2 luglio 2026 – ore 18:00 – Premessa – Mentre i leader europei sono concentrati nel preparare adeguatamente il prossimo vertice NATO ad Ankara, il conflitto in Ucraina registra un avanzamento costante delle forze russe nel vasto Donbass, in un contesto generale caratterizzato da continui bombardamenti da entrambe le parti. La recente decisione russa di colpire in profondità l’oblast di Odessa, l’unica strategica area portuale ucraina in grado di assicurare i rifornimenti via mare, preoccupa non poco la sempre più insicura leadership politica di Kiev, che appare, anche secondo alcuni siti statunitensi, sempre più in difficoltà, non solo dal punto di vista strettamente militare. I media russi e statunitensi riportano, in queste ore, ulteriori indiscrezioni secondo le quali il presidente statunitense Donald Trump starebbe seriamente valutando la possibilità di invitare Vladimir Putin al vertice del G20, che avrà luogo a Miami, in Florida, il 14 e 15 dicembre p.v. Merita evidenziare, inoltre, che il presidente Volodymyr Zelensky non ha voluto in alcun modo commentare la recente formale incriminazione, da parte della magistratura tedesca, di Serhii Kuznietsov, attualmente detenuto nel carcere di Amburgo. Il cittadino ucraino, già asseritamente ufficiale delle forze armate di Kiev, è accusato di essere il capo di un commando composto da sei o sette persone, ritenuto responsabile del sabotaggio dei gasdotti Nord Stream nel 2022. L’uomo era stato arrestato in Italia nell’agosto del 2025 e successivamente estradato in Germania.
La reazione dei media tedeschi è stata contenuta, con la sola eccezione di AfD, che, come vedremo, si è scagliata contro Kiev, invitando la magistratura tedesca a fare piena luce su questo possibile crimine di guerra, individuando tutti coloro che avrebbero commissionato l’attacco e chiedendo, contestualmente, l’immediata interruzione di tutti gli aiuti militari all’Ucraina.
Questi pochi e scarni elementi informativi consentono di comprendere sia il disallineamento tra Europa e Stati Uniti nei confronti della Russia, sia la necessità e l’urgenza di porre fine al conflitto in Ucraina, anche per ragioni di opportunità politica e diplomatica.
In questo complesso scenario, in Germania continuiamo ad assistere a infinite discussioni politiche e ad aspri dibattiti sulla costante crescita dei consensi di AfD (Alternative für Deutschland), il tutto corroborato da continue analisi condotte da diversi istituti di ricerca statunitensi, francesi, britannici e israeliani.
L’Europa osserva la situazione cercando soluzioni apparentemente semplici, come la proposta avanzata a Strasburgo di abolire il gruppo Europa delle Nazioni Sovrane (ESN), che riunisce Alternative für Deutschland (AfD) e altre forze politiche di estrema destra presenti in diversi Paesi europei. Non sono queste, tuttavia, le misure da adottare: la storia lo insegna da molto, moltissimo tempo. Per disinnescare queste spinte radicali è necessario affrontare e risolvere le cause che ne hanno determinato l’ascesa, non solo in Germania, ma in gran parte dell’Europa. Pensare che l’abolizione tout court di queste forze, in continua espansione, possa risolvere il problema significa ignorare il fatto che nuove formazioni, con nomi diversi, potrebbero nascere rapidamente, raccogliendo ancora maggiore forza e consenso.
