AMBIENTE La Goletta Verde mette sotto accusa gli impianti di depurazione e boccia la Foce dello Stella e Punta Sdobba: promossa invece Barcola

14.8.2012 | 20.27 – Villaggio Del Pescatore? Fortemente inquinato. Muggia? Fortemente inquinato. Barcola? Entro i limiti di legge. Sotto accusa ancora una volta foci dei fiumi e canali: su 8 punti monitorati, 4 sono risultati fuori legge, di questi, tre “fortemente inquinati” e uno “inquinato” secondo quanto emerso dalla fotografia sulla qualità delle acque regionali scattata con il monitoraggio dei biologi di Goletta Verde di Legambiente.
Dati che dimostrano le carenze depurative anche dei comuni interni e la presenza di scarichi non depurati adeguatamente da impianti di trattamento attivi. Infatti, i più recenti dati Istat riportano che circa 500mila cittadini del Friuli Venezia Giulia rimangono a oggi sprovvisti di un adeguato sistema di copertura depurativa. Non solo, anche gli esiti della condanna del 19 luglio con la quale l’Unione Europea incrimina l’Italia per inadempienza sulla Direttiva n.271 del 1991, relativa all’adeguamento del trattamento reflui urbani chiamano in causa l’agglomerato di Trieste, Muggia e San Dorligo della Valle – Dolina e l’agglomerato che fa capo a Cervignano del Friuli, in provincia di Udine.
È questo quanto evidenziato da Goletta Verde, la celebre campagna di Legambiente dedicata al monitoraggio e all’informazione sullo stato di salute delle coste e delle acque italiane, realizzata anche grazie al contributo del Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati (Coou).
L’istantanea regionale che si evince dai risultati delle analisi dell’equipe di biologi di Legambiente, è stata presentata questa mattina in conferenza stampa presso la Sala Matrimoni del Comune di Trieste, alla presenza di Katiuscia Eroe, portavoce della Goletta Verde di Legambiente, Elia Mioni, presidente di Legambiente Fvg, Lucia Sirocco, presidente del circolo di Trieste e Lino Santoro, direttore scientifico del circolo di Legambiente Trieste
Passando al setaccio foci di fiumi e torrenti ma anche spiagge segnalate dai cittadini, senza per questo volersi sostituire al ruolo dell’Agenzia Regionale Protezione Ambiente preposta per legge ai controlli per la balneabilità i biologi di Goletta Verde, riportano la presenza di situazioni critiche in tutte le provincie regionali che si affacciano sulla costa.
A partire dalla provincia di Trieste, dove, nel comune di Duino – Aurisina in località Villaggio Del Pescatore (la foto è di Simonetta Di Zanutto), il prelievo effettuato presso la Bocca del porto canale, è risultato fortemente inquinato. Stessi risultati sono stati riscontrati nel campionamento realizzato nel comune di Muggia, presso il Canale in corrispondenza di via Battisti/piazza Caduti: anche qui le acque sono fortemente inquinate.
Spostandosi nella provincia di Udine, la situazione non migliora. Il prelievo eseguito nel comune di Precenicco ha evidenziato acque fortemente inquinate presso la Foce dello Stella, in via Sterpo del Moro. Anche nella provincia di Gorizia, nel comune di Grado, dove sono state individuate delle criticità presso la Foce dell’Isonzo in località Punta Sdobba, le cui acque sono state classificate come inquinate. Va sottolineato che per quanto concerne questo punto il fiume convoglia anche gli scarichi provenienti dai centri abitati della Slovenia che evidentemente non applicano ancora gli standard richiesti dall’Unione Europea.
«Ci preoccupa molto la vicenda relativa all’impianto di depurazione di Grado – dichiara Elia Mioni, presidente di Legambiente Fvg – un impianto che potrebbe non garantire la depurazione delle acque reflue derivanti in gran parte da scarichi di abitazioni. Se si considera che l’intera frazione di Fossalon è ancora priva di rete fognaria e che i nuovi insediamenti previsti dai progetti Grado 3 e Zamparini city, determinerebbero un aumento della richiesta di capacità di depurazione dell’impianto, risolvere queste criticità diventa fondamentale. Con il passaggio della Goletta Verde – conclude Mioni – chiediamo che venga fatta chiarezza in modo inequivocabile su queste questioni. Ci siamo già rivolti direttamente ad Irisacqua ed Arpa per avere accesso ai dati relativi alle analisi in uscita al depuratore di Grado negli anni 2011 e 2012, al fine di poter avere evidenza dell’avvenuto trattamento dei reflui prima dell’immissione in mare ed auspichiamo che il Comune dimostri cosa è cambiato in interventi e gestione dalle dichiarazioni del Presidente della Provincia Gherghetta di un anno fa».
