7 luglio 2026 – ore 08:30 – Il 2025 ha confermato il trend positivo della qualità dell’aria in Friuli Venezia Giulia. Secondo la relazione annuale di Arpa FVG, lo scorso anno è risultato complessivamente migliore del 2024, soprattutto grazie a condizioni meteorologiche piuttosto favorevoli: un inverno piovoso, con pochi episodi di ristagno atmosferico, e un’estate caratterizzata da precipitazioni frequenti, ad eccezione del mese di giugno. La buona notizia è che i limiti di legge previsti dall’attuale normativa nazionale sono stati rispettati praticamente ovunque. Le uniche criticità continuano a riguardare l’ozono e il benzo(a)pirene, quest’ultimo concentrato soprattutto nell’area occidentale del Pordenonese, dove incidono il riscaldamento domestico a biomassa e condizioni di scarsa ventilazione. Per quanto riguarda l’ozono, gli episodi di superamento della soglia di informazione si sono verificati principalmente nella pianura regionale durante il mese di giugno, particolarmente caldo e soleggiato. Tuttavia, rispetto al 2024, il numero di giornate al di sopra del valore obiettivo è risultato inferiore: un miglioramento attribuibile alle piogge che hanno caratterizzato gran parte della stagione estiva.
Come si misura la qualità dell’aria in FVG
La valutazione della qualità dell’aria in Friuli Venezia Giulia si basa sulla rete di monitoraggio gestita da Arpa FVG, composta da una serie di stazioni di rilevamento distribuite sull’intero territorio regionale: si tratta di veri e propri laboratori che misurano in modo continuo la concentrazione dei principali inquinanti atmosferici, tenendo conto delle diverse fonti di emissione e delle caratteristiche climatiche e territoriali della regione. La rete è organizzata in base alle tre zone individuate dalla normativa – Montagna, Pianura e Triestina – e comprende una rete minima, costituita dal numero di centraline necessario a garantire una valutazione rappresentativa della qualità dell’aria per ciascuna area. A questa si affiancano una rete di supporto, utilizzata anche per sopperire a eventuali mancanze di dati, e una rete aggiuntiva, che consente di monitorare in modo più approfondito le aree più complesse, come quelle interessate dalla presenza di grandi impianti industriali. Attualmente la rete regionale conta 19 stazioni di proprietà di Arpa FVG, tra rete minima e di supporto, alle quali si aggiungono 16 stazioni fisse della rete aggiuntiva.
L’area di Trieste
I dati confermano un andamento positivo anche per Trieste. Le concentrazioni di biossido di azoto (NO₂), uno degli inquinanti maggiormente associati al traffico veicolare, si mantengono al di sotto dell’attuale limite di legge di 40 microgrammi per metro cubo. Nelle stazioni urbane di Trieste, i valori medi annui si attestano intorno ai 20 microgrammi per metro cubo, in linea con le aree urbane regionali ma decisamente inferiori ai livelli registrati nei punti più esposti al traffico, come Monfalcone e Pordenone. Anche gli episodi di superamento della soglia giornaliera prevista dalla futura direttiva europea risultano contenuti: le stazioni di piazzale Rosmini, piazza Carlo Alberto e piazza Volontari Giuliani hanno registrato rispettivamente 7, 12 e 4 giornate di superamento nel corso del 2025, al di sotto del limite di 18 giorni previsto dalla Direttiva europea 2024/2881, che entrerà in vigore dal 2030. In questo contesto, la ventilazione naturale favorita dalla Bora continua a rappresentare un importante fattore di dispersione degli inquinanti, contribuendo ai buoni risultati registrati nel capoluogo giuliano.
Le sfide del 2030
Se l’attuale normativa viene rispettata quasi integralmente, lo scenario cambia prendendo come riferimento i nuovi limiti fissati dalla Direttiva europea 2024/2881, che dovranno essere raggiunti entro il 2030. Applicando già oggi i nuovi parametri, diverse stazioni regionali supererebbero i futuri limiti per il biossido di azoto, soprattutto nelle aree interessate dal traffico intenso. Anche le concentrazioni di PM10 e di PM2.5 risultano ancora superiori ai nuovi valori di riferimento in numerose postazioni di monitoraggio, mentre l’ozono rimane la criticità più diffusa sull’intero territorio regionale. Il benzo(a)pirene continuerà a rappresentare un problema circoscritto principalmente all’area occidentale del Friuli Venezia Giulia: la novità è che, a partire dal 2030, l’attuale valore obiettivo diventerà un valore limite, che dovrà essere rispettato obbligatoriamente. Non si prevedono invece particolari criticità per benzene, monossido di carbonio, biossido di zolfo e metalli pesanti, che si mantengono ampiamente al di sotto sia degli attuali limiti, sia di quelli futuri.
Un miglioramento consolidato
La relazione di Arpa FVG conferma dunque una tendenza ormai consolidata: la qualità dell’aria in Friuli Venezia Giulia continua nel complesso a migliorare, potendo contare, almeno nel 2025, su condizioni meteorologiche particolarmente favorevoli. Resta però aperta la sfida dell’adeguamento ai nuovi standard europei, molto più severi di quelli attuali, che richiederanno ulteriori interventi soprattutto sulla mobilità, sul riscaldamento domestico e sulle emissioni di particolato fine.
Articolo di Benedetta Marchetti