Oggi torneremo in Germania, non solo perché Berlino ha rappresentato negli ultimi vent’anni il motore propulsivo dell’Europa, ma anche perché questa profonda crisi politica, economica e finanziaria, secondo alcuni analisti, rischia seriamente di trascinare con sé gran parte dei Paesi europei entro il prossimo semestre.
https://tass.com/politics/2154233
https://kyivindependent.com/germany-charges-ukrainian-suspect-in-nord-stream-sabotage-case/
https://www.pravda.com.ua/eng/news/2026/07/01/8041996/
https://www.washingtonpost.com/national-security/2026/04/23/trump-putin-g20/
https://www.bbc.com/news/articles/c33yjk0ldkdo
La leader dell’AfD promette di ristabilire i legami tra Germania e Russia, puntando alla Cancelleria
Il 30 giugno Alice Weidel, leader indiscussa di AfD ed esperta di economia e finanza, ha rilasciato una lunga intervista al noto giornalista di Reuters John O’Donnell, nella quale ha ribadito l’ambizione del partito di guidare il governo nazionale e di porre fine al boicottaggio del petrolio e del gas russi. Dichiarazioni che stanno suscitando un forte clamore non solo in Germania, ma anche nelle principali cancellerie europee.
Leggiamo insieme.
La Germania dovrebbe porre fine al boicottaggio del petrolio e del gas russi per rilanciare la propria economia in difficoltà, ha dichiarato a Reuters Alice Weidel, leader di AfD, illustrando le ambizioni del partito di guidare un futuro governo nazionale. Weidel ha inoltre affermato che AfD potrebbe vincere due importanti elezioni statali nei prossimi mesi, definendole tappe fondamentali per assicurarsi la carica di cancelliere federale già in vista delle prossime elezioni nazionali, previste entro il 2029.
“L’energia a basso costo proveniente dalla Russia è stata il segreto del successo del ‘Made in Germany‘. Ne abbiamo bisogno di nuovo”, ha affermato Weidel. “La perdita di questa fonte energetica ci ha fatto regredire di anni. Centinaia di migliaia di posti di lavoro sono andati persi. Ci ha resi dipendenti dagli Stati Uniti, che ci vendono energia a prezzi molto più alti.”
Considera le elezioni come “tappe decisive”
Prima delle sanzioni imposte in seguito all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia nel 2022, Mosca forniva alla Germania oltre un terzo delle sue importazioni di petrolio e più della metà del gas naturale. La Germania ha inoltre faticato a riprendersi dallo shock causato dalla chiusura del gasdotto Nord Stream, reso inutilizzabile dalle esplosioni del settembre 2022. L’industria del Paese, colpita dal conseguente aumento dei costi energetici, continua a trovarsi in una fase di stagnazione. Ad aggravare ulteriormente il quadro, il colosso automobilistico Volkswagen starebbe valutando la possibilità di tagliare fino a 100.000 posti di lavoro.
Le osservazioni di Alice Weidel mettono in luce la potenziale fragilità dell’alleanza occidentale che sostiene l’Ucraina. Sebbene l’attuale governo tedesco appoggi Kiev, l’opinione pubblica appare molto più divisa. Weidel ha rilasciato queste dichiarazioni in vista delle elezioni di settembre in due importanti Länder della Germania orientale, la Sassonia-Anhalt e il Meclemburgo-Pomerania Anteriore, dove AfD domina attualmente i sondaggi.
Qualora AfD conquistasse il governo di questi due Länder, le nuove amministrazioni regionali contesterebbero la politica migratoria di Berlino, ritenuta troppo permissiva, rifiutando inoltre l’onere finanziario imposto agli enti locali. Ciò metterebbe in discussione il tradizionale modello di governo tedesco, fondato sul consenso e sulla cooperazione tra i diversi livelli istituzionali, e potrebbe offrire ad AfD un importante trampolino di lancio verso il governo nazionale.
“La Sassonia-Anhalt e il Meclemburgo-Pomerania Anteriore rappresentano tappe decisive”, ha affermato Weidel. “Se vinceremo in Sassonia-Anhalt, probabilmente conquisteremo anche il Meclemburgo-Pomerania Anteriore. Prevedo che AfD arriverà alla Cancelleria alle prossime elezioni o, al più tardi, a quelle successive.”