Lungo la costa regionale sono state controllate anche alcune spiagge segnalate dai cittadini come punti critici ma che hanno registrato livelli di inquinamento batterico entro i limiti di legge: a Trieste, sulla scogliera in corrispondenza di viale Miramare in località Barcola (incrocio salita Cedassamare), in provincia di Udine, nel comune di Lignano Sabbiadoro, sulla Spiaggia all’incrocio tra il lungomare Trieste e Via Gorizia.
Due punti risultati entro i limiti di legge nella provincia di Gorizia, il primo, nel comune di Grado, sulla Spiaggia all’incrocio tra viale del sole e via Svevo ed il secondo nel comune di Monfalcone, in località Marina Julia, sulla spiaggia in via delle Giarrette.
«Anche in Friuli Venezia Giulia non possiamo che evidenziare la situazione di inquinamento causata da alcune foci e da scarichi fognari non a norma – dichiara Katiuscia Eroe, portavoce di Goletta Verde di Legambiente -. Il nostro monitoraggio conferma quanto già emerso dai dati dell’Istat 2009 secondo cui il Friuli Venezia Giulia con il 77, 3% per percentuale di popolazione servita da un efficiente servizio di depurazione, un valore inferiore di oltre quattro punti percentuali rispetto alla media delle regioni costiere del Nord Italia, pari al 81,9%. Dei 109 comuni italiani oggetto della recente condanna da parte della Corte di Giustizia Europea – sottolinea Eroe – due agglomerati ricadono in Friuli Venezia Giulia. Le carenze del sistema di depurazione non solo danneggiano ambiente e salute ma impongono al nostro Paese e quindi alle tasche di tutti noi cittadini il pagamento di multe salatissime con soldi pubblici che vorremmo invece vedere investiti in cantieri per il trattamento dei reflui fognari. È prioritario intervenire in maniera finalmente efficace anche nell’interesse del settore turistico – conclude Eroe – perché tutelare l’ambiente e la qualità del mare è condizione indispensabile a uno sviluppo sostenibile, condizione indispensabile all’economia della regione».
I due agglomerati del Friuli Venezia Giulia fuorilegge che hanno contribuito alla condanna dell’Italia da parte della Corte di Giustizia Europea per il mancato rispetto della direttiva 91/271/CE sul trattamento delle acque reflue (procedura d’infrazione 2004/2034), sono nel dettaglio, l’agglomerato di Cervignano del Friuli e l’agglomerto di Trieste, Muggia e San Dorligo della Valle.
Il primo di questi, ha ricevuto la condanna più grave, pur non essendo una località costiera, in quanto non dotato di un sistema fognario adeguato; il secondo, è invece imputato di non avere un adeguato trattamento dei reflui e di non avere strutture adeguate per reggere carichi antropici maggiorati relativi al flusso turistico o ad eventi climatici eccezionali.
«Purtroppo la fotografia scattata dalla Goletta Verde non rappresenta una novità – esordisce Lucia Sirocco, presidente del circolo di Trieste – . Del resto, i risultati delle analisi di quest’anno non differiscono troppo da quelle dell’anno passato, a testimonianza del fatto, che qui in Friuli Venezia Giulia siamo ancora lontani dal sanare definitivamente l’annosa questione della depurazione, come dimostra il campionamento eseguito a Muggia risultato nuovamente fortemente inquinato a distanza di un anno. A tal proposito, la nostra posizione è chiara, bisogna quanto prima estendere a tutti i nuclei abitati, soprattutto quelli carsici, il servizio di rete fognaria e monitorare attentamente le foci per ridurre non solo il rischio sanitario, ma anche e soprattutto per continuare a garantire la qualità ecologica del territorio. La priorità – conclude Sirocco – , è quella di adeguare il depuratore di Trieste a quanto richiesto dalla normativa di settore e ci auguriamo che i progetti avviati in questo senso abbiamo una pronta attuazione».
Anche quest’anno il Consorzio Obbligatorio degli Oli Usati è “main partner” della storica campagna estiva di Legambiente. «La difesa dell’ambiente, e del mare in particolare, rappresenta uno dei capisaldi della nostra azione”, spiega Antonio Mastrostefano, direttore Strategie, Comunicazione e Sistemi del Coou. L’olio usato è ciò che si recupera alla fine del ciclo di vita dei lubrificanti nei macchinari industriali, ma anche nelle automobili, nelle barche e nei mezzi agricoli di ciascun cittadino.
«Se eliminato in modo scorretto – sottolinea Mastrostefano – questo rifiuto pericoloso può danneggiare l’ambiente in modo gravissimo: 4 chili di olio usato, il cambio di un’auto, se versati in mare inquinano una superficie grande come un campo di calcio». A contatto con l’acqua, l’olio lubrificante usato crea una patina sottile che impedisce alla flora e alla fauna sottostante di respirare. Lo scorso anno in Friuli il Consorzio ha raccolto 4.486 tonnellate di oli lubrificanti usati.


