Faglia Doppia | Il futuro passa dalla formazione: perché il Fvg rischia di perdere i suoi giovani

28 giugno 2026 – ore 10:00 – La sfida non è soltanto formare nuove competenze, ma riuscire a trattenerle sul territorio. In un mercato del lavoro sempre più segnato dalla trasformazione digitale, dall’intelligenza artificiale e dall’invecchiamento della popolazione, il Friuli Venezia Giulia si trova davanti a un paradosso: da una parte un sistema produttivo che fatica come pochi altri in Italia a trovare personale qualificato, dall’altra giovani che guardano sempre più spesso fuori regione o all’estero per costruire il proprio percorso professionale. È il quadro che emerge dall’analisi “Le professioni e i mestieri del futuro: implicazioni per il territorio della Venezia Giulia” recentemente condotta dalla Camera di Commercio. In particolare, il documento fotografa criticità e opportunità di un territorio chiamato a ripensare il rapporto tra scuola, università e imprese. Una riflessione che va ben oltre il mondo dell’istruzione e investe direttamente la competitività economica della regione.

Il problema, infatti, non riguarda soltanto il Friuli Venezia Giulia. Da oltre vent’anni l’Italia cresce meno dei principali partner europei e paga un pesante ritardo sul fronte della produttività. Dal 2000 al 2023, mentre Germania, Francia e Spagna hanno incrementato il valore aggiunto per occupato di circa dieci punti percentuali, il nostro Paese è rimasto ancora al di sotto dei livelli registrati all’inizio del secolo. Un andamento che gli analisti collegano anche ai limitati investimenti nell’istruzione e nell’innovazione: la spesa pubblica italiana destinata alla scuola si ferma infatti al 4,1% del Pil, contro una media europea del 4,7%.

A pesare è anche un sistema formativo che continua a mostrare diverse fragilità. Secondo i test Pisa dell’Ocse, un quindicenne italiano su quattro non raggiunge livelli sufficienti nelle principali discipline scolastiche, mentre in matematica le difficoltà riguardano addirittura uno studente su tre. Rimane inoltre elevato il tasso di abbandono scolastico, che in Italia interessa l’11,5% dei giovani tra i 18 e i 24 anni. Il Friuli Venezia Giulia si colloca in una posizione decisamente migliore, con un’incidenza del 7,7%, ma il tema resta centrale in una prospettiva di sviluppo economico.

Il nodo più delicato riguarda però il collegamento tra formazione e lavoro. L’Italia occupa il penultimo posto in Europa per efficienza della transizione dalla scuola al mercato del lavoro e le imprese denunciano crescenti difficoltà nel reperire le professionalità richieste. A livello nazionale il 45,1% delle assunzioni programmate è considerato di difficile reperimento, ma nel Nord Est il dato è ancora più elevato. Il Friuli Venezia Giulia è addirittura la terza regione italiana con le maggiori criticità: il 52,7% delle figure ricercate dalle aziende risulta difficile da trovare, percentuale che sale al 57% in provincia di Pordenone e al 54,2% in quella di Gorizia.

Eppure proprio il Friuli Venezia Giulia presenta alcuni elementi che lo distinguono positivamente rispetto al resto del Paese. È la prima regione italiana per diffusione della formazione aziendale: il 58% delle imprese investe nell’aggiornamento dei propri dipendenti, quasi dieci punti in più rispetto alla media nazionale. Un dato che testimonia una crescente consapevolezza del ruolo strategico delle competenze, soprattutto in un contesto nel quale digitalizzazione e transizione ecologica stanno modificando profondamente le esigenze del sistema produttivo.

Non basta, però, aggiornare chi è già occupato. Il mercato del lavoro sta cambiando con una rapidità senza precedenti. Secondo LinkedIn, entro il 2030 il 65% delle competenze richieste sarà diverso da quello attuale per effetto della diffusione dell’intelligenza artificiale. Crescerà la domanda di profili tecnico-scientifici, informatici e ingegneristici, mentre Unioncamere stima che tra il 2024 e il 2028 mancheranno ogni anno tra gli 8 mila e i 17 mila laureati nelle discipline STEM, proprio quelle più richieste dalle imprese. Su questo fronte l’Italia continua a scontare un ritardo significativo rispetto agli altri grandi Paesi europei. I laureati in discipline STEM sono ancora troppo pochi e la formazione continua degli adulti coinvolge meno persone rispetto alla media dell’Unione europea. Un limite destinato a pesare ancora di più in un contesto nel quale le competenze rischiano di diventare rapidamente obsolete.

Ad aggravare il quadro contribuisce anche l’inverno demografico. Il progressivo calo della popolazione in età lavorativa e l’invecchiamento della società stanno riducendo il numero di persone disponibili per il mercato del lavoro. Secondo le stime riportate nello studio, entro il 2035 l’Italia potrebbe contare 4,4 milioni di lavoratori in meno e 3,6 milioni di over 65 in più, con un rapporto tra occupati e pensionati destinato a scendere sotto la soglia considerata sostenibile.

