SCIENZE Pubblicati i risultati di uno studio a cui ha collaborato la Sissa di Trieste

18.3.2014 | 7.55 – Tutti sappiamo che al giorno d’oggi lo stress è parte integrante della nostra vita ma forse non tutti sanno che ha degli effetti diversi tra maschi e femmine.
Quando sono sotto stress, i maschi tendono a diventare più egocentrici e meno capaci di distinguere le loro emozioni e intenzioni da quelle degli altri. Per le donne, invece, è tutto il contrario. È questo il risultato di uno studio, pubblicato su Psychoneuroendocrinology, a cui ha avuto modo di partecipare e collaborare anche la Sissa di Trieste.
Lo stress è, ormai, un nemico che ci assilla quotidianamente che, oltre a minare la nostra salute, ci porta a mettere a rischio i nostri rapporti sociali, specialmente se siamo maschi. Le donne stressate infatti, da quanto emerge nello studio, diventano più “prosociali”.
Allo studio ha collaborato Giorgia Silani, della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste. Lo studio è coordinato dalla Social Cognitive Neuroscience Unit dell’Università di Vienna e vede anche la partecipazione dell’Università di Friburgo.
«C’è un confine sottile fra la capacità di identificarsi e prendere la prospettiva degli altri, ed essere dunque empatici, e quella di non sapere distinguere fra sé e l’altro, agendo in maniera egocentrica» spiega la Silani. «Per essere davvero empatici e agire in maniera prosociale è importante mantenere la capacità di distinguere fra sé e l’altro, e lo stress in questo sembra avere un ruolo importante».
Lo stresso può essere visto anche sotto una luce positiva in quanto ci porta a usufruire e a raccogliere il maggior numero di risorse in situazioni particolarmente impegnative. L’individuo può affrontarlo in due modi: cercando di ridurre il carico interiore di risorse ‘extra’ impiegate, o, banalmente, cercando aiuto all’esterno.
«La nostra ipotesi di partenza era che in condizioni di stress gli individui sarebbero diventati più egocentrici. Adottare una prospettiva centrata sul sé infatti riduce il carico emotivo/cognitivo. Ci aspettavamo dunque che nelle condizioni sperimentali le persone fossero meno empatiche» spiega Claus Lamm, dell’Università di Vienna e fra gli autori dello studio.
La sorpresa è stata che questa ipotesi di partenza era vera, ma solo per gli individui maschili. Negli esperimenti venivano ricreate in laboratorio condizioni di stress moderato (i soggetti dovevano, per esempio, tenere un discorso pubblico, eseguire calcoli matematici a mente, ecc.). I partecipanti poi dovevano imitare dei gesti (condizione motoria), oppure riconoscere le emozioni proprie o altrui (condizione emotiva) o, ancora, dare un giudizio prendendo la prospettiva di un’altra persona (condizione cognitiva). Metà del campione sperimentale era composto da uomini, l’altra metà da donne.
«Quel che abbiamo osservato è che per gli uomini la condizione di stress peggiora la prestazione in tutti tre i tipi di compito. Per le donne succede il contrario» spiega Silani.
Il perché di questo risultato non è ancora chiaro. «Le spiegazioni si possono cercare a più livelli», conclude la Silani. «A livello psico-sociale potrebbe darsi che le donne abbiano interiorizzato l’esperienza di ricevere più supporto esterno quando sono in grado di relazionarsi meglio con gli altri. Questo significa che più bisogno di aiuto hanno, quindi sottostress, più mettono in atto strategie sociali. Dal punto di vista fisiologico una spiegazione si potrebbe cercare nei livelli di ossitocina. L’ossitocina infatti è un ormone legato ai comportamenti sociali e la ricerca precedente ha osservato, in condizioni di stress, livelli fisiologici di ossitocina più alti nelle donne che negli uomini».
Alessia Liberti
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