A Gaza in strada contro Hamas

*Articolo a cura della redazione del Nuovo Giornale Nazionale

28 giugno 2026 – ore 15:30 – I manifestanti chiedono di cacciare la formazione terroristica. Davide Romano, su Il Riformista, scriveva ieri che, minacciati da Hamas, venerdì diversi residenti della Striscia di Gaza sono scesi in piazza per chiedere il disarmo del movimento e la ricostruzione del territorio. «Una protesta – scrive Romano – che assume i tratti di una cartina di tornasole: separa chi sta con i palestinesi da chi sta con Hamas, che li opprime. C’è un momento in cui le maschere cadono. Per anni, una cerchia di “giornalisti”, attivisti e influencer basati a Gaza ha dominato il discorso occidentale sul conflitto, inondando i social occidentali di immagini drammatiche, narrazioni infuocate e appelli emotivi che raccoglievano milioni di like e di dollari. Li abbiamo visti ovunque: nei podcast progressisti, nelle università americane, sui palchi delle manifestazioni europee. Voci “autentiche”, ci veniva detto. Testimoni insostituibili». La rivolta, o meglio le proteste, dei cittadini di Gaza contro Hamas non è un fenomeno nuovo. Negli ultimi anni si sono infatti registrate ondate di manifestazioni, rare e particolarmente rischiose, nella Striscia di Gaza, soprattutto a partire dal marzo 2025, con nuovi richiami e tentativi nel giugno 2026.

Le proteste principali si sono svolte tra marzo e maggio 2025.

Dopo la ripresa delle operazioni militari israeliane, seguita al fragile cessate il fuoco, dal 25 marzo 2025 sono scoppiate manifestazioni in diverse aree della Striscia: Beit Lahia, nel nord, Jabalia, Gaza City (nel quartiere di Shuja’iyya), Deir al-Balah, Khan Younis e Rafah.

Alle proteste hanno preso parte, in momenti diversi, migliaia di persone, spesso guidate da giovani e residenti esasperati.

Tra gli slogan più diffusi figuravano: «Fuori Hamas», «Hamas deve cadere», «Vogliamo la pace», «Sì alla pace, vogliamo mangiare», «I bambini vogliono vivere» e «Basta guerra».

Alcuni manifestanti chiedevano esplicitamente la fine del governo di Hamas e il ritorno dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP).

Le proteste erano motivate dalla stanchezza per la guerra, dalle distruzioni, dalla fame, dagli sfollamenti e dalle gravissime condizioni umanitarie. Molti criticavano Hamas per non aver protetto la popolazione e per aver dato priorità alla propria sopravvivenza politica rispetto al benessere dei civili. Hamas ha represso le manifestazioni con arresti, minacce e, secondo diverse fonti, torture ed esecuzioni di organizzatori.

Nel giugno 2026, alcuni attivisti, anche dall’estero, hanno lanciato un appello per una «Rivoluzione del 26 giugno», o «Day of Rage», con l’obiettivo di protestare contro le condizioni di vita nella Striscia di Gaza, segnate da tende, fame, distruzione e dalla mancata ricostruzione.

Hamas ha risposto con un massiccio dispiegamento di forze di sicurezza armate, la confisca di telefoni cellulari e altre misure repressive per impedire lo svolgimento di manifestazioni su larga scala.

Nonostante ciò, venerdì 27 giugno 2026 si sono svolte proteste con la partecipazione di centinaia di persone in diverse località della Striscia. Tra i cartelli esposti comparivano frasi come: «Dio voglia, Hamas fuori», «Non siamo pedine» e «Vogliamo vivere». L’atmosfera è stata descritta da diversi osservatori come quella di una «pentola a pressione».

Una pagina Facebook intitolata «Rivoluzione del 26 giugno» aveva promosso manifestazioni in 18 diverse località della Striscia.

Come riferisce The Times of Israel, uno degli organizzatori della protesta, Abd al-Hamid Abd al-Ati, residente di Gaza e attualmente al Cairo, ha scritto sul proprio account Facebook che «forse il movimento del 26 giugno non ha raggiunto tutti gli obiettivi che ci eravamo prefissati, ma il messaggio è stato recepito e la causa per cui la gente è scesa in piazza rimane viva».

Secondo un piano in 20 punti mediato dagli Stati Uniti per porre fine alla guerra, iniziata con l’attacco di Hamas contro Israele del 7 ottobre 2023, Hamas avrebbe dovuto disarmarsi e cedere il potere a un’autorità di transizione, aprendo così la strada al ritiro delle forze militari israeliane e alla ricostruzione dell’enclave, gravemente devastata dai combattimenti.

Tuttavia, tali piani non sono andati oltre la fase iniziale del cessate il fuoco, principalmente a causa del rifiuto di Hamas di rinunciare alle armi e di altri disaccordi sull’attuazione dell’intesa.

Nonostante le pesanti sconfitte subite, Hamas ha mantenuto una forza sufficiente per continuare a esercitare il controllo sulle aree della Striscia di Gaza dalle quali le Forze di Difesa Israeliane (IDF) si sono ritirate, consolidando il proprio potere attraverso la repressione degli oppositori e di chiunque venga considerato una minaccia al suo dominio, secondo quanto riportato da diverse fonti.

*https://www.nuovogiornalenazionale.com/a-gaza-in-strada-contro-hamas/

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