Per i partiti tradizionali, come l’Unione Cristiano-Democratica (CDU) del cancelliere Friedrich Merz, che hanno escluso qualsiasi collaborazione con AfD, un’eventuale vittoria del partito di estrema destra in Sassonia-Anhalt rappresenterebbe un duro colpo al cosiddetto “muro di coalizione”, costruito proprio per impedirne l’accesso al potere.
I costi dell’energia e la prospettiva di poter tornare a beneficiare di forniture russe a prezzi più contenuti potrebbero convincere una parte significativa dell’elettorato.
Il rapporto tra Germania e Russia continua ad avere un peso particolare nella parte orientale del Paese, rimasta sotto l’influenza sovietica fino alla caduta del Muro di Berlino, oltre trentacinque anni fa. In molte di queste regioni permane una certa simpatia nei confronti della Russia e una visione critica del principale alleato militare della Germania, gli Stati Uniti.
Le dichiarazioni di Weidel seguono la visita, avvenuta all’inizio di giugno 2026, del deputato di spicco di AfD Markus Frohnmaier, che ha incontrato Alexei Miller, amministratore delegato del colosso energetico russo Gazprom, chiedendo esplicitamente la riapertura del gasdotto Nord Stream.
Frohnmaier ha respinto le critiche rivoltegli per il viaggio, sostenendo di essere a conoscenza del fatto che alcuni investitori statunitensi starebbero valutando la riattivazione del gasdotto Nord Stream verso la Germania, operazione che potrebbe prevedere il pagamento di una tariffa da parte di Berlino per l’utilizzo del gas russo.
“Dobbiamo fare attenzione a non perdere l’opportunità di rientrare nel mercato russo“, ha dichiarato a Reuters. “Miller ha affermato che saranno necessari tre mesi prima che la fornitura di gas possa riprendere.”
Roderich Kiesewetter, deputato della CDU di Merz, ha invece sostenuto che la posizione filorussa di AfD starebbe alterando il dibattito pubblico in Germania.
“AfD sta sfruttando la romantica idealizzazione della Russia, soprattutto in vista delle prossime elezioni nella Germania orientale“, ha dichiarato Kiesewetter.
Weidel ha respinto anche le accuse secondo cui il suo partito sarebbe estremista, come sostenuto dai servizi di intelligence tedeschi lo scorso anno.
“Il modo in cui ci vediamo e quello in cui veniamo giudicati dai nostri avversari politici sono agli antipodi”, ha dichiarato. “Molti ci descrivono come un partito di estrema destra. In realtà siamo un partito della gente comune. Se arriveremo al potere non stravolgeremo tutto.”
Fermate gli aiuti militari all’Ucraina
Il 2 luglio u.s., sul sito ufficiale di AfD, si legge:
Il Procuratore Generale Federale tedesco ha formalizzato le accuse nei confronti del cittadino ucraino Serhiy Kuznietsov in relazione all’attacco al gasdotto Nord Stream, contestandogli anche il reato di crimine di guerra per aver colpito infrastrutture civili.
Secondo quanto riportato, Serhiy Kuznietsov sarebbe stato un militare appartenente a un’unità speciale dell’esercito ucraino al momento dell’attacco e avrebbe in precedenza collaborato con i servizi di sicurezza ucraini (SBU). Il suo presunto complice, Volodymyr Z., risulterebbe invece latitante in Polonia.
I media si interrogano su chi abbia realmente ordinato l’attacco.
