26 giugno 2026 – ore 07:00 – Alleanze, collaborazioni, fragili intese. Si continua a parlare di far fronte unito tra i porti di Trieste, Capodistria e Fiume, sebbene in una situazione paradossale di fortissima competizione, con gli scali sloveni e croati in una fase di accentuato dinamismo a seguito della fine dell’alleanza 2M. In ogni caso dell’argomento si è tornato a discutere con il convegno ad opera dell’ateneo giuliano e della testata specializzata Adriaports, non a caso intitolato ‘Tre porti, tre normative – Trieste, Capodistria e Fiume, tra concorrenza, cooperazione e sviluppo comune‘. Anche in precedenti tavoli di confronto e in altri convegni era stata osservata la diversità dei regolamenti e delle norme che disciplinano i tre porti, simile in questo contesto alle difficoltà per avere un sistema di trasporto unitario, ad esempio coi treni; e questo aspetto è stato rimarcato di nuovo, stavolta dal prof. Massimo Campailla del Dipartimento di Scienze giuridiche dell’Università di Trieste, il quale ha ricordato che “Un tema che secondo me ancora oggi è poco affrontato riguarda quali sono le norme che disciplinano questi sistemi portuali. Da lì dobbiamo partire per lavorare insieme”. In questo contesto appare forse un po’ prematuro parlare di “governance comune”. Eppure il tema ritorna, a distanze anche ravvicinate: “L’incontro parte da un’idea che ciclicamente riemerge – ha spiegato Campailla – e che parla di collaborazione fra questi tre porti, collaborazioni che potrebbero essere su vari livelli”.
Ma qual è, in questo contesto, la situazione di Koper? Lo scalo sloveno è l’unico porto commerciale del paese e attualmente ha raggiunto un traffico ferroviario pari al 50% delle merci movimentate; il governo gestisce le norme, mentre Luka Koper l’effettivo funzionamento commerciale dello scalo, come sottolineato dal professor Mitja Grbec dell’Università di Primorska, Facoltà di management.
Un dualismo che si ripropone in forme però diverse a Rijeka, dove il porto è composto da due terminal, uno vecchio e uno nuovo, in reciproca competizione. La cooperazione e (anche) la rivalità tra gli scali viene gestita in Croazia dalle Autorità portuali locali, come riassunto dalla professoressa Iva Tuhtan Grgić della Facoltà di Legge dell’Università di Fiume. Sembra esservi pertanto il terreno per una collaborazione, ma occorrerebbe capire quali sarebbero i primi, effettivi, passi perché l’argomento è stato battuto svariate volte, ma senza mai produrre reali conseguenze.
Articolo di Zeno Saracino


