Vajont, a cinquanta anni dalla tragedia Palmanova ospita una mostra per non dimenticare

MOSTRE Era il 9 ottobre 1963 quando una frana si staccò dal monte Toc causando centinaia di morti

27.12.2013 | 14.37 – Al giorno d’oggi bisogna ricordare ai giovani che la nostra storia è tristemente costellata di disastri il cui unico colpevole è l’uomo, disastri le cui vittime hanno bisogno di giustizia e i cui colpevoli non possono rimanere nascosti nelle pieghe del tempo che passa.

Il 2013 è stato un anno importante per una delle tragedie più grandi che abbia mai investito il nostro paese: sono trascorsi infatti 50 anni dalla tragedia del Vajont, 2000 vite spezzate da una frana che il 9 ottobre 1963 si staccò dal monte Toc per piombare sui piccoli centri friulani di Erto e Casso causando la scomparsa di un intero paese: Longarone.

Una data importante che è stata celebrata da molte iniziative in tutta Italia e soprattutto nel Nordest, e che anche la Soprintendenza ai Beni architettonici e paesaggistici del Friuli Venezia Giulia ha voluto ricordare con una mostra itinerante che da qualche giorno è ospitata a Palmanova nella polveriera napoleonica di contrada Garzoni.

“Abbiamo voluto accogliere qui la mostra per un mese – spiega il sindaco Francesco Martines – perché questa esposizione consente di riflettere sui limiti che la salvaguardia del territorio e del paesaggio doverosamente dovrebbero porre agli interventi dell’uomo, ma anche sulla responsabilità di chi, dopo un disastro simile, deve occuparsi di ridare alle genti l’identità del proprio territorio e mantenere vivo quel valore inestimabile che è il senso profondo di attaccamento a ciò che ci appartiene, il luogo in cui viviamo e le persone con cui lo condividiamo”.

L’inaugurazione della mostra, a cui erano presenti l’Architetto Maria Giulia Picchione Soprintendente per i Beni architettonici e paesaggistici del Friuli Venezia Giulia, il presidente del Consiglio regionale, Franco Iacop, il sindaco del comune di Erto e Casso Luciano Pezzin e i curatori della mostra Bruno Micali e Cristina Vescul (vedi foto), ha dato l’opportunità di cogliere alcuni aspetti che legano Palmanova al piccolo paese dell’alto pordenonese. Prima di tutto la vicinanza all’Unesco e, in secondo luogo, la capacità dimostrata dai due comuni di mantenere negli anni una forte concentrazione dello sviluppo residenziale attorno al nucleo centrale della città e del paese che, a differenza della maggior parte dei comuni del nordest, ha consentito alle due località di mantenere una forte identità urbanistica.

Sarà possibile visitare la mostra fino al 19 gennaio, tutti i giorni con orario 15:30 – 17:30. Sabato e domenica: 10:00 – 12:00 e 15:30 – 17:30. Chiusa 31 dicembre e 1 gennaio.

Per porre ancora di più l’accento sulle finalità didattiche dell’esposizione, l’11 gennaio al Teatro Gustavo Modena gli studenti dell’Istituto Einaudi – Mattei di Palmanova daranno vita ad un dibattito sui temi del Vajont in cui si confronteranno con esponenti della Protezione Civile regionale, dell’Arpa e del Servizio Paesaggio e biodiversità della Regione.

Alessia Liberti 

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