Tino Chrupalla, portavoce federale di Alternative für Deutschland (AfD), ha dichiarato:
“L’attacco al cuore pulsante dell’industria tedesca deve essere indagato fino in fondo e senza alcun compromesso. Ciò significa, innanzitutto, individuare coloro che hanno commissionato l’attacco. Le indagini non devono fermarsi all’ex comando dell’esercito ucraino o ai servizi segreti ucraini. Solo così sarà possibile accertare se altri Stati siano coinvolti nel presunto crimine di guerra commesso contro la Germania. Le prove raccolte sono già sufficienti per interrompere tutti gli aiuti militari all’Ucraina.”
https://www.afd.de/tino-chrupalla-militaerhilfe-fuer-ukraine-einstellen/
I media britannici attaccano AfD e il dilagante estremismo in Germania
Nelle ultime settimane i media britannici, oltre a dedicare ampio spazio alla grave crisi politica, sociale ed economica che attraversa il Regno Unito, stanno riservando numerosi servizi e approfondimenti alla situazione tedesca, manifestando una crescente preoccupazione per l’avanzata di AfD e dell’estremismo in Germania.
Tra i numerosi reportage, desidero proporre alcuni passaggi di un recente editoriale della BBC che, con la consueta efficacia giornalistica, analizza criticamente la crescita di AfD e del fenomeno dell’estremismo nel Paese.
In particolare, George Wright, giornalista della BBC esperto di politica internazionale, afferma che, secondo l’intelligence di Berlino, gli estremisti di destra rappresentano ancora oggi la principale minaccia per la democrazia tedesca. Il loro numero sarebbe aumentato sensibilmente, raggiungendo quota 58.700 nel corso dello scorso anno, con un incremento di oltre 8.000 unità rispetto all’anno precedente.
Lo stesso Wright sottolinea inoltre che anche la violenza riconducibile all’estrema sinistra è in crescita, configurandosi come un ulteriore campanello d’allarme per lo Stato di diritto in Germania.
L’agenzia di intelligence tedesca ha inoltre attribuito gran parte dell’aumento degli estremisti di destra alla crescita di Alternative für Deutschland (AfD), i cui iscritti hanno superato quota 70.000 nel 2025.
Merita inoltre sottolineare che l’intelligence interna tedesca continua a classificare AfD come una “sospetta organizzazione estremista”. Nell’ultimo rapporto si legge infatti:
“Considerato il crescente numero di iscritti, si può presumere che anche il bacino di individui con tendenze estremiste all’interno di AfD si sia ampliato. Questi gruppi estremisti non riconoscono la Repubblica Federale come Stato, rifiutano la nostra Costituzione, le nostre leggi e le nostre autorità, diffondendo frequentemente ideologie complottiste e narrazioni antisemite.”
In questo contesto, George Wright evidenzia infine che AfD terrà il proprio congresso nella città orientale di Erfurt nel fine settimana e che il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt avrebbe predisposto un imponente dispositivo di sicurezza, temendo incidenti e manifestazioni di protesta non autorizzate organizzate sia da gruppi estremisti sia da movimenti apertamente ostili al partito guidato da Alice Weidel.
La BBC, oltre a ricordare che AfD si è classificata seconda alle elezioni federali dello scorso anno, conquistando un numero record di 152 seggi su un totale di 630, con il 20,8% dei voti, sottolinea come il partito, in continua crescita, sia oggi accreditato dai principali istituti demoscopici di circa il 40% delle intenzioni di voto in vista delle elezioni nello Stato orientale della Sassonia-Anhalt, previste per settembre.
Nello stesso contesto, l’intelligence tedesca ha rilevato che il numero di persone coinvolte nell’estremismo di sinistra è aumentato di 4.200 unità nel corso dello scorso anno, raggiungendo quota 42.200. È stato inoltre registrato un lieve incremento del numero di soggetti coinvolti nell’islamismo o nel cosiddetto terrorismo islamista, saliti a 28.645.
Un quadro d’insieme estremamente delicato e che non può essere in alcun modo sottovalutato.
https://www.bbc.com/news/articles/crlw4ng79wzo
I servizi segreti tedeschi segnalano un potenziale estremismo di destra all’interno di AfD
Il 30 giugno il Jerusalem Post e il Times of Israel, insieme ad altri organi di stampa israeliani, hanno dedicato ampio spazio, analogamente alla BBC, al rapporto pubblicato dai servizi di intelligence interna tedeschi.
