interventi, a breve termine, la Regione intenda attuare, anche in vista della presentazione del Piano Energetico Nazionale previsto sembra per il 10 novembre prossimo. Le risposte sono state vaghe e indefinite per cui, visto anche che le conferenze dei servizi al Mise rischiano di effettuarsi in piena campagna elettorale, riteniamo opportuno ribadire la nostra posizione e cioè: Amministratori e parlamentari della nostra Regione devono denunciare apertamente, senza paura e con forza che questa scelta (del governo) va contro Trieste, la sua economia, la sicurezza dei cittadini e la salute del nostro mare ed imputare a chi ha dato il benestare all’impianto, di aver colpevolmente ignorato i rilievi fatti, da oltre dieci anni, da scienziati, professori, tecnici, esperti, sull’assoluta incompatibilità dell’impianto con le caratteristiche del sito e sulle tante incongruenze rilevate nel progetto stesso (come ben descritto nella delibera del consiglio comunale di Trieste del 2012).
Restare silenti, limitarsi a dichiarare periodicamente la propria contrarietà menzionando solamente l’incompatibilità con le attività del porto e attendere le decisioni del Tar, sono scelte assolutamente infruttuose”.
Comitato per la salvaguardia del Golfo di Trieste


