24 giugno 2026 – ore 14:30 – Aumentano gli arrivi lungo la rotta balcanica, ma diminuiscono le persone che scelgono di fermarsi a Trieste. Parallelamente, crescono le difficoltà nell’accesso al diritto d’asilo e all’accoglienza. È il quadro emerso oggi durante la conferenza organizzata in occasione della Giornata mondiale del rifugiato, nel corso della quale ICS, Diaconia Valdese, IRC e Linea d’Ombra hanno denunciato una situazione definita di “grave compressione dei diritti“. Ad aprire l’incontro è stato il presidente di ICS, Gianfranco Schiavone, secondo cui “la situazione del diritto di asilo peggiora di anno in anno” e Trieste, punto finale della rotta balcanica, ne risente in modo particolare. Nei primi mesi del 2026 si registra un incremento degli arrivi, ma non delle presenze stabili in città: un dato che, secondo Schiavone, smentisce l’efficacia dei controlli alle frontiere interne, definiti “illegittimi, costosi e inefficaci”. Pur a fronte di una media di circa otto persone al giorno che presentano domanda di asilo, l’attuale gestione viene giudicata sproporzionata. “Non si giustificano le lunghe code davanti alla Questura e le persone costrette a vivere in strada per settimane”, ha affermato, parlando di una gestione che ha assunto “rilievi patologici“. Preoccupazione anche per l’attuazione del nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, recepito dal Governo con un decreto-legge definito “raffazzonato”, in una fase che potrebbe generare ulteriore confusione.
I dati del monitoraggio presentati da Marta Pacor, operatrice di Diaconia Valdese, evidenziano un aumento del 46% degli arrivi tra gennaio e maggio 2026 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente: 4.348 persone incontrate nell’area della stazione ferroviaria, pari a circa 30 al giorno. Nello stesso periodo, però, la quota di chi intende rimanere a Trieste è scesa dal 51% al 28%, corrispondente a circa otto persone al giorno. Secondo Pacor, le difficoltà derivano soprattutto dalle procedure adottate dalla Questura. Ogni mattina tra 60 e 80 persone, con punte di 120, attendono davanti all’Ufficio Immigrazione senza la certezza di poter registrare la domanda di protezione internazionale. Una situazione che, ha spiegato, rende i richiedenti asilo “invisibili”, impedendo loro di accedere ai centri di accoglienza nonostante la disponibilità di posti. Tra le nazionalità prevalgono i cittadini afghani (40%), seguiti da persone provenienti dal Kurdistan turco e dalla Turchia, dal Nepal, dal Bangladesh e dal Pakistan. In crescita anche il numero delle donne sole, passate da 105 a 165 nei primi cinque mesi dell’anno, spesso vittime di tratta o sfruttamento lavorativo. Allarmante anche il dato sui minori stranieri non accompagnati: su 584 minori transitati, solo 18 risultano registrati a Trieste, contro gli 88 dello stesso periodo del 2025.
Maddalena Avon, operatrice legale di ICS, ha denunciato una nuova prassi introdotta da giugno: ai richiedenti asilo vengono ritirati i documenti originali e consegnato un foglio privo di data e indicazione della procedura avviata. Secondo la Prefettura, tali persone non risultano formalmente richiedenti asilo e non possono quindi accedere all’accoglienza. ICS riferisce inoltre di aver inviato, senza ricevere riscontro, 312 segnalazioni tramite PEC per persone rimaste senza registrazione e 88 richieste di accoglienza relative a 267 soggetti vulnerabili. A chiudere la conferenza è stata Lorena Fornasir di Linea d’Ombra, che ha descritto una Piazza Libertà sempre più presidiata dalle forze dell’ordine e una progressiva dispersione delle persone migranti nei magazzini di Porto Vecchio. Secondo l’associazione, almeno 150 persone vivono attualmente in condizioni di grave degrado, mentre due decessi registrati lo scorso inverno sarebbero stati evitabili. A due anni dallo sgombero del Silos, ha concluso Fornasir, “l’abbandono continua.
Articolo di Francesco Viviani


