Il popolo ebraico e “la felicità”

12 maggio 2026 – ore 14:30 – Premessa – Pochi giorni orsono, parlando delle diverse visioni strategiche sul futuro di Israele, ho cercato di descrivere quella ottimistica e colma di certezze granitiche espressa da Zaki Shalom, analista senior dell’Institute for National Security Studies, e quella di Eran Etzion, già diplomatico israeliano e vice capo del Consiglio di Sicurezza Nazionale presso l’ufficio del Primo Ministro, nella quale, invece, si denunciava la fallimentare strategia di Netanyahu, dominata esclusivamente dal pensiero militare e dalla contemporanea assenza di abilità politica e diplomatica. In tale contesto, tuttavia, era emerso un fattore comune che legava indissolubilmente queste due autorevoli figure: il trauma subito il famigerato 7 ottobre dall’intera popolazione ebraica ovunque, non solo in Israele. Ero stato profondamente colpito da questo anello di congiunzione perché si tratta di un trauma ancora perfettamente presente, profondo e lacerante. Ho cercato di comprenderlo, imbattendomi in un breve e recente articolo di Iuri Maria Prado, noto avvocato e scrittore di cultura ebraica, firma del Riformista, che desidero proporvi perché, in poche frasi decisamente esasperate e fortemente drammatiche, l’autore sembra voler racchiudere un comune sentimento che lega l’intero popolo ebraico nel mondo.

“Se devo pensare alla manifestazione più genuina di felicità cui abbia mai assistito, l’esplosione di felicità più pura, più sincera, più naturale, meno filtrata, la felicità più profonda, incontaminata, la felicità più disinibita, sensuale, liberatoria, era la felicità dei terroristi palestinesi che massacravano, sgozzavano, decapitavano e bruciavano gli ebrei durante il pogrom del 7 ottobre.

Erano felici di uccidere gli ebrei.

Erano felici mentre sparavano in faccia ai genitori dei bambini che poi avrebbero assassinato.

Erano felici mentre rompevano le ossa a una ragazza per farla stare sul cassone del pick-up.

Erano felici quando la offrivano alla folla, a sua volta felice di bastonare e riempire di sputi quel cadavere.

Erano felici mentre tenevano sotto tiro un padre pieno del sangue della figlia appena assassinata.

Erano felici mentre puntavano i fucili contro il fratellino e la sorellina di quella ragazza uccisa, la loro sorella. Erano felici mentre quei due bambini terrorizzati si stringevano al padre disperato, ricoperto del sangue della figlia.

Erano felici mentre bevevano bibite e ruttavano nelle stanze piene di sangue delle famiglie sterminate.

Ma la felicità di quei macellai non era lo spettacolo più osceno.

Lo spettacolo più osceno era il mondo indifferente davanti allo spettacolo di quella felicità.

Lo spettacolo più osceno era il mondo diviso in due davanti a quella felicità: metà disposto a comprenderla, metà disposto a dimenticarla.”

Questo articolo di Iuri Maria Prado, estremamente e volutamente violento, con l’uso di parole come “felicità” e “spettacolo” in un contesto di orrore, grida disperate, morte e aberrazione disumana, nell’immediato mi ha inorridito, bloccandomi.

Successivamente, ho provato a immedesimarmi, a riflettere, a pensare, cercando di leggere tra quelle righe e scoprendo, nel paradosso del suo concetto di felicità, un’immensa disperazione, una rabbia incontenibile, accompagnata da un’insopportabile e devastante lacerazione identitaria.

Tutto questo non può passare inosservato.

L’antisemitismo dilaga in Italia

Nell’ultimo rapporto annuale sull’antisemitismo in Italia, link in descrizione, edito dalla fondazione CDEC (Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea), nel quale vengono analizzati i dati raccolti nel corso del 2025, si evidenzia un quadro particolarmente allarmante.

In particolare, le manifestazioni di odio antiebraico in Italia continuano a crescere e, anche in termini qualitativi, la situazione è nettamente peggiorata negli ultimi anni.

Nel rapporto si afferma che nel 2025 in Italia si sono registrati 963 episodi di antisemitismo, a fronte di 1.492 segnalazioni ricevute. Questo dato rappresenta una crescita di circa il 10% rispetto al 2024, del 100% rispetto al 2023 e di ben il 400% rispetto al 2022.

Si tratta, dunque, di un trend in continua e drammatica crescita.

Nel corso del 2025, la matrice principale delle manifestazioni di odio è stata legata a Israele.

Antichi pregiudizi — come l’accusa del sangue, il mito dell’elezione e l’odio verso il genere umano — sono stati trasferiti sul sionismo e sullo Stato di Israele.

Sebbene le diffamazioni rappresentino la maggior parte degli episodi, seguite dalle minacce, gli incrementi maggiori rispetto al 2024 hanno riguardato le discriminazioni (+100%) e le aggressioni fisiche (+225%).

Le manifestazioni di palese antisemitismo online rappresentano oltre il 66% dei casi.

Si tratta, cioè, di un impiego sempre più diffuso dei cosiddetti “dog whistle”, ovvero di un linguaggio in codice o allusivo, tipico della subcultura digitale, utilizzato per mascherare i discorsi d’odio contro gli ebrei e renderli socialmente accettabili. Stiamo parlando, ad esempio, di emoji di animali, come il gufo o il polpo, di numeri come 109 e 14/88, delle triple parentesi “(((cognome)))” oppure del triangolo rosso utilizzato da Hamas per marchiare i propri bersagli: tutti messaggi comprensibili solo all’interno di determinati sottoboschi estremisti.

