20 luglio 2026 – ore 11:30 – Capo in B, capo, nero, gocciato… “il solito”, irrinunciabile rituale del mattino potrebbe offrire agli amanti del caffè molto più di una profumata carica di energia. Negli ultimi anni, numerosi studi scientifici hanno evidenziato come un consumo moderato di caffè possa avere svariati effetti positivi sull’organismo, dall’equilibrio del microbiota intestinale al benessere psicologico. A fornire un’ulteriore conferma dei benefici del caffè è una ricerca condotta dai ricercatori del Cedars-Sinai Medical Center di Los Angeles, pubblicata lo scorso 1° luglio sulla rivista scientifica Clinical Gastroenterology & Hepatology. Secondo i ricercatori, un consumo regolare di caffè, anche decaffeinato, è associato a un rischio inferiore di malattie del fegato e di mortalità ad esse correlata.
La ricerca “Coffee Consumption and Improved Liver Outcomes” ha preso in esame un campione di oltre 350mila persone, osservate nell’arco di 13 anni: all’inizio del monitoraggio, nessuno dei soggetti presentava cirrosi o tumore al fegato. Attraverso dei questionari, i soggetti coinvolti hanno tenuto traccia delle proprie abitudini anche in relazione al consumo di caffè, indicando ad esempio il tipo di caffè prediletto e l’eventuale aggiunta di zucchero o dolcificanti. In parallelo, i partecipanti sono stati sottoposti a controlli periodici come analisi del sangue e risonanze magnetiche, con l’obiettivo di monitorare nel tempo il loro stato di salute.
I risultati hanno evidenziato una relazione significativa tra il consumo di caffè e la riduzione del rischio di patologie epatiche. In particolare, nei soggetti che bevevano almeno cinque tazze al giorno è stata riscontrata una diminuzione del 32% del rischio di sviluppare cirrosi, del 47% del rischio di tumore al fegato e del 42% della mortalità correlata alle malattie epatiche. Inoltre, gli esami clinici hanno mostrato un minore accumulo di grasso nel fegato (steatosi), livelli più bassi di ferro epatico e una ridotta presenza di processi infiammatori e fibrotici, tutti indicatori di un buono stato di salute dell’organo. Secondo i ricercatori, questi benefici potrebbero essere dovuti a livelli più elevati di proteine coinvolte nella sintesi epatica e nella risposta immunitaria, nonché a una riduzione dei marcatori associati all’infiammazione cronica e alla formazione di tessuto cicatriziale nel fegato.
È interessante notare come i benefici osservati siano risultati pressoché identici sia per i consumatori di caffè tradizionale, sia per quelli che preferivano il caffè decaffeinato. Ciò suggerisce che gli effetti positivi della bevanda non dipendano esclusivamente dalla caffeina, ma anche da altre sostanze naturalmente presenti nel chicco, come i polifenoli e altri composti antiossidanti. Diverso, invece, il discorso per zucchero e dolcificanti artificiali: pur senza annullare gli effetti positivi, sembrano ridurne in parte l’azione antinfiammatoria. Per gli autori della ricerca, i risultati rappresentano un incoraggiamento per chi già consuma abitualmente caffè e lo tollera bene. Non si tratta, però, di un invito a iniziare a berlo esclusivamente come misura preventiva. Piuttosto, un consumo moderato di caffè può contribuire a preservare la salute del fegato: gli studiosi consigliano dunque di assumere fino a tre tazze di caffè al giorno, soprattutto se non zuccherato. Che si scelga la versione tradizionale o quella decaffeinata, il caffè potrebbe contribuire al benessere dell’organismo, purché consumato nell’ambito di uno stile di vita sano e di una dieta equilibrata.
Articolo di Benedetta Marchetti