In particolare, le testate israeliane, oltre a riportare i dati già illustrati dalla BBC, evidenziano come all’interno di AfD non emergano segnali di un allontanamento dalle posizioni più estremiste. Tra queste viene richiamata la concezione del popolo tedesco fondata sull’ascendenza etnica, ritenuta dai tribunali tedeschi incompatibile con i principi della Costituzione.
A questo proposito, l’intelligence tedesca richiama alcune dichiarazioni di Bjoern Hoecke, leader di AfD nel Land orientale della Turingia, che aveva definito un programma di reinsediamento delle Nazioni Unite come una “sostituzione della popolazione”. Secondo quanto riportato nel rapporto, tali affermazioni si inserirebbero in un processo di “omogeneizzazione ideologica” del partito, all’interno del quale le posizioni liberal-conservatrici verrebbero ormai espresse solo raramente in pubblico.
https://www.jpost.com/international/article-900972
Politico irrompe nel dibattito politico con un annuncio esplosivo e provocatorio
Il noto think tank statunitense, nella sua edizione europea, segue da tempo con grande attenzione l’evoluzione di AfD e, il 2 luglio u.s., è entrato con forza nel dibattito politico tedesco attraverso un articolo provocatorio, nel quale ipotizza un futuro accordo politico tra AfD e il partito di sinistra radicale BSW (Bündnis Sahra Wagenknecht).
In estrema sintesi, Politico sostiene che il partito populista di sinistra BSW, fondato da Sahra Wagenknecht, ex esponente del partito comunista al potere nella Germania dell’Est e una delle figure politiche più conosciute del Paese, avrebbe manifestato la disponibilità a collaborare con Alternative für Deutschland per sconfiggere quello che entrambi i partiti definiscono l’establishment politico.
Secondo Politico, l’offerta di abbattere il cosiddetto “firewall”, ossia il cordone sanitario che impedisce agli altri partiti di collaborare con AfD, avrebbe almeno in parte l’obiettivo di rafforzare il partito di Wagenknecht nel tentativo di conquistare una parte dell’elettorato di AfD e potrebbe rappresentare il preludio alla nascita di un’inedita alleanza tra sinistra e destra nella Germania orientale, dove la sfiducia nei confronti dei partiti centristi è più diffusa rispetto alla parte occidentale del Paese.
“BSW ha criticato il firewall contro AfD fin dall’inizio”, hanno scritto i leader del partito di Wagenknecht in una lettera inviata ai vertici nazionali di AfD il 26 giugno. “È antidemocratico e non risolve alcun problema.”
Nei sondaggi, AfD mantiene un netto vantaggio in vista delle due elezioni statali di settembre nella Germania orientale, dove anche BSW continua a godere di un certo consenso. Tuttavia, poiché gli altri partiti continuano a rifiutare qualsiasi coalizione con AfD, non è affatto scontato che il vantaggio nei sondaggi possa tradursi automaticamente in potere di governo.
Il partito di Wagenknecht starebbe ora tentando di superare il cosiddetto firewall, proponendo una collaborazione con AfD nei due Länder orientali, a condizione che il partito di estrema destra accetti la nomina di presidenti “super partes” alla guida degli esecutivi regionali e operi attraverso “alleanze variabili”. Una proposta piuttosto complessa che, pur non configurandosi come una vera coalizione di governo, potrebbe contribuire a rompere l’isolamento politico nel quale AfD si trova attualmente.
In un’intervista rilasciata a Politico, il co-presidente di BSW, Fabio De Masi, ha definito il firewall un fallimento, sostenendo che l’offerta di collaborazione con AfD rappresenterebbe un modo per impedirne un’ulteriore crescita.
“Se i partiti tradizionali continueranno su questa strada, unendosi soltanto per bloccare AfD, finiranno inevitabilmente per consegnarle la maggioranza assoluta. A quel punto potrà governare senza alcun controllo”, ha dichiarato De Masi.
“Ecco perché stiamo cercando una terza via, capace di dimostrare ai cittadini che intendiamo risolvere i problemi concreti. Se AfD raccoglie il 40% dei consensi in Sassonia-Anhalt, dobbiamo coinvolgerla almeno in alcune decisioni politiche.”
Sahra Wagenknecht ha fondato BSW nel 2024 dopo la rottura con il partito della sinistra radicale Die Linke, con l’obiettivo di costruire quello che lei stessa ha definito un movimento di “conservatorismo di sinistra”, capace di superare la tradizionale contrapposizione tra destra e sinistra.
Pur sostenendo politiche tipicamente sociali, come il rafforzamento dello Stato sociale, Wagenknecht ha assunto anche posizioni restrittive sull’immigrazione e una linea di politica estera favorevole a un riavvicinamento con la Russia, posizioni che presentano evidenti punti di contatto con quelle di AfD.
Per un certo periodo il nuovo partito ha registrato una significativa crescita nei sondaggi, ma ha subito una pesante battuta d’arresto alle elezioni federali anticipate dello scorso anno, ottenendo il 4,98% dei voti, appena al di sotto della soglia del 5% necessaria per entrare nel Bundestag, anche a causa della forte ripresa di Die Linke, sostenuta soprattutto dall’elettorato giovanile.
Nonostante ciò, il partito di Wagenknecht continua a mantenere solide basi di consenso nell’ex Germania dell’Est, in particolare in Sassonia-Anhalt e nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore, i due Länder chiamati alle urne nel mese di settembre.
Mostrando apertura verso una possibile collaborazione con AfD in questi territori, BSW sembra perseguire anche l’obiettivo di conquistare una parte dell’elettorato oggi vicino al partito di estrema destra. Entrambe le forze politiche sostengono infatti la ripresa delle importazioni di petrolio e gas dalla Russia e la riapertura dei gasdotti Nord Stream, posizioni che continuano a raccogliere un significativo consenso soprattutto nella Germania orientale.
L’AfD, prosegue Politico, punta a ottenere la maggioranza assoluta in entrambi i Länder orientali chiamati al voto a settembre, un risultato che le consentirebbe di governare senza dover ricorrere ad alleanze di coalizione. Secondo i sondaggi, il partito sarebbe vicino a raggiungere questo obiettivo in Sassonia-Anhalt.
Resta tuttavia possibile che AfD abbia comunque bisogno del sostegno di una forza politica più piccola, come BSW, per governare in uno o in entrambi i Länder. Per questo motivo, i vertici del partito lasciano intendere di essere disponibili ad avviare un dialogo con la formazione guidata da Sahra Wagenknecht.
“Il BSW si trova di fronte alla sfida di superare la soglia del 5% alle prossime elezioni statali”, ha dichiarato in una nota scritta a Politico Daniel Tapp, portavoce della co-leader nazionale di AfD Alice Weidel. “Se riuscirà a farlo, AfD sarà naturalmente pronta ad avviare un dialogo.”
“Il BSW sta attualmente lottando per la propria sopravvivenza politica”, ha osservato Benjamin Höhne, politologo dell’Università di Chemnitz. “Per attirare l’attenzione dei media, il partito sembra ritenere giustificato qualsiasi mezzo, incluso un avvicinamento ad AfD. Tuttavia, gli elettori di AfD hanno ormai trovato la loro casa politica ed è improbabile che decidano di abbandonarla.”
https://www.politico.eu/article/alliance-sahra-wagenknecht-bsw-pact-alternative-for-germany-afd/
https://www.afd.de/tino-chrupalla-und-alice-weidel-stellungnahme-zum-brief-des-bsw/
Bruxelles reagisce proponendo il divieto per le formazioni di estrema destra
Euronews, il 1° luglio u.s., riferisce che il Parlamento europeo si appresta ad avviare una procedura nei confronti del partito Europa delle Nazioni Sovrane (ESN), che riunisce Alternative für Deutschland (AfD) e altre formazioni politiche di estrema destra presenti in diversi Paesi europei.
Qualora ESN fosse ritenuto in violazione dei valori fondamentali dell’Unione europea, potrebbe perdere il diritto a essere registrato come partito politico europeo e, di conseguenza, l’accesso ai relativi finanziamenti europei.
Oltre 180 eurodeputati hanno sottoscritto una richiesta di attivazione del meccanismo di verifica, affidando all’Autorità per i partiti politici europei e le fondazioni europee (APPF) il compito di valutare la conformità del partito ai valori dell’Unione.
Secondo Euronews, il Parlamento europeo dovrà ora pronunciarsi con una votazione prevista per martedì prossimo a Strasburgo. Diversi funzionari parlamentari ritengono che il Partito Popolare Europeo (PPE), i Socialisti e Democratici (S&D) e Renew Europe siano favorevoli all’iniziativa, circostanza che renderebbe probabile l’approvazione della richiesta.
Il partito ESN è stato fondato nell’agosto 2024 da otto partiti europei di estrema destra, guidati da AfD e comprendenti, tra gli altri, la Confederazione polacca e il partito francese Reconquête.
È opportuno ricordare che i gruppi politici sono le articolazioni interne del Parlamento europeo, mentre i partiti politici europei rappresentano alleanze tra partiti nazionali finanziate attraverso il bilancio dell’Unione europea. Né il gruppo parlamentare né i singoli eurodeputati subirebbero conseguenze dirette qualora ESN perdesse lo status di partito politico europeo.
Lo scorso maggio il direttore dell’APPF, Pascal Schonard, ha inviato una lettera alla Commissione europea, al Consiglio e al Parlamento europeo per segnalare “fatti che gettano dubbi sul rispetto”, da parte di ESN, dei valori fondamentali dell’Unione europea, tra cui il rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e dei diritti umani, comprese le tutele riconosciute alle minoranze.
Il dossier dell’APPF, composto da 294 pagine e visionato da Euronews, raccoglie sentenze, dichiarazioni e contenuti pubblicati sui social media da esponenti di ESN che potrebbero costituire elementi di prova di una violazione dei valori fondanti dell’Unione.
Il documento richiama episodi di retorica antisemita, anti-LGBTQ+ e anti-immigrazione, inclusi appelli alla cosiddetta “remigrazione” di cittadini europei di origine straniera e dichiarazioni che equiparano l’omosessualità alla pedofilia.
Tra gli altri episodi citati figurano striscioni a sfondo razzista attribuiti al partito SPD in Repubblica Ceca, un’iniziativa del partito bulgaro Revival finalizzata a impedire la proiezione di un film contenente scene di omosessualità e una sentenza di un tribunale tedesco che definisce il programma politico di AfD “contrario alla dignità umana e alla libertà di religione”.
“Il partito ESN è accusato di non rispettare i cosiddetti valori europei soltanto perché affronta problemi reali che riguardano i cittadini europei”, ha dichiarato a Euronews un portavoce del partito. “La libertà di espressione rappresenta un valore fondamentale dell’Unione europea. Il dissenso politico dovrebbe essere affrontato attraverso il confronto democratico.”
Una volta avviata la procedura parlamentare, l’APPF dovrà trasmettere le proprie osservazioni a ESN, che avrà la possibilità di presentare controdeduzioni o adottare eventuali misure correttive. Successivamente l’Autorità deciderà se confermare o revocare la registrazione del partito europeo. Anche dopo la decisione definitiva, Parlamento europeo e Consiglio manterranno comunque la facoltà di annullarla.
Conclusione
Negli ultimi anni dobbiamo constatare, amaramente, che l’Europa, anziché reagire, sembra limitarsi a subire gli eventi, apparendo destinata a ricoprire nel prossimo futuro un ruolo sempre più marginale e periferico nello scenario internazionale.
Bruxelles sembra rappresentare plasticamente tutte le divisioni e le lentezze che attraversano l’Unione europea, incapace di esprimere una reale autonomia strategica e una visione condivisa.
Ora l’attenzione è rivolta ad Ankara, dove, con ogni probabilità, ciascuno Stato europeo cercherà di dimostrare bilateralmente la propria “utilità marginale” sul piano militare e strategico per continuare a rientrare, come ha più volte sostenuto il professor Lorenzo Castellani, nel perimetro della protezione garantita dagli Stati Uniti.
Qualsiasi progetto volto alla costruzione di una vera politica europea di difesa comune, in assenza di una politica estera realmente condivisa, difficilmente potrà decollare. Si tratta di un dato ben noto ai principali decisori politici.
Gli interessi strategici di Germania, Francia e Regno Unito continuano infatti a presentare profonde divergenze, mentre Parigi e Berlino, entrambe attraversate da significative difficoltà politiche ed economiche, non sembrano oggi in grado di esercitare una leadership autorevole e credibile.
In questo scenario merita inoltre evidenziare che, mentre a Bruxelles il confronto politico procede con estrema lentezza, il blocco baltico e numerosi Paesi dell’Europa orientale, storicamente segnati dalla percezione della minaccia russa, continuano a considerare Washington come l’unico autentico garante della propria sicurezza.
In una cornice certamente poco incoraggiante, diventa necessario reagire, comprendendo, anche se con fatica, che la nuova competizione geostrategica globale si fonda sempre più sulla potenza, sulla capacità produttiva e sulla sicurezza, piuttosto che sui valori del secondo dopoguerra legati alla cooperazione internazionale e al diritto.
Vale allora la pena porsi alcune domande fondamentali: chi siamo oggi? Chi vogliamo essere? Quale ruolo intendiamo assumere nel nostro futuro comune?
Come scrivo spesso, se sapremo rispondere con coraggio a questi interrogativi essenziali, riusciremo anche a individuare gli strumenti più adeguati per trasformare l’attuale complessità in un’opportunità di crescita collettiva.
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Stefano Silvio Dragani già generale di Brigata dell’Arma dei Carabinieri. Laureato in Scienze Politiche e in Scienze della Sicurezza, ha ottenuto anche un master di II livello in Studi Africani. Dopo incarichi operativi in Italia, ha svolto missioni internazionali in Albania, Kosovo, Ghana, Somalia, Ruanda e Belgio, lavorando come esperto di sicurezza e stabilizzazione in aree di crisi, anche per conto dell’Unione Europea. Ha tenuto docenze e seminari in Italia e all’estero – dall’Università di Padova alla Scuola Ufficiali dei Carabinieri, fino ai congressi ONU sul terrorismo globale – ed è stato special advisor sia del Ministro della Sicurezza della Somalia che delle forze di polizia di Rwanda e Uganda.
È autore di cinque saggi pubblicati da Fawkes Editions, casa editrice romana: “Frammenti di vita”(2022), dedicato alla sua lunga esperienza africana; “La Cavalleria: uno stile di vita” (2023), un affresco storico-militare; “Conflitti e parole”(2024), centrato sui rapporti tra Africa e grandi potenze; “Un altro mondo” (2025) e “Ultimo Miglio” (2026), un’analisi attuale delle crisi in Medio Oriente e Ucraina. Ha vissuto sedici anni in Friuli Venezia Giulia, cinque dei quali a Sistiana, alle porte di Trieste, città a cui è profondamente legato. La sua visione internazionale si coniuga con una forte consapevolezza del ruolo strategico dell’Italia e del nostro territorio nel contesto geopolitico globale.
Articolo di Stefano Silvio Dragani


