13 maggio 2026 – ore 08:30 – Che si tratti di una scelta etica, di una svolta salutista o di una semplice questione di gusto, l’alimentazione plant-based sta conquistando una fetta sempre più ampia della popolazione. Anche Trieste, a modo suo, segue questa evoluzione gastronomica: di opzioni vegetariane se ne trovano ormai in quasi tutti i menu, eppure sono ancora relativamente pochi i locali che fanno delle proposte plant-based il loro piatto forte. Tra bistrot contemporanei, cucine tradizionali rivisitate e locali etnici ricchi di alternative “veg”, la città offre però diverse soluzioni interessanti, capaci di soddisfare le esigenze di chi punta a ridurre o eliminare i prodotti di origine animale dalla propria dieta, senza rinunciare a varietà, qualità e sapore.
In via delle Beccherie 13, nel cuore del centro cittadino, “Genuino” propone una cucina essenziale e contemporanea, basata su ingredienti freschi e stagionali. Il locale, un “fast food” anticonvenzionale, punta su piatti preparati al momento, “sempre pronti” ma “mai già pronti”. Le opzioni vegetariane e vegane variano seguendo la disponibilità delle materie prime, con bowl di cereali e verdure, burger vegetali e preparazioni (non solo) plant-based che valorizzano la semplicità degli ingredienti. L’ambiente è informale e accogliente, ideale per una pausa pranzo leggera o una cena rilassata dal gusto – naturalmente – genuino.
Situato in via Giusto Muratti 1 e in Via della Cassa di Risparmio 1, “Home Sapore di Casa” si caratterizza invece per un sapore squisitamente internazionale, frutto del connubio tra influenze britanniche, francesi e non solo. Pur non essendo un locale esclusivamente vegetariano, Home propone diverse alternative vegetariane e plant-based: il menu spazia tra colazioni, brunch, pranzi e aperitivi, con particolare attenzione all’abbinamento degli ingredienti e all’impiattamento. Locale dal clima informale e dinamico, Home si presta ad una pausa sfiziosa in ogni momento della giornata.
In via Luigi Cadorna 19, “Mimì e Cocotte” è invece uno dei bistrot più adatti per chi cerca una cucina che sappia unire tradizione italiana (in questo caso emiliana) e creatività gastronomica. Il menu segue la stagionalità e dedica grande attenzione alla qualità delle materie prime, con numerose proposte vegetariane, vegane e senza glutine: tra brunch, pranzi e cene, il locale propone sapori ricercati ma accessibili, accompagnati da una selezione di vini. L’ambiente raccolto e curato, dal gusto indubbiamente vintage, contribuisce a creare un’esperienza gastronomica rilassata, a pochi passi dalle Rive.
Si cita inoltre “Il Melograno”, situato tra via di Cavana 14 e via della Madonna del Mare 3: il locale si distingue per un’offerta gastronomica inclusiva e attenta alle diverse esigenze alimentari, con numerose opzioni vegetariane, vegane e senza glutine. La cucina prende ispirazione dalla tradizione mediterranea, reinterpretandola in chiave moderna attraverso ingredienti stagionali e prodotti selezionati, spesso biologici e locali. Tra pizze artigianali, piatti leggeri e preparazioni vegetali ben studiate, il locale riesce a soddisfare sia chi segue un’alimentazione plant-based, sia chi cerca semplicemente una cucina più equilibrata. Gli spazi ampi e curati contribuiscono a rendere l’atmosfera piacevole e informale.
E per chi non sa resistere all’aroma speziato della cucina mediorientale, “Le Mille e Una Notte” diventa un’opzione particolarmente interessante: situato in viale Venti Settembre 16, il locale offre numerosi piatti a base vegetale, tra hummus, falafel, mezzeh e preparazioni che permettono di costruire un pasto ricco e soddisfacente senza ingredienti di origine animale. I sapori intensi delle spezie e l’atmosfera ispirata al mondo arabo rendono l’esperienza ancora più coinvolgente. Insomma, le proposte “veg” non rappresentano una rarità nella ristorazione triestina, bensì una delle tante direzioni in cui si sta evolvendo il panorama culinario cittadino. Le opzioni, naturalmente, non si contano sulle dita di una mano: s’incontrano un passo alla volta, vivendo la città tra indirizzi nascosti, insegne ormai note e, chissà, magari nuove aperture.
Articolo di Benedetta Marchetti