In questo scenario il rischio è duplice: da una parte le imprese non trovano le competenze di cui hanno bisogno, dall’altra i giovani più qualificati scelgono percorsi professionali lontano dal territorio, attratti da maggiori opportunità di carriera, salari più competitivi e migliori prospettive di crescita. Mentre in Italia arriva un giovane ogni nove che scelgono di trasferirsi all’estero, in Friuli Venezia Giulia il divario si fa ancora più marcato: per ogni giovane in ingresso, altri dieci lasciano la regione. Il dato, emerso lo scorso 9 aprile in VI Commissione del Consiglio regionale, rivela una tendenza che non dipende da una semplice ricerca di novità oltre confine: il trend è frutto di una crescente sensazione di sfiducia da parte dei giovani, dovuta soprattutto alla carenza di politiche di sviluppo capaci di creare opportunità per le nuove generazioni.

Tra le cause principali della fuga dei giovani laureati, la Regione indica alcune carenze del sistema: salari inadeguati, limitate prospettive di carriera, la difficoltà a coniugare vita lavorativa e vita privata, nonché la precarietà contrattuale. Per questi e altri motivi, nell’arco di un solo decennio (2013-2023) il Friuli Venezia Giulia ha perso all’estero 7.433 laureati, quasi il doppio rispetto ai 3.680 laureati provenienti dall’estero che hanno scelto di trasferirsi in regione. Il saldo negativo viene però parzialmente compensato dalla mobilità interna: infatti, nello stesso periodo sono arrivati da altre regioni italiane 18.022 laureati, a fronte dei 15.013 che hanno lasciato il Friuli Venezia Giulia per stabilirsi nel resto del Paese.

È proprio qui che si gioca la sfida del Friuli Venezia Giulia: costruire un sistema capace non solo di formare e attrarre talenti, ma anche di offrire loro le condizioni per restare. Per il presidente della Camera di commercio Venezia Giulia, Antonio Paoletti, la chiave è investire sulle nuove generazioni. “L’attenzione ai giovani è fondamentale. Solo con le loro scelte formative e lavorative potremo invertire la rotta. È necessario incrementare il dialogo e l’informazione verso le nuove generazioni, aggiornandole costantemente sulle opportunità offerte dal territorio. Un’azione informativa che va sostenuta anche verso le imprese”.

Da questo punto di vista, la Regione ha già messo in campo alcuni provvedimenti per sostenere l’occupazione stabile. Dal 1° gennaio 2026 sono operativi nuovi incentivi destinati alle imprese che assumono con contratto a tempo indeterminato giovani sotto i 36 anni e donne in cerca di occupazione, con contributi compresi tra 5.000 e 9.000 euro. Sono inoltre previsti sostegni economici per la trasformazione dei contratti precari in rapporti di lavoro stabili. L’intento è promuovere un’occupazione più duratura, limitando il fenomeno del lavoro precario e sostenendo al contempo la competitività delle imprese del territorio.

Particolare attenzione è riservata inoltre alle figure altamente qualificate, come i laureati nelle discipline STEM e i diplomati ITS Academy. Per attrarre queste professionalità sono previsti incentivi destinati a chi decide di trasferirsi in Friuli Venezia Giulia, rientrare da altre regioni o dall’estero, oppure spostarsi all’interno della regione per almeno 50 chilometri. L’obiettivo è rispondere alla crescente domanda di competenze specialistiche da parte del tessuto produttivo e, in generale, rendere il territorio sempre più attrattivo.

Approfondimento a cura di Lorenzo Degrassi e Benedetta Marchetti

____________________________________________________

Faglia Doppia è il format di approfondimento di Trieste News nato dall’idea che una notizia non abbia mai una sola chiave di lettura. Ogni articolo è scritto a quattro mani: due firme, due sensibilità, due percorsi di ricerca che convergono in un’unica analisi costruita attraverso verifica delle fonti, confronto e lettura critica dei fatti. Il nome richiama le faglie che attraversano territori, comunità e società: linee di frattura storiche, culturali, economiche e sociali spesso invisibili in superficie, ma fondamentali per comprendere ciò che accade. Da qui nasce il concetto di Faglia Doppia: osservare gli eventi nel loro sviluppo immediato e, allo stesso tempo, nelle cause profonde e nelle conseguenze che producono. La doppia firma non rappresenta soltanto una scelta editoriale, ma un metodo di lavoro. Ogni approfondimento nasce dall’incontro di punti di vista differenti che si confrontano, si verificano reciprocamente e contribuiscono a costruire una lettura più ampia e articolata della realtà. Faglia Doppia non è cronaca in tempo reale. È uno spazio dedicato all’approfondimento, al contesto e all’analisi. Un luogo editoriale in cui dati, documenti, testimonianze e interpretazioni vengono messi in relazione per offrire ai lettori strumenti utili non solo a conoscere i fatti, ma a comprenderne il significato. Perché informare significa raccontare ciò che accade. Comprendere significa andare oltre.

Ultime notizie

Dello stesso autore