16 luglio 2026 – ore 08:00 – Il mare resta una delle mete più amate dell’estate, ma sotto la superficie sta cambiando un ecosistema che per secoli ha mantenuto un equilibrio relativamente stabile. L’aumento delle temperature dell’acqua, legato ai cambiamenti climatici, sta infatti favorendo la presenza di nuove specie provenienti da mari tropicali e creando condizioni più favorevoli alla diffusione di alcuni microrganismi potenzialmente pericolosi anche per l’uomo. Il Mediterraneo, sempre più caldo e sempre più simile a un mare subtropicale, è diventato negli ultimi anni una porta d’ingresso per numerose specie aliene, molte delle quali arrivano dal Mar Rosso attraverso il Canale di Suez. Un fenomeno noto come “tropicalizzazione” del Mediterraneo, che sta modificando la composizione della fauna marina e mettendo sotto pressione specie autoctone, pesca e attività balneari.
Tra gli osservati speciali c’è il pesce palla argenteo (Lagocephalus sceleratus), una delle specie invasive considerate più problematiche. Originario delle acque tropicali dell’Indo-Pacifico, è arrivato nel Mediterraneo orientale e si sta progressivamente espandendo verso nuove aree. Il pericolo principale non è rappresentato dal morso, pur potendo provocare ferite grazie a mascelle estremamente robuste e denti affilati, ma dalla sua carne. Il pesce contiene infatti tetrodotossina, una potente neurotossina che non viene eliminata con la cottura e che può provocare paralisi, insufficienza respiratoria e, nei casi più gravi, la morte. Per questo motivo il consumo del pesce palla argenteo è vietato e la specie deve essere segnalata alle autorità competenti in caso di cattura. Anche l’Adriatico non è immune dal rischio pesce palla argenteo. Nel 2024, infatti, un esemplare di questo pesce è stato catturato nella baia di Medolino, in Istria, in quello che ad oggi è il ritrovamento più settentrionale mai registrato nel Mediterraneo. Un episodio che dimostra come specie considerate tipiche delle acque tropicali si stiano avvicinando anche all’Alto Adriatico, rendendo necessario un monitoraggio sempre più attento anche lungo le coste del Friuli Venezia Giulia.
Un’altra conseguenza del riscaldamento delle acque riguarda la possibile crescita della presenza di batteri del genere Vibrio, microrganismi naturalmente presenti negli ambienti marini costieri, soprattutto nelle zone dove acqua dolce e acqua salata si incontrano.
Alcune specie di Vibrio possono provocare infezioni nell’uomo attraverso ferite aperte entrate in contatto con acqua contaminata oppure attraverso il consumo di molluschi crudi o poco cotti. I sintomi possono variare da disturbi gastrointestinali fino a infezioni cutanee molto aggressive, che in casi estremi possono evolvere in fascite necrotizzante, sepsi e setticemia.
Tra le specie aliene già stabilmente presenti in alcune aree del Mediterraneo c’è poi il pesce coniglio (Siganus luridus), arrivato anch’esso dal Mar Rosso. Diffuso soprattutto nelle acque del Sud Italia, possiede spine velenose capaci di provocare punture dolorose, generalmente non letali ma comunque fastidiose. Il problema riguarda anche l’ambiente: il pesce coniglio è un vorace erbivoro e può consumare grandi quantità di vegetazione marina, alterando gli habitat e mettendo in difficoltà alcune specie locali.
Negli ultimi anni sono stati segnalati anche altri nuovi arrivi. La triglia del Mar Rosso (Parupeneus forsskali), osservata anche nelle acque di Lampedusa, non rappresenta un rischio diretto per i bagnanti ma viene monitorata per valutare il suo possibile impatto sulla fauna autoctona. Attenzione anche alla sardina di Golani (Etrumeus golanii), sempre più presente nel Canale di Sicilia e potenzialmente in grado di modificare gli equilibri delle comunità ittiche locali.
A preoccupare durante la stagione balneare c’è inoltre il possibile ritorno della caravella portoghese (Physalia physalis), spesso confusa con una medusa ma in realtà appartenente a un gruppo diverso di organismi marini. Il suo aspetto trasparente e il caratteristico galleggiante violaceo nascondono lunghi tentacoli urticanti che possono estendersi per diversi metri e provocare punture molto dolorose.
Il Mediterraneo non è quindi più lo stesso mare di qualche decennio fa. Il cambiamento climatico non modifica soltanto il paesaggio delle coste o le temperature percepite dai bagnanti: sta trasformando anche la vita sommersa, favorendo nuovi equilibri biologici e introducendo rischi che richiedono monitoraggio, informazione e maggiore attenzione da parte di chi vive il mare.
Per il momento il Golfo di Trieste non presenta situazioni di particolare criticità per i bagnanti, ma gli studiosi invitano a non abbassare la guardia. L’innalzamento della temperatura del mare sta infatti modificando anche l’ecosistema dell’Adriatico settentrionale. L’arrivo del pesce palla argenteo in Istria rappresenta un campanello d’allarme: ciò che fino a pochi anni fa sembrava confinato al Mediterraneo orientale oggi è sempre più vicino alle coste dell’Alto Adriatico. La sorveglianza scientifica e la collaborazione di pescatori, subacquei e cittadini attraverso la segnalazione di specie insolite saranno strumenti fondamentali per comprendere e gestire un mare che, anno dopo anno, sta cambiando volto.
Articolo di Lorenzo Degrassi


