Ippodromo di Montebello (1892-2018): una storia di corse e cavalli

05.05.2018 – 09.00 – L’ebbrezza della corsa, la compulsione alla scommessa, la bellezza dell’equitazione: dal basso medioevo ai giorni nostri le famiglie abbienti triestine hanno sempre dimostrato una passione per i cavalli, il mondo dell’ippica e delle corse.
Nell’ottocento, ancor prima della costruzione dell’Ippodromo di Montebello, il prestigio delle famiglie borghesi si misurava anche nella bellezza dei destrieri ospitati nelle scuderie. Qualsiasi il tempo o il luogo, c’era sempre spazio per una corsa, dalla piana di Zaule, al cortile della Caserma Grande, addirittura allo spiazzo retrostante il Palazzo Comunale. Competizioni individuali tra giovani scapestrati o come nella maggior parte dei casi, fiaccherai reclutati sul posto, alla guida di cavalli da tiro, meglio abituati a trainare il carro del legname o la carrozza, che a concorrere in gara. Lo sport, in questa fase, prima della costruzione dell’Ippodromo, appare ancora amatoriale, una sfida tra appassionati.

Ippodromo di Montebello, Manifestazione, cartolina (1920)

Verso il 1890 il cav. Antonio de Volpi, grande appassionato di equitazione, promosse un comitato di raccolta fondi a Trieste per la costruzione di un moderno Ippodromo: raccolte 195000 corone, si procedette così ad acquisire un’area dalla via Settefontane a Cattinara, all’epoca verde campagna. Il passo successivo consistette nella fondazione della Società delle Corse, che acquisì a sua volta dal comitato il terreno, onde costruirne l’impianto sportivo.

In tempi straordinariamente brevi e come nel caso del Porto Vecchio e del Gasometro di Broletto, con fondi privati, nel 1892 era già stato completato l’anello per le corse, i primi e i secondi posti e il palco sotto la montagnola. Lo spazio interno della pista sarebbe poi stato destinato ai terzi posti e alle carrozze, che avevano entrata libera. Solitamente chi arrivava in carrozza ammirava la competizione direttamente sul posto, come nell’equivalente di un drive-in ottocentesco.

Il 4 settembre 1892 l’Ippodromo di Montebello fu inaugurato ufficialmente, con grande pompa e cerimonia: quindicimila persone seguirono col fiato sospeso la prima corsa “storica”. Stando alle cronache del tempo, nobiltà e borghesia gareggiarono nel lusso, con carrozze e traini estremamente elaborati. In pista erano presenti sei cavalli, ovvero Mizika, Drug, Baldo, Pepa C., Drobinin e Peiatyn. Vincitore assoluto, lo stallone russo “Drug” del cav. Artelli. Il giro totale di scommesse, alla fine della corsa, ammontava già a 4590 fiorini, un’autentica fortuna, mentre il totalizzatore aveva erogato al vincitore 28 fiorini per 5. Infine, il trottatore vincente conquistò un rispettabile premio di 1500 franchi d’oro, con il tempo di 1’44” al chilometro.

Perchè pagare con franchi d’oro? Il comitato e la correlata Società delle Corse scelsero questa valuta, invece delle corone, per appoggiare le scuderie italiane, che altrimenti sarebbero state danneggiate dalle oscillazioni del cambio. Una beffa verso l’Austria, dunque, anche se nello spirito sportivo dell’Ippodromo.

L’inaugurazione fu un evento di spessore per tutta Trieste, preannunciato da una pregiata serie di cartelloni/programmi disegnati da Erminio Croci. Il comitato, guidato dal conte Alberto de Poja, propose nell’occasione una stagione lirica al Politeama, commedie alla Fenice, concerti e cori sulla Piazza Grande (oggi Piazza Unità) e gite in golfo con piroscafi. Verso la sera, musica e serenate sul mare con il coro comunale e l’orchestra, alla presenza di “galleggianti artistici e illuminazioni fantastiche”. A S. Andrea, passeggiate e cavalcate, con l’inaugurazione di un chiosco per la banda.

L’Ippodromo fu chiuso durante la Prima Guerra Mondiale, quando il blocco ai commerci impose il suo riutilizzo come terreno su cui coltivare rape e patate. Con il passaggio di Trieste all’Italia, l’Ippodromo fu reso di nuovo agibile dai genieri italiani e il 19 gennaio 1919 ospitava la festa d’armi della Terza Armata vittoriosa.

Le corse ripresero ufficialmente nel 1922, mentre dal 1937 l’originaria Società delle Corse chiuse, sostituita dalla Società Triestina Trotto. La Seconda Guerra Mondiale significò una nuova pausa per la struttura, rammodernata poi nel 1955, in seguito a un grave incidente con la Bora, che aveva scoperchiato le tettoie di legno.

Gli anni tra il 1950 e il 1960 furono il canto del cigno degli ippodromi, i quali vennero già danneggiati nel 1970, con il taglio dei fondi pubblici. Gradualmente, specie negli ultimi trent’anni, l’industria di stato del gioco d’azzardo si è espansa oltre la semplice scommessa “sui cavalli”, riempiendo di mille possibilità edicole e tabaccherie, senza considerare slot machine e scommesse su Internet. Una delle scusanti più forti per andare all’Ippodromo è andata così persa, non essendo più fondamentale seguire “dal vivo” la corsa. In cambio, oggigiorno entrare all’Ippodromo di Montebello e seguire le corse è gratuito, con il considerevole vantaggio di non avere altra compagnia che altri appassionati.

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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