I mesi estivi, e in particolare giugno e luglio, hanno mostrato picchi particolarmente elevati, coincisi con la missione della Global Sumud Flotilla.

Anche le Olimpiadi di Milano-Cortina, all’inizio del 2026, hanno evidenziato vari episodi di antisemitismo.

In termini geografici, gli episodi di antisemitismo fisico si sono prevalentemente concentrati in Lombardia e Lazio, seguiti da Toscana, Emilia-Romagna, Piemonte e Veneto.

In tale contesto, si vanno restringendo in maniera allarmante gli spazi sociali in cui oggi, in Italia, essere ebrei viene ritenuto normale e accettabile, secondo quanto garantito dalla Costituzione. Dalla lettura della relazione dell’Osservatorio Antisemitismo emerge in maniera evidente la difficoltà di manifestare liberamente la propria identità in diversi ambienti, quali, ad esempio, università, mezzi pubblici, ospedali, eventi sportivi, ristoranti e alberghi. Andare in giro con la kippah, parlare pubblicamente in ebraico, indossare una catenina con la Stella di David o avere un cognome ebraico può condurre a episodi di marginalizzazione, alla privazione di determinati servizi e, talvolta, anche ad aggressioni fisiche.

Il dato più inquietante, sempre secondo la CDEC, appare rappresentato dal seguente elemento: il 14% degli italiani concorda con l’ipotesi di espellere gli ebrei dall’Italia.

Rapporto Antisemitismo 2025 – CDEC

L’antisemitismo cresce in tutta Europa – il caso britannico

In Gran Bretagna, e in particolare in Inghilterra, il fenomeno dell’antisemitismo appare oltremodo dilagante.

L’organizzazione benefica britannica Community Security Trust (CST), che si propone di “proteggere gli ebrei britannici dal terrorismo e dall’antisemitismo”, ha registrato 3.700 episodi di odio antisemita nel corso del 2025, con un aumento del 4% rispetto ai 3.556 incidenti registrati nel 2024.

Ricordiamo che il 30 aprile u.s. la Gran Bretagna ha deciso di innalzare il livello di allerta terrorismo nazionale da “sostanziale” a “grave”, il giorno successivo all’attacco antisemita avvenuto a Londra, nel quartiere di Golders Green.

In tale contesto, il 5 maggio il Primo Ministro laburista Keir Starmer ha convocato una riunione a Downing Street con la polizia e numerosi funzionari per affrontare la “crisi” rappresentata dall’aumento dell’antisemitismo nel Regno Unito.

Starmer, successivamente, ha voluto dichiarare pubblicamente che:

“La comunità ebraica britannica aveva subito l’ennesimo vile attacco terroristico”, sottolineando che “Le persone hanno paura: paura di mostrare chi sono nella loro comunità, paura di andare in sinagoga e praticare la loro religione, paura di andare all’università da ebrei, di mandare i propri figli a scuola da ebrei, di dire ai colleghi di essere ebrei, persino di usare il nostro Servizio Sanitario Nazionale. Nessuno dovrebbe vivere in questo modo in Gran Bretagna, eppure gli ebrei lo fanno”, ha continuato.

“L’antisemitismo è un odio antichissimo. La storia dimostra che le sue radici sono profonde e che, se ci si volta dall’altra parte, ricresce. Eppure, troppe persone in questo Paese lo minimizzano. Il Paese deve affrontare le forze che alimentano questo odio fin dall’inizio”.

Conclusione

La felicità è una decisione d’amore che nasce all’interno di ognuno di noi, trovando forza ed equilibrio, per poi espandersi all’esterno, riuscendo a creare e costruire una sensazione di benessere capace di generare connessioni e incontri.

Stefano Silvio Dragani già generale di Brigata dell’Arma dei Carabinieri. Laureato in Scienze Politiche e in Scienze della Sicurezza, ha ottenuto anche un master di II livello in Studi Africani. Dopo incarichi operativi in Italia, ha svolto missioni internazionali in Albania, Kosovo, Ghana, Somalia, Ruanda e Belgio, lavorando come esperto di sicurezza e stabilizzazione in aree di crisi, anche per conto dell’Unione Europea. Ha tenuto docenze e seminari in Italia e all’estero – dall’Università di Padova alla Scuola Ufficiali dei Carabinieri, fino ai congressi ONU sul terrorismo globale – ed è stato special advisor sia del Ministro della Sicurezza della Somalia che delle forze di polizia di Rwanda e Uganda.

È autore di quattro saggi pubblicati da Fawkes Editions, casa editrice romana: “Frammenti di vita”(2022), dedicato alla sua lunga esperienza africana; “La Cavalleria: uno stile di vita” (2023), un affresco storico-militare; “Conflitti e parole”(2024), centrato sui rapporti tra Africa e grandi potenze; e “Un altro mondo” (2025), un’analisi attuale delle crisi in Medio Oriente e Ucraina. Ha vissuto sedici anni in Friuli Venezia Giulia, cinque dei quali a Sistiana, alle porte di Trieste, città a cui è profondamente legato. La sua visione internazionale si coniuga con una forte consapevolezza del ruolo strategico dell’Italia e del nostro territorio nel contesto geopolitico globale.

Articolo di Stefano Silvio Dragani

Ultime notizie

Dello stesso autore