L’eleganza dell’organo: la realtà “nascosta” della musica organistica a Trieste

08.04.2019 – 12.30 – L’organo è uno strumento del quale spesso si sente poco parlare; tuttavia, nella città di Trieste vi è una realtà che forse sono in pochi a conoscere e che da anni continua a prendersi cura della diffusione della cultura della musica organistica, nonché della manutenzione dei numerosi organi che si trovano “nascosti” nelle chiese della città. Si tratta dell’Accademia Organistica Tergestina, l’associazione che ormai da diversi anni si occupa di preservare non solo gli strumenti presenti nella città, ma soprattutto la cultura e la conoscenza di questa tipologia di musica.
Michela Sabadin, uno dei soci fondatori dell’Accademia e organista titolare nella Chiesa della Beata Vergine del Soccorso di Trieste, con la quale nella scorsa intervista, si è discusso del tema della figura femminile all’interno della scena musicale classica e del significativo concerto “Donne tra musica e parole” tenutosi al Conservatorio Tartini, a cui lei ha partecipato come organista, ci racconta il mondo che si cela all’interno della realtà organistica triestina.

Michela, non si sente spesso parlare dell’organo, uno strumento sicuramente molto particolare e a tratti, quando si parla di musica classica, forse un po’ al di fuori dell’immaginario collettivo; come descriveresti questo strumento a chi non lo conosce in maniera approfondita?

“Innanzitutto va detto che l’organo, almeno per quanto riguarda la cultura italiana, è uno strumento che vive e suona in chiesa, ambiente che da secoli lo ha adottato come strumento liturgico per eccellenza, sia a causa della sua conformazione (le canne rivolte verso l’alto), sia per il suo funzionamento ad aria: il vento è considerato manifestazione dello Spirito Santo.
Per quanto riguarda la storia, l’organo è uno strumento antichissimo: nasce ad Alessandria d’Egitto nel 3 secolo a.C, come esperimento scientifico dal quale era nata una prima forma di organo idraulico. Nel corso dei secoli lo strumento ha poi subito diverse trasformazioni dovute soprattutto all’avanzamento tecnologico, in particolare all’avvento dell’elettricità, elemento che ha permesso di ampliare enormemente le possibilità espressive di questo strumento, con l’opportunità, per esempio, di avere un numero più elevato di registri o di non necessitare più dei tiramantici, (gli ‘addetti ai lavori’ indispensabili per moltissimi anni, che tirando una corda per gonfiare il mantice, si occupavano di fornire l’aria allo strumento). Di conseguenza la musica organistica è andata via via progredendo in base alle possibilità che lo strumento nelle varie epoche offriva, creando un vasto repertorio musicale estremamente vario.
A seconda dell’epoca, ma anche in base alla nazionalità di provenienza, questo strumento varia quindi non solo dal punto di vista delle dimensioni, ma anche dal punto di vista della fonica (i registri di cui è dotato) e dal punto di vista costruttivo ed estetico; ed è questo forse l’elemento che lo contraddistingue maggiormente dagli altri strumenti, in quanto il suono di ogni singolo organo, anche se proveniente dalla stessa epoca e nazione, risulterà comunque sempre diverso rispetto ad un altro.
Lo strumento potrebbe essere, metaforicamente parlando, paragonato ad un’orchestra, in quanto si costituisce di molteplici registri, cioè di molteplici timbri, (il Principale, il Flauto, la Tromba, l’Oboe ecc.), proprio come un’orchestra si costituisce di diversi strumenti. L’organo è infatti l’unico strumento che, escludendo ovviamente gli strumenti elettronici, ha la possibilità di suonare con diverse timbriche di suono, con diversi strumenti. Per rimanere in tema potremmo quindi definire l’organista come una sorta di direttore d’orchestra poiché, oltre a suonare la musica, deve anche decidere quali registri usare, nonché operare alcune scelte stilistiche sull’esecuzione. L’organo è quindi uno strumento dalle mille sfaccettature, un unico strumento che ne racchiude tanti.”

Ad occuparsi di questi strumenti a Trieste è l’Accademia Organistica Tergestina, di cui tu sei socia fondatrice. Come nasce e come opera questa associazione?

“L’accademia Organistica Tergestina è un’associazione culturale che nasce nel 2013, da un gruppo di organisti con l’intento comune di creare una realtà che si occupasse della musica organistica a Trieste. Quindi assieme a Riccardo Cossi, organista titolare della cattedrale di San Giusto e ideatore dell’Accademia, di cui è Direttore Artistico e don Valerio Muschi, diplomato in organo e Presidente dell’Accademia, abbiamo deciso di fondare questa associazione.
L’obiettivo principale è la diffusione della cultura musicale in generale e poi nello specifico di quella organistica; al contempo operiamo anche un’attività di tutela nei confronti dei numerosi strumenti presenti in città e che raramente vengono suonati a causa della scarsa presenza di organisti. Noi ci occupiamo quindi di tutelare questi strumenti per quanto riguarda la manutenzione ordinaria, laddove poi vi siano interventi di manutenzione straordinaria, interviene un organaro.
Accanto a questa attività vi sono poi le rassegne concertistiche, ne abbiamo due nel corso dell’anno: “I concerti spirituali”, ormai alla decima edizione, che vengono organizzati durante il periodo dell’avvento nella chiesa della Beata Vergine del Soccorso in piazza Hortis e il “Maggio musicale”, che si tiene nella chiesa di San Giovanni, dove vi è uno splendido strumento tedesco degli anni ’70.
Accanto a queste due rassegne, organizziamo periodicamente anche la masterclass “Organo Pleno”, un corso d’interpretazione organistica dedicata a studenti e professionisti: durante l’ultima edizione abbiamo collaborato con l’Associazione ProMusica, che organizza la rassegna “Settembre Musicale” alla Cattedrale di San Giusto, la cui 41° edizione è stata aperta con un concerto del maestro Ludger Lohmann, artista di fama internazionale, che nei giorni successivi al concerto è stato anche docente della nostra masterclass, alla quale hanno partecipato musicisti provenienti da tutta Italia; quest’anno sarà prevista una collaborazione analoga.
L’Accademia poi tiene anche corsi di musica, con lezioni di organo, pianoforte e di preparazione vocale per coristi. Inoltre, abbiamo anche un coro di voci bianche formato da bambini dai tre ai dieci anni.
E’ comunque un’attività che sta crescendo e devo dire che in sei anni, partendo praticamente da niente, abbiamo fatto moltissimo.

Tu sei anche direttrice di un coro, realtà che si trova molto spesso affiancata alla musica da organo, ci spieghi un po’ questo lato della musica organistica? 

“La mia attività come direttrice è iniziata da meno di un anno, mi definirei quindi ancora ‘alle prime armi’. In ogni caso l’organo solitamente si accompagna al coro: si tratta di un collegamento diretto e, a mio parere, è praticamente impossibile, come organista, non avere a che fare anche con i cori in quanto una buona parte del repertorio organistico è costituito da brani per coro e organo.
Per quanto riguarda la realtà del coro si tratta sicuramente di un ambiente molto collaborativo, il canto è comunque una delle forme di socializzazione più immediate e solitamente tra i membri del coro si crea inevitabilmente un legame molto forte, che lo rendono un contesto sociale e di socializzazione a tutti gli effetti.
Io faccio parte di diverse realtà corali, sia come corista, sia come direttrice (o assistente alla direzione), sia come accompagnatore e, nonostante la mia esperienza come direttrice sia iniziata da non molto tempo, personalmente penso che si possa definire la direzione come un lavoro manageriale e di gestione, che ovviamente varia sulla base della tipologia di coro che si va a dirigere, se professionale o dilettantistico. In quest’ultimo caso la missione è un po’ diversa rispetto al primo e diventa, per così dire, doppia; da un lato bisogna produrre qualcosa di artisticamente valido, ma dall’altro è giusto anche fare in modo che le persone si divertano, in quanto è qualcosa a cui si approcciano per piacere, nel loro tempo libero.
La direzione di un coro è quindi sicuramente qualcosa che permette di imparare molto, avere a che fare contemporaneamente con molte persone non è semplice, sia da un punto di vista tecnico, cioè nell’individuare e differenziare le voci, sceglier il repertorio e gli indirizzi che si vogliono dare, sia dal punto di vista dell’aspetto umano, essendo al contempo anche un grande contesto sociale.”

Quali sono i tuoi progetti futuri?

“Sicuramente continuare a studiare, anche se mi sono diplomata c’è ancora molto da fare: come in tutti gli ambiti, anche in quello musicale non si finisce mai di imparare, man mano che si cresce e si matura cambia anche la propria capacità musicale.
Vorrei quindi partecipare a qualche masterclass con docenti nazionali ed internazionali e fare un master di didattica della musica, mi piacerebbe poi fare il concorso per l’insegnamento. Inoltre vorrei approfondire il discorso dell’introduzione del bambino alla musica, argomento che trovo importantissimo in quanto, se non si lavora sulla fascia prescolare, attivando un interesse e sensibilizzando al contempo anche gli adulti sulle possibilità che derivano dalla conoscenza della musica, si rischia di non dare ai bambini gli strumenti per comprenderla andando a creare degli adulti disinteressati e non consapevoli nell’ascolto.”

Quali sono gli organi che consiglieresti di visitare (e soprattutto ascoltare) a Trieste?

“Diciamo che essendo ogni organo unico nel suo genere, il mio consiglio è quello di ascoltare più strumenti possibili. Poi se dovessi dire quali secondo me sono quelli più particolari o che comunque meritano sicuramente una visita, senza nulla togliere ovviamente agli altri strumenti che, come già detto, sono tutti unici nel loro genere e andrebbero anch’essi visitati, consiglierei: l’organo della Cattedrale di San Giusto che è anche il più grande della città dopo quello di S. Antonio Nuovo, l’organo Oberlinger della Chiesa di San Giovanni, interamente meccanico e costruito in stile barocco tedesco, il prestigioso organo Steinmeyer risalente al 1800 della Chiesa Evangelica Luterana, l’organo della Chiesa della Beata Vergine del Rosario, lo strumento più antico a Trieste, l’organo della Chiesa dei Ss. Ermacora e Fortunato a Roiano, costruito nel 1800 con parte dell’organo Dacci del 1780 che era in Cattedrale e infine l’organo della Chiesa della Beata Vergine del Soccorso, dove svolgo il mio servizio di organista liturgico, che nonostante sia uno strumento più piccolo rispetto a quello della Cattedrale, si distingue per le sue qualità timbriche.”

[Michela Sabadin: nata a Trieste, classe 1991, si avvicina alla musica a otto anni iniziando a suonare il pianoforte e a dodici avvia i suoi studi al Conservatorio G. Tartini di Trieste, dove svolge l’esame d’ammissione sia per pianoforte che per organo. Da lì nasce la sua passione per lo strumento e si diploma al Conservatorio nel 2015 in Organo e Composizione Organistica, (nel frattempo consegue nel 2014 la laurea triennale in economia aziendale all’Università degli Studi di Trieste).
Sceglie successivamente di specializzarsi in interpretazione e nel 2019 consegue il diploma accademico di II livello, sotto la guida del Maestro Wladimir Matesic.
Nel 2012 si approccia all’ambiente della musica organistica e inizia a suonare nella chiesa dei Santi Andrea e Rita (Via Locchi), iniziando la sua attività di organista liturgico e iniziando a perfezionarsi nello strumento. Nel 2015 fonda l’Accademia Organistica Tergestina e nel 2017 diventa organista titolare nella parrocchia della Beata Vergine del Soccorso.
Collabora stabilmente con diversi cori della città, tra cui il Coro dell’Università degli Studi di Trieste, dove è anche corista e il Coro Diapason. Dirige il coro “Danilo Dobrina” dell’Università della Terza Età di Trieste e accompagna al pianoforte il Coro di Voci Bianche dell’Accademia Organistica Tergestina.]