In FVG 6 persone su 10 considerano la paghetta utile per educare i figli

29 giugno 2026 – ore 11:00 – Parte dell’educazione che è giusto impartire ai figli è anche quella al risparmio e alla parsimonia. In questo la paghetta si rileva un ottimo strumento per avvicinare i giovani al tema, almeno secondo 6 abitanti del Friuli Venezia Giulia su 10: una piccola somma periodica può diventare un primo esercizio di autonomia, che lascia i ragazzi responsabili nello scegliere tra cosa spendere, cosa rinunciare e cosa mettere da parte. Come riporta un’indagine dell’Osservatorio Sara Assicurazioni, alla paghetta si affiancano anche strumenti e questioni collaterali, come l’inclusione dei ragazzi nelle spese quotidiane e decisioni di acquisto, che per il 20% degli intervistati diventano occasioni di apprendimento. Anche il tradizionale salvadanaio continua ad avere una funzione concreta, perché rende visibile l’idea dell’accantonamento e del valore del soldo; soprattutto oggi che le paghette sono spesso erogate con piccoli bonifici e gli importi virtuali risultando spesso più difficili da visualizzare e da soppesare nel proprio portafogli.

Dall’altra parte, non mancano le famiglie che considerano, nel 45% dei casi, i ragazzi ancora troppo poco maturi per gestire il denario in autonomia; temendo che possano cadere in comportamenti poco responsabili (18%), come spese impulsive o un uso superficiale delle somme ricevute; mentre un altro 18% riconosce invece che parlare di soldi in famiglia è un argomento ancora percepito come un tabù: forse perché sono gli stessi genitori a nutrire preoccupazioni concrete sulla situazione odierna: stipendi che faticano a tenere il passo, prezzi in crescita, percorsi lavorativi meno stabili, un futuro dei figli che appare più incerto e meno garantito. Prima o poi le nuove generazioni dovranno scontrarsi con la realtà, è meglio preparali o farli vivere più a lungo nella spensieratezza?

È pur vero che, nonostante le difficoltà a cui si può andare incontro, una grande fetta di popolazione regionale (70%) si dichiara propensa ad aiutare i propri figli nelle sfide che possono presentarsi lungo il loro futuro, intervenendo in diversi momenti della loro crescita: dal percorso di studi alla creazione di un fondo per gli imprevisti, fino al supporto nell’ingresso nel mondo del lavoro. Si fa quello che si può, verrebbe da dire, ma ciò che i figli degli anni ’70 e ’80 sono riusciti negli anni a mettere da parte supera di gran lunga la situazione media che si prospetta per la nuova classe lavoratrice. Tra le soluzioni adottate infatti – e che cercano di adottare anche alcuni giovani – ci sono le polizze vita e altri pacchetti assicurativi volti al risparmio (28%), spesso con l’obiettivo di accantonare qualcosa proprio per i i figli. Seguono il libretto di risparmio, scelto dal 23%, e l’investimento nel mattone, indicato dal 13%. Alla base di questi investimenti resta perciò centrale la prudenza, che indirizza alla ricerca di strumenti capaci di offrire protezione del capitale e rendimenti stabili, indicati rispettivamente dal 30% e dal 32% degli intervistati. Non si tratta soltanto di mettere da parte risorse, ma di costruire gradualmente un margine di sicurezza, una base da cui i più giovani possano partire con maggiore serenità.

Articolo di Agata Cragnolin

Ultime notizie

Dello stesso autore