27.08.2020 – 10.00 – Mentre, sia in Italia sia nel resto del Globo, si continua a parlare incessantemente di un possibile vaccino contro il Coronavirus, tra Sputnik e Spallanzani, torna tra le righe dei giornali un vaccino rimasto sempre nell’angolo, nel buio della minoranza, che oggi invece appare come bene prezioso.
Si parla infatti del Vaccino anti influenzale che, fino ad oggi, veniva somministrato principalmente nelle persone più anziane, in modo da proteggerle dall’influenza che, se presa in età avanzata, può portare a molteplici complicanze.
In attesa dell’ufficiale Vaccino anti-Covid, molti italiani hanno deciso di “svaligiare” gli ospedali richiedendo dosi su dosi di vaccino per l’influenza stagionale, un po’ come, ad inizio pandemia, la corsa allo svuotamento degli scaffali ai supermercati era diventata la prassi.
Dunque le Regioni, previdenti e consce del possibile scenario di “piazza pulita” delle corsie, hanno acquistato numerose dosi di questo vaccino per far fronte appunto a un più che probabile boom di richieste del pubblico.
Lo scorso anno sono stati iniettati 10 milioni di dosi, quest’anno l’acquisto supera invece i 14 milioni. Fino ad oggi le stime dicono che si vaccinava un anziano su due e appena il 16,7% della popolazione generale.
Quest’anno, con il Covid alle calcagna, la situazione potrebbe portare il vaccino antinfluenzale sotto le luci della ribalta.
A fornire questi dati, come riportato da Il Sole 24 Ore, è il presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi: le richieste delle Regioni ai produttori totalizzano un bel +40% rispetto alla stagione 2019-2020.
Si ricorda che il Vaccino anti-influenzale è consigliato per soggetti fragili e anziani, per cui si è anticipata l’età dell’offerta gratuita da 65 a 60 anni, sia per i bambini tra i 6 mesi e i 6 anni e in generale per l’intera popolazione.
Mentre i Presidenti delle Regioni attendono l’arrivo dei lotti pronti all’uso, resta la preoccupazione di possibili carenze, anche se le dosi richieste sono aumentate significativamente.
Da questo cruccio esordisce proprio la raccomandazione del Nitag, National Immunization Technical Advisory Group, il gruppo di esperti indipendenti sui vaccini, sul ponderare bene l’ampliamento dell’offerta, predisponendo senza ombra di dubbio un piano delle priorità che metta al primo posto le persone più a rischio e gli operatori sanitari.
Ma il coordinatore Nitag Vittorio De Micheli ha al contempo dubbi sull’utilità stessa di una copertura molto estesa, in funzione anti-Covid: “I virus simil influenzali sono centinaia, pensare che il vaccino, che pure va fatto alle persone fragili, aiuti la diagnosi differenziale è un’astrazione.
Piuttosto, ho molta più fiducia nell’utilità degli strumenti che usiamo contro il coronavirus: lavaggio delle mani, mascherine e distanziamento